LA POESIA RELIGIOSA
/ 6:
LE PAROLE "NUOVE"
DELLA POESIA
Alla
lingua poetica viene unanimemente riconosciuto il potere di rinnovare
le parole, riscattando-
le dallusura del quotidiano. R. Jakobson, nel saggio Che
cosè la poesia? parla di capacità della lingua
poetica a liberare le parole dagli automatismi delluso
strumentale, che le impoverisce e ne mortifica le possibilità
espressive.
l Il discorso richiama
quasi inevitabilmente un testo che celebra questo aspetto della
poesia dandone, insieme, una prova singolarissima: La pioggia
nel pineto di Gabriele DAnnunzio:
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie lontane.
Parole più nuove queste
della lirica dannunziana, che riproducono «le voci del
bosco sotto la poggia» (L. Russo), ma nuove sono sempre
le parole della poesia, grazie allarte compositiva del
poeta, che fa ricorso ai più sperimentati espedienti tecnici,
quali giuochi di suoni in allitterazioni e rime, disposizione
dei termini linguistici costretti entro le misure del ritmo e
della sillabazione, usi traslati delle parole o cambiamenti di
senso.
Tra questi spicca un fenomeno tutto proprio della poesia, la
ripetizione: mentre in un testo non poetico o non curato sotto
laspetto artistico essa risulta fastidiosamente ridondante,
in un testo poetico «il raddoppio della parola non significa
il raddoppio del concetto, ma un altro concetto nuovo»
(J. M. Lotman): è parola nuova.
Lotman riporta, a proposito, alcuni versi russi, che resi in
italiano conservano leffetto del testo originale:
Voi sentite: rulla
il tamburo
soldato dille addio, dille addio...
Dove la ripetizione (dille
addio, dille addio) non significa linvito a salutare due
volte: soldato, salutala, salutala unaltra volta, ma piuttosto:
soldato, affrettati a salutarla, il plotone già si muove;
oppure: soldato, salutala per sempre, tu non la vedrai mai più;
od anche: soldato, salutala, lei che è il tuo unico
amore.
O figlio,
figlio, figlio
l È il grido che
risuona drammatico nel Pianto de la Madonna di Jacopone da Todi:
O figlio,
figlio, figlio
figlio, amoroso giglio,
figlio, chi dà consiglio
al cor mio angustiato?
...
Figlio bianco e vermiglio
figlio senza simiglio
figlio, a chi mappiglio?
figlio, pur mhai lassato!
Quali significati possono assumere
le venticinque occorrenze, nellintera lauda, della «parola
più umanamente affettuosa» (F. Flora), che ritorna
emotivamente per leffetto delle ripetizioni fonologiche:
giglio, consiglio, vermiglio, simiglio, mappiglio? Ogni
risposta, penso, potrebbe apparire povera e riduttiva; e tuttavia
vogliamo tentarne alcune.
Maria, con la struggente invocazione al Figlio, vuole gridare
alla folla che Gesù spogliato, martoriato, messo in croce...
è carne della sua carne, sangue del suo sangue,
unico frutto del suo grembo, il Figlio di Dio
fattosi suo vero figlio... E al Figlio vuole gridare che
per lei ora si rinnova drammaticamente il suo primo e unico parto:
Sola fra
le donne, o figlio,
ti ho dato alla luce
senza dolore;
ma ora soffro
doglie insopportabili
come di partoriente.
(Liturgia orientale
della settimana santa, sec, VII)
Ma ora alla Madre, impotente,
non resta che stringere al proprio seno il Figlio per farsi con
Lui una sola cosa:
trovarse
abbraccecate
mate e figlio a un cruciato.
l Licona della Madre
abbracciata al Figlio senza vita riporta alla Pietà cui
Michelangelo «lavorava ancora pochi giorni prima di morire»
(G. C. Argan): lincompiutezza dellopera non consente
di separare il corpo della Madre dal corpo del Figlio, che si
confondono in un unico contorno, quasi voglia la Madre riprendere
nuovamente il Figlio nel suo grembo, per ridarlo alla vita.
Immagine dogni madre, cui la morte ha strappato la sua
creatura e che G. Bernanos così ci presenta: «...
vicino al suo bambino morto, offre a Dio il gemito della sua
rassegnata sofferenza, e la voce che ha gettato il sole nello
spazio come una mano sparge il grano, la voce che fa tremare
i monti, le mormora dolcemente: Perdonami, un giorno saprai,
capirai, e mi ringrazierai: ora aspetto da te il perdono, perdonami».
La voce che chiede perdono è quella del Dio che sè
fatto Figlio di tutte le madri e fratello di tutti per condividere
delle madri e dei fratelli le esperienze più atroci, fino
alla morte.
Germano Proverbio
IMMAGINE:
Willem Key: Deposizine dalla
Croce , Alte Pinakothek, Monaco
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2004-2
VISITA Nr. 