LA POESIA RELIGIOSA
/ 7:
LE
PAROLE 'ALTRE' DELLA POESIA
Dire
testo poetico è dire una catena di metafore
(G. Bàrberi Squarotti), o di parole altre,
che ne costituiscono la caratteristica fondamentale.
La metafora infatti, attraverso laccostamento di termini
normalmente incompatibili (per esempio falce doro
per significare la luna), non solo dà luogo
ad una sostituzione di termini, ma produce altresì, come
è proprio della lingua poetica, una parola altra,
un senso nuovo, che consente lacquisizione immediata, tanto
più sorprendente quanto più inattesa, di aspetti
della realtà che «lo spettacolo del mondo non produce
ordinariamente» (J. Cohen).
Come si vede, non si tratta solo di una operazione puramente
linguistica, piuttosto di un
procedimento di tipo conoscitivo, che
chiede anche un certo prezzo alla lingua, una sorta di metamorfosi
della parola o, più suggestivamente, una vera morte
e risurrezione di essa, nellatto in cui rompe il
legame con il suo oggetto originale di riferimento (falce
= attrezzo dalla lama arcuata) per assumere un nuovo significato
(luna).
Il fenomeno è tanto più avvertibile in un testo
poetico-religioso, dove la parola, accostandosi al Mistero, deve
rinunciare a se stessa ed accettare la propria morte
per risorgere come parola viva.
Ciò può indurre giustamente a pensare che tutta
la lingua della poesia religiosa nel suo insieme costituisca
una grande metafora per dire Dio e il
suo mistero. Per una verifica, tuttavia, ci riferiremo ad una
metafora locale, circoscritta alla figura della Vergine.
Maria Stella
del mare
È il titolo con cui
la Vergine viene acclamata nel più popolare inno mariano,
attribuito a Venanzio Fortunato (VII sec.) e certamente anteriore
al Mille:
Ave, stella del mare
alma madre di Dio
e sempre-vergine,
beata porta del cielo.
La metafora Maria Stella
del mare ricorre ripetutamente nella poesia celebrativa
della Madonna.
- Petrarca:
Vergine chiara e stabile
in
eterno
di questo tempestoso mare
stella
- Tasso:
Ecco fra le tempeste
e i fieri
venti
di questo grande e spazioso
mare,
o santa Stella, il tuo splendor
mha scorto
- Manzoni:
Salve ...
o Rosa, o Stella ai periglianti
scampo
- E a noi più vicino Giorgio Caproni (morto nel 1990) con una composizione
dalla forma rotta, spezzata, esclamativa, che rispecchia
lanimo sconvolto, dal titolo Alla Foce, la sera (Frammento
su un ricordo dinfanzia):
La vedevo alta sul
mare
Altissima.
Bella.
Allinfinito bella
più dogni altra stella.
Bianchissima, mi perforava
locchio:
la mente.
Viva.
Più viva della viva punta
acciaiata dun ago.
Ne ignoravo il nome.
Il mare
mi suggeriva Maria.
Era ormai la mia
sola stella.
Nel vago
della notte, io disperso
mi sorprendevo a pregare.
Era la stella del mare.
Lintera composizione
è orientata alla metafora, che si va costruendo nello
spazio contenuto fra il verso di apertura e quello di chiusura:
La vedevo alta sul
mare
Era la stella del mare
Il farsi della metafora Stella
del mare è segnato anche dalla singolare disposizione
grafica praticata dal poeta sui materiali del testo, dai tagli
che ne rendono rotto e spezzato landamento
e che, anziché confondere il messaggio, consentono
alle parole di animarsi.
Ad apparire è subito questa figura indicata
con un serie di aggettivi pittorici:
alta, altissima, bianchissima, viva;
annunciata dai suoni che si rincorrono in bella (in posizione
di tutto rilievo), e ancora bella, che segue (allinfinito
bella) e che anticipa limmediata prima menzione di stella,
sia pure soltanto come termine di confronto:
Allinfinito
bella
più dogni altra stella.
Dunque la figura
indicata, annunciata, anticipata è essa stessa una stella,
anzi la stella, il cui nome tuttavia ancora sfugge
al poeta, che lamenta:
Ne ignoravo il nome.
Per aggiungere subito:
Il mare
mi suggeriva Maria.
Lomofonia mare-Maria
dà compimento così alla metafora: la stella ora
ha un nome: Maria, che diventa la Stella del mare. Dinanzi ad
essa il poeta dichiara, quasi incredulo:
mi sorprendevo a pregare.
Era la stella del mare.
Incredulo e sorpreso, perché
non si prega una stella.
Ma la stella del mare ha ceduto, morendo, il suo
significato di corpo celeste luminoso, segnale di
orientamento al naufrago, per risorgere e identificarsi con Maria,
fatta segnale dapprodo agli evi (Turoldo),
salvezza per il disperso nel vago della notte (Caproni),
o nel tempestoso mare della vita (Petrarca).
Germano Proverbio SDB
IMMAGINI:
Immaginette
prevenienti dal CENTRO SALESIANO DOCUMENTAZIONE MARIANA di TORINO-VALDOCCO
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2004-3
VISITA Nr. 