LA POESIA RELIGIOSA
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POESIA
E PREGHIERA
Latto
della preghiera è per certo uno dei momenti più
forti dellesperienza religiosa: è luomo che
incontra il suo Dio, la creatura che si accosta al suo Creatore,
il tempo che si affaccia sulleterno, non senza il timore
che si avveri la parola della Scrittura «nessun uomo può
vedermi e restare vivo» (Es 33,20).
Poiché la poesia possiede gli strumenti linguistici (lessicali,
grammaticali, ritmici...) capaci di ricreare le situazioni-limite
della realtà religiosa, è da essa che ci possiamo
attendere le attestazioni più penetrate dagli aspetti
propri del mistero cui ci accostiamo pregando. Ne fanno fede
i testi poetici dei grandi mistici, che nella poesia hanno sovente
raggiunto i momenti più alti del loro rapporto con Dio.
Sempre, in ogni caso, nella poesia-preghiera prevale, anche negli
aspetti formali, la coscienza che lorante avverte della
distanza che lo separa dal mistero e, insieme, il senso della
assoluta gratuità con cui il mistero si apre a chi vi
si accosta.
Tale è anche quanto appare nei testi poetici dedicati
alla Vergine, celebrata come segno di unintegrità
perduta ed anche di unumanità nuova attesa e sperata.
Ci fermiamo su due di essi, lontani nel tempo e nati in culture
assai diverse e non confrontabili, se non nel bisogno delluomo
di contemplare una creatura cui vorrebbe assomigliare, con la
nostalgia e il rimpianto di un bene perduto.
La preghiera
del Petrarca
l Vergine
bella è lavvio della preghiera del Petrarca, in
cui ogni strofa riprende il titolo Vergine che apre la canzone:
Vergine saggia
Vergine pura
Vergine santa
Vergine sola al mondo
senza exempio
Vergine dolce e pia
Allinsistita
ripresa dellinvocazione Vergine si accompagnano ogni volta
nuovi attributi: saggia, pura, santa, sola... senza exempio,
dolce e pia. Essi accentuano il crescendo della sequenza, già
peraltro manifesto nel ripetersi della evocazione Vergine, che
in ogni ritorno riveste un valore nuovo rispetto alle menzioni
precedenti, quasi a rimarcare maggiormente leccezionalità
della creatura invocata, la Vergine.
Il punto più alto di questa singolare progressione è
raggiunto nellultima strofa:
Vergine chiara et
stabile
in eterno
di questo tempestoso mare
stella
pon mente in che terribile
procella
i mi ritrovo sol,
senza governo.
Dove chiara,
nel senso di luminosa, anticipa lattribuzione di stella,
mentre stabile in eterno prepara, per contrasto, la terribile
procella, in cui lorante si sente travolto solo
e instabile (senza governo). Il poeta denuncia così
la sua distanza dalla Vergine e, insieme, ricorre
al suo aiuto (pon mente...), appellandosi al suo essere
luce (chiara... stella) e al suo essere sicurezza(stabile
in eterno), e, in modo inatteso, al frutto del suo grembo
verginale (verginal chiostro), il Salvatore:
ricordati
che fece il peccar nostro
prender Dio, per scamparne,
humana carne
al tuo verginal chiostro.
La sequenza
trova ora il suo compimento: vi mancava infatti unattribuzione
dovuta alla Vergine, il suo essere Madre, Vergine Madre, che
ricorre in chiusura del testo, con un richiamo, marcato dalla
sua stessa collocazione, al verginal chiostro, in cui laggettivo
verginal riprende e conclude la celebrazione del titolo Vergine
che ritorna nellintera canzone, mentre chiostro riporta,
per la rima, al peccar nostro, a riproporre nuovamente il motivo
della diversità che intercorre fra chi prega
e la Vergine, cui si rivolge il poeta.
La preghiera
di David Maria Turoldo
l Più
dichiarato in David Turoldo questo sentirsi diverso
dinanzi alla Vergine, invocata nella preghiera, di cui riportiamo
la parte finale:
O Vergine,
integra essenza della nostra
turbata immagine,
segnale dapprodo agli evi,
alle strade di tutta la terra;
Madre,
pietà per la torbida gioia mia
di sentirmi diverso,
per la condizione
non voluta desserti sfondo,
muraglia dombra
al tuo chiarore
e al sole di tuo Figlio.
...
Laverti Egli abitata
ti ha dato una sola direzione;
mentre se il nostro sangue
è capace dimboccare la strada
duna casta concupiscenza
pur allora, forse, tutto
può essere perduto.
Vergine, o armonia libera,
semplicità
agognata e impossibile.
È facile
cogliere gli elementi che danno rilievo al contrasto sofferto
dal poeta orante: della Vergine è lintegrità
(integra essenza), delluomo il turbamento per
limmagine (di Dio?) che egli ha turbato (turbata immagine);
a Lei luomo, che per voce del poeta invoca come Madre,
chiede pietà per sentirsi diverso e, paradossalmente,
per la torbida gioia di sentirsi tale; pietà di esserle
sfondo, muraglia dombra, che contrasta con il suo
chiarore, con il sole del Figlio che lha abitata.
Egli alla Madre ha dato una sola direzione, mentre per luomo,
che ne è privo, anche quando gli riesce di imboccare la
strada di una casta concupiscenza, ancora tutto può essere
perduto.
Alluomo, smarrito, non resta che contemplare la libera
armonia della Vergine, e di goderne, mentre il suo essere
libero non gli assicura né ordine né gioia; non
resta che aspirare alla sua semplicità, con la sofferta
certezza che gli è impossibile ottenerla.
Eppure Turoldo poeta qualcosa della semplicità agognata
ha raggiunto, della semplicità che egli riconosceva alla
Vergine, quando, in una parte della preghiera che precede quella
riferita, dice di essa:
Di fuori per te la
pietra
era pietra, lalbero albero,
la voce dellusignolo era
come acqua chiara.
La semplicità
della Vergine è il dono di inverare le cose (la pietra,
lalbero, la voce dellusignolo...), di prendere la
giusta misura dinanzi ad esse, per rifarle e per restituirle
alla loro originale bontà. Dono che ritrovi anche nella
poesia di Turoldo, dove le mani che accarezzano il volto sono
le più tenere che si possano sentire, il sapore di una
pesca è tutto nuovo, lora estiva dellalba,
il sole, la sera, la luce, gli occhi di bimbi, le stelle, li
riscopri per la prima volta, come la gioia che provi quando ti
troverai a sera con gli amici.
Così la poesia, che come preghiera è incontro della
finitezza delluomo con linfinità del mistero
(confessio vitæ), può farsi sempre celebrazione
delluniverso creato (confessio laudis), che Dio stesso
«vide essere cosa buona» (Gen 1,12.18.21. 25.31).
Germano Proverbio SDB
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-1
VISITA Nr. 