MARIA
NELLA MUSICA:
LA MADRE DELLA PIETA'
Tra i poeti minori dellOttocento
potrebbe a buon diritto figurare il nome di Alfonso M. Consoli Marengo (Costantinopoli 1829 - Padova 1879),
frate minore conventuale, alla cui morte i confratelli
trovarono,
nella modesta camera di francescano, una grande quantità
di poesie, composte nelle ore notturne.
Questo frate, infatti, come
riportano le cronache di quegli anni, fu religioso di molta
pietà, esemplare nellesecuzione de propri
uffici, in ispecie di quello di confessore. Raccolte in
un volume, le sue rime furono pubblicate da uneditrice
locale, e poi, ovviamente, dimenticate.
Eppure, rileggendo quei versi,
va riconosciuto come il nome del padre Consoli Marengo potrebbe
stare accanto a quello di un Fusinato, di un Tommaseo o di uno
Zanella.
Il colore sempre religioso dei suoi componimenti nuoce ad una
visione più libera, più laica, si direbbe
oggi, della vicenda umana, cosa che non fu estranea neppure allintegerrimo
sacerdote Giacomo Zanella; daltra parte il Consoli Marengo,
francescano conventuale, vissuto nei conventi di Bologna, Roma,
Perugia e Padova, non poteva non esprimersi in un linguaggio
il cui suono era quello non soltanto della religione, ma molto
più della fede. Come era tradizione nel suo Ordine, e
come lo è tuttora, fu devotissimo allImmacolata.
A lode di Maria scrisse i suoi versi più vivi e appassionati:
O Madre, o
dolce Madre,
a te il mio canto,
a te il pensier,
lanelito del core,
le mie poche allegrezze,
ed il mio pianto.
E tu dammi, o Maria,
che in te rapita
lalma nesulti
di più ardente amore
finché nel Nome tuo
chiuda la vita.
Scrisse pure, durante il periodo
bolognese, un inno per musica per la celebrazione della Vergine
di San Luca:
Vieni, o Madre,
e sorridi ai tuoi figli
lineffabil sorriso damor!
Vieni, o Madre
de santi consigli
a placare le ansie dei cor!
Ave, o bella
purissima stella Genitrice
alleterno Signor.
Aveva pure, questo frate, una
particolare venerazione per il dono della vita, che nei suoi
versi viene celebrata e
ammirata
specialmente nella sua prima parte: la giovinezza. Non è
così frequente, considerata lepoca e la cultura
fratesca portata ad esaltare più la bella virtù
(la castità) che il sacramento del matrimonio, che un
frate di quel tempo sorrida e celebri le nozze più che
la professione religiosa. Ecco i suoi versi, pieni di gioia e
di dolcezza, per un giorno di nozze:
Arcano ed ineffabile
è il sogno della vita
che si dipinge al roseo
mattino delletà,
svelando una romita
immagin di beltà.
Un altro aspetto della spiritualità
di questo religioso fu il costante impegno per lunità
del popolo cristiano. Proveniente da cultura greca, sentiva fortemente
il divario tra Oriente e Occidente, come emerge dai suoi scritti
teologici, e vedeva in Maria, venerata da entrambi, il migliore
tramite di unione. Nei suoi versi, sovente, la invoca come Madre
della Pietà, che soffre e implora per la dolorosa
divisione dei suoi figli.
E infatti, come può
una madre non soffrire per tale motivo? Come può una madre
non intervenire con la preghiera, la sofferenza, la pietà,
per favorire la concordia tra quel popolo che più di ogni
altro deve essere santo perché Egli il suo
Signore è santo (cf Levitico 20,26).
Maria interviene, conforta
e aiuta prima ancora che la si invochi; ma la preghiera fiduciosa
e filiale sarà di immenso conforto ai figli che Ella ama,
e ai quali chiede solo il miracolo di lasciarsi amare da
Dio (D. M. Turoldo).
Madre di
tutti i credenti
Nel terzo atto degli Ugonotti
di Giacomo Meyerbeer, opera alla quale si è fatto cenno
la scorsa puntata, vi è una solenne e corale preghiera
alla Vergine. È innalzata, è vero, nel contesto
di un matrimonio cattolico, ma è impossibile non avvertire
in quel canto e in quella melodia un vibrante senso di devozione
e, ancor più, di sicurezza nella protezione
della
Vergine.
Nel lento svolgersi della tragica
vicenda, che mostra quanto lodio possa travolgere lanimo
umano, questo coro di giovinette che pregano la Vergine costituisce
un momento di pace e luce. Le potenti famiglie cattoliche dei
Nevers e dei Saint-Bris inneggiano alla guerra, che si risolverà
poi nella strage dei protestanti.
La preghiera
alla Madonna sembra proprio riscattare, almeno per un momento,
la cappa di odio che grava su tutta questa truce pagina di storia,
che il compositore tedesco traduce in armonia bella, delicata,
ma nulla di più. Una maggiore sensibilità spirituale
avrebbe giovato allelaborazione di questo spartito tanto
complesso, che mescola affetti personali, intolleranza religiosa,
ambizioni e scontri politici.
La grande quantità dei
personaggi non giova certo allimmediatezza della vicenda.
Arie, passaggi dinsieme, ballabili, brindisi, macchinosi
concertati dimostrano chiaramente che né ragioni drammatiche
né, tanto meno, religiose, costituiscano i punti di interesse
di Meyerbeer.
I tre corali (soldati, oranti,
cattolici) trovano una simmetria nel finale, dove una seconda
orchestra amplia i mezzi strumentali a proporzioni monumentali.
Questa grandiosità fine a se stessa contribuì alleclissi
del teatro di Meyerbeer. La sua produzione, tuttavia, restò
ancora in auge fin verso la metà del secolo scorso, almeno
presso larea intellettuale.
Ben se ne accorse Luigi Pirandello, che in una delle sue Novelle per un
anno riporta ripetutamente parecchi versi degli Ugonotti. In
Leonora, addio tipico quadro pirandelliano dellirrimediabile
solitudine umana una moglie infelice, tormentata da un
marito violento e geloso fino al parossismo, trova lunico
conforto nellimmaginarsi il teatro e il melodramma. Prigioniera
nella sua casa, canta le melodie degli Ugonotti dalla prima allultima
nota. E muore, sola, con lunica compagnia di due fanciulle
spaurite e del canto. Oggi le sanguinose sventure dei personaggi
di Meyerbeer non appartengono più al pubblico. Resta,
ammonitore e rasserenante, il canto alla Vergine:
Ave! Votre
voix prie, Marie,
pour les pécheurs, ave!
Reine de grace,
pour vous sefface
jusqà la trace de nos doleurs.
La versione
ritmica italiana non migliora il testo:
Vergin del
cielo,
mistica rosa, ver noi pietosa
ti mostra ognor.
Chi ver te innalza
prece fidente mai non risente
pena o dolor.
Questo squarcio di luce, in
un orizzonte in cui i personaggi imprecano, minacciano, maledicono
e uccidono, sembra proprio ricondurre tutto alla sua giusta e
vera misura. Non la violenza, ma lamore tutto rimedia e
costruisce.
La misericordia, intesa nel suo originario significato, cioè
come profondo amore materno, trova la sua manifestazione più
compiuta in Maria, Madre di tutti, Madre dei giusti e dei peccatori,
Madre anche di quanti, come quegli antichi cattolici e protestanti,
stravolgono il senso vero della fede.
Non accada anche a noi, oggi,
in maniera ovviamente diversa, di fare come i personaggi di Meyerbeer.
Guardiamo a Maria, madre di ogni credente, tramite di tolleranza,
di comprensione, damore, come scriveva il padre Consoli
Marengo. Guardando a Lei, potremo anticipare in noi quello che
sarà luomo secondo lo Spirito: libero da idoli e
da miti, abitatore di una terra nuova illuminata dallunica
verità dellunico Vangelo e percorsa da una melodia
ineffabile.
Franco Careglio
IMMAGINI:
1 Presente ai piedi della
croce, Maria ha sperimentato, nel silenzio del suo cuore, la
drammaticità della violenza e dellodio delluomo
che vuole escludere Dio dalla vita.
2 La preghiera alla Vergine,
cantata nel terzo atto degli Ugonotti, sembra riscattare la cappa
di odio che grava su questa pagina della storia francese.
3 Giacomo Meyerbeer
(1791-1864) nonostante ricercasse sovente la grandiosità
dellopera fine a se stessa, riuscì a riversare nella
sua musica una delle implorazioni più toccanti che la
lirica abbia rivolto alla Madre di Dio.
4 La misericordia
trova la sua manifestazione più compiuta, in Maria, madre
di tutti gli uomini.
RIVISTA
MARIA AUSILIATRICE 2005-8
VISITA Nr.
