MARIA NELLA MUSICA:
MARIA,
INCONTRO D'AMORE
La
profezia della Vergine: tutte le generazioni mi chiameranno beata
(Lc 1,48) ha avuto una puntuale verifica nellespressione
artistica forse più umana, la musica. Vi sono pagine poetiche
e di prosa di bellezza certo irraggiungibile, ma poesia e prosa
sono sempre, in qualche modo, mute. La musica ha voce,
e attraverso la sua immediata percepibilità da parte del
senso consente un accostamento maggiore al mistero.
Vergine
degli angeli e del perdono
È impossibile non avvertire
una viva sensazione di superiore bellezza, quasi tangibile, ascoltando
il coro dei frati e la voce di una penitente rivolgersi alla
Madonna attraverso la modestia di una strofetta che ben si adatterebbe
ad un racconto per bambini:
la
vergine degli angeli
vi copra del suo manto,
e voi protegga vigile
di Dio langelo santo.
Certo, i versi sembrano di
una favoletta; beati noi, qualora sapessimo accoglierli con la
stessa gioia di un fanciullo. Vorrebbe dire che la vita non è
ancora riuscita a corromperci, e che nostro è il regno
di Dio (Marco 10,13-16). La melodia e il canto innalzano queste
quattro righe al cielo dellarte, della bellezza, dellimmortalità.
Il genio di Giuseppe Verdi compie questo prodigio attraverso
lo spartito della Forza del destino, rappresentata la prima volta
al Teatro Imperiale di Pietroburgo il 10 novembre 1862. In questopera
la presenza della Vergine è elemento di cornice soltanto
in apparenza. È la Vergine, infatti, che riesce ad opporsi
alla forza inarrestabile di un destino avverso che disgiunge
per tutta la vita terrena due anime nate per amarsi: Alvaro e
Leonora. Indicativo è il rivolgersi, puntuale, di Leonora
alla Vergine in ogni momento decisivo della tragedia. Ad esempio,
allorché ella chiede al padre guardiano di accoglierla
come eremita in una grotta nei pressi del convento, ritorna per
due volte linvocazione alla Vergine. Il culmine melodico
è qui raggiunto nellaria
Madre,
pietosa vergine,
perdona al mio peccato,
nella quale, con unappassionata
e struggente tinta orchestrale e vocale, la protagonista invoca
la benevolenza della Madre. Mentre ritorna, come funesto avvertimento
in ogni attimo di schiarita, il tema musicale del destino implacabile,
la presenza discreta e materna della Vergine rassicura linfelice
Leonora, che oltretutto si autoaccusa del peccato che non ha
affatto commesso. Qualche momento dopo si rivolge ancora alla
Vergine, nel timore che il frate non la voglia accogliere: la
frase Vergin, massisti, ripetuta tre volte, esprime con
ineguagliabile chiarezza la fiducia riposta nella potenza dellintercessione
della Vergine. Su queste note la voce si libra con delicatezza
e gravità alternate, a tradurre il senso di colpevolezza
che soffoca e la fiducia nella Madre che assicura il perdono.
Questo eccelso capolavoro verdiano, senza la traccia del quale,
come è stato riconosciuto da eminenti musicologi, non
si sarebbero avuti altri grandi spartiti sia lirici che sinfonici,
costituisce come un punto di arrivo nel percorso musicale mariano.
Occorre però considerare la presenza di Maria nelluniverso
musicale storico, in riferimento a tutta lEuropa. Nel mondo
tutto, però, non mancano, sia pure episodicamente, tracce
musicali relative a Maria.
Lo sviluppo
dellOpera lirica
Lopera è una forma
di spettacolo che coinvolge musica e canto. Poiché si
avvale di scenografie e, spesso, di coreografie, costituisce
fin dallinizio una delle manifestazioni artistiche più
complesse e costose, alla cui riuscita devono concorrere molti
fattori. Nata in Italia agli inizi del 1600, e precisamente a
Firenze, dove, con le rappresentazioni della Dafne, di cui quasi
nulla è rimasto, e poi dellEuridice, si mettono
in pratica le teorie di un gruppo di umanisti noto come la Camerata
fiorentina o Camerata de Bardi, si sviluppa subito
in altre città: a Mantova (dove nel 1607 viene allestito
un capolavoro, lOrfeo di Monteverdi), a Venezia, a Napoli
e a Roma. DallItalia emigra in Francia e nel resto dellEuropa,
dove, per oltre tre secoli, diventa una delle forme di spettacolo
più amate e frequentate. Se lopera barocca e quella
settecentesca producono numerosi capolavori, lapogeo del
melodramma lo si ha soprattutto nel XIX secolo. Col Novecento,
invece, inizia il lento declino, quando la lirica esaurisce la
sua funzione di espressione di una società. Naturalmente
non mancano opere di altissimo valore: Turandot di Puccini, Pelléas
di Debussy, Wozzeck di Berg e le opere di Stravinskij e di Britten,
ma costituiscono un avvenimento sempre più raro e soprattutto
non raggiungono la popolarità del melodramma ottocentesco.
Tesori da
scoprire
Dellimmenso lavoro prodotto
in quattro secoli di vita, delle migliaia e migliaia di spartiti
seppelliti nelle biblioteche dei conservatori, il repertorio
operistico ancora in vita non supera i trecento titoli, e le
opere veramente popolari e puntualmente prodotte non superano
il centinaio. Per fortuna lavvento della discografia, sempre
più perfezionata in questi ultimi anni, ha permesso la
conoscenza e il ricupero di opere non più rappresentate
per oblio o difficoltà di realizzazione. Stando ai più
accreditati studi in merito, il numero complessivo delle opere
conosciute è di 1100; ma soltanto tre centinaia, come
detto, sono quelle delle quali è più o meno frequente
una produzione teatrale.
Essendo quindi molto vasto il campo dindagine, è
opportuno scegliere autore per autore, sia dei più importanti
che dei minori, per comprendere quanto abbia inciso, anche in
questa particolare area, la figura di Maria. Parallelamente,
anche i canti popolari mariani, corali o per voci sole, andrebbero
presi in seria considerazione, sia dal punto di vista formale
che contenutistico. Non di rado questi canti assurgono a livelli
artistici di buon rilievo, e consentono di introdursi nel mondo
spesso trascurato del sentimento mariano popolare. In ogni caso,
la figura di Maria emerge, nel melodramma o nel canto popolare,
come rispondente a bisogni individuali o sociali, come punto
di riferimento di sincera pietà e di sicura protezione,
come espressione di vera esperienza religiosa. Maria, comunque,
è costante motivo ispiratore dei musicisti. Questi, per
quanto talora possa sembrare superficiale o lontano o addirittura
assente il loro interesse per Maria, riescono a percepire sempre
con straordinaria sensibilità il valore sovrumano e metastorico
della maternità e al tempo stesso della verginità.
E sanno trasmettere tale valore, eternamente fecondo, mediante
note, strumenti e voci. Destinatari sono i cuori e le culture
di tutti i tempi, che possono così avvertire un raggio,
sia pure infinitesimale, del suon dellarpe angeliche (Donizetti,
Poliuto, atto III) che si celebra in eterno nel Regno.
Franco Careglio OFM
IMMAGINE:
Alessandro Tiarini, Natività
di Maria, Basilica dei Servi di Maria, Bologna
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2004-2
VISITA Nr. 