MARIA
NELLA MUSICA:
LA MADRE DI CHI CREDE E SPERA
Un sacerdote del primo
Ottocento, Giuseppe Borghi (Bibbiena 1790 - Roma 1847), come
alcuni altri dellepoca, dedicò parte del suo tempo
alla composizione di testi poetici di ispirazione religiosa.
Non risulta che il suo personale rigore sacerdotale fosse concorde
alla perfetta metrica dei suoi versi. Questi tuttavia possono,
pur nella loro odierna improponibilità e mediocrità,
testimoniare con chiarezza la perenne devozione a Maria, fatta
di fiducia, di senso filiale, di gratitudine:
Tue son, Maria,
le unanimi
Lodi, son tuoi gli onori:
Tu la virtù dei deboli,
La guida dei migliori,
La porta dellEmpireo,
La stella del mattin.
Non reggia, non tugurio,
Sentier non sia, non cella,
Che a te ricusi un titolo,
Un fiore, una facella;
Tavran custode i popoli,
Dolce Maria così.
E, senza i troni scuotere,
Senza destar le spade,
Con ala placidissima
Sullitale contrade
Del tuo Figliol la pace
Trionferanno i dì.
La poesia è molto lunga,
ed accusa una irrimediabile lentezza. Il poeta procede a balzi,
con qualche istante di luce, ma vincono retorica e vacuità.
Questo prete letterato e fascinoso ricorda però, nellultima
strofa, una verità profonda: attraverso la bontà
di Maria, senza luso della forza, la pace di Cristo può
trionfare, e non solo sull itale contrade,
ma in ogni parte del mondo. Un mondo, quello di oggi, che ha
bisogno di pace più di quanto ne abbia di pane. E dallesempio
di Maria, se la cultura odierna lo sapesse accogliere, emergerebbe
nella pienezza la pace, e quindi il Regno di Dio. Regno che non
è delle ansie e dei conflitti di questo mondo, ma che
viene tradotto nelle pagine di un diario personale, è
la persona che si è incontrata per strada, è il
saluto offerto, è la mano tesa, è la giornata di
lavoro vissuta, è lo spettacolo di bellezza ammirato,
è la stessa notizia tragica che ha colpito lanimo...
Al pari dei poeti minori, e oggi del tutto e logicamente dimenticati,
vi sono musicisti eccelsi, minori anchessi come popolarità,
ma immortali come artisti, che hanno intuito, sia pure talora
in modo meno conscio, luniversale possibilità di
speranza
e di pace derivanti dalla bontà e dalla bellezza della
Vergine.
Giacomo
Meyerbeer
Il nome di questo musicista
non è familiare, eppure la sua musica ha segnato unepoca.
Nato presso Berlino nel 1791, da famiglia facoltosa, studiò
pianoforte e composizione completando precocemente e brillantemente
la sua formazione musicale. La sua vasta produzione, dal carattere
sontuoso e ampolloso, oggi difficilmente proponibile, rappresenta
però un indiscusso termine di paragone per gli operisti
italiani e francesi. Dopo brevi soggiorni a Vienna e a Parigi,
nel 1815 si trasferì in Italia dove si accostò
con profitto al teatro del coetaneo Gioachino Rossini (ben più
precoce di lui nel produrre pagine immortali) il cui influsso
è manifesto nelle partiture composte in quegli anni. Nel
1824, a Venezia, coglie la prima affermazione con Il crociato
in Egitto, lungo e complicato dramma a lieto fine sulle vicende
dei crociati.
Seguì, a Parigi, lenorme
successo di Robert le diable (1831), fastoso grand-opéra
tra il macabro e il meraviglioso, oggi ricordato per una sola
famosa pagina; strepitoso successo anche per Les Huguenots (1836,
sempre a Parigi), nota in Italia come Gli Ugonotti, grandioso
affresco storico sulla famigerata notte di San Bartolomeo
e relativa strage che minaccia per cinque lunghi atti e finalmente,
al termine, scoppia. In questopera il senso religioso è
vivo, seppur non sentito, e costituisce lunico lavoro del
musicista tedesco che oggi riscuota un certo concreto interesse.
Con Gli Ugonotti Meyerbeer diventa vero innovatore, grazie specialmente
alle sue qualità di drammaturgo e alle sue capacità
sceniche. Non aveva invece qualità musicali eccelse: le
partiture mancano sovente dispirazione melodica, mentre
abbondano gli elementi decorativi. La predilezione per il dramma
di ambiente storico, le forti situazioni teatrali, il fasto delle
scene e dei balletti divennero elementi della cultura del tempo,
confermati dal successo delle opere e da un certo influsso della
Restaurazione. Meyerbeer, che divenne così il creatore
del famoso grand-opéra francese (che fu poi per Verdi
il sale nel caffè), subì le durissime critiche
di Wagner, che gli imputò una ricerca delleffetto
fine a se stesso, a scapito degli autentici valori musicali.
E tuttavia, alla concezione
del grand-opéra finirono per essere debitori quasi tutti
gli operisti dellOttocento, fino a Verdi, e lo stesso inflessibile
Wagner ne fu condizionato.
Agli Ugonotti seguirono varie opere, sempre a Parigi e sempre
segnate dal successo: Le Prophète (1849), Létoile
du Nord (1854), Dinorah (1859) e LAfricaine (postuma, 1865),
famosa per una grande aria.
Compositore eclettico per eccellenza, naturalmente portato al
monumentale, questo musicista dimostra, oltre alla ricerca delleffetto
magniloquente, un raro intuito teatrale coniugato ad una inesauribile
ancorché non personalissima vena melodica, costantemente
vigilata da un estremo magistero tecnico. Compose 18 opere lasciandone
almeno 7 incompiute, oltre ad alcuni lavori vocali sacri e profani.
Morì a Parigi nel 1864.
La madre
di chi prega
Il secondo dei due opéras-comique
scritti da Meyerbeer ha per titolo Le pardon de Ploermel, meglio
conosciuto con il
nome
della protagonista, Dinorah. In questopera, oggi nota soltanto
ai più curiosi della lirica, la presenza della Vergine
è continua e delicata, quasi a cospargere la vicenda di
una limpida luce di fede. La protagonista, Dinorah, fanciulla
buona e innamorata, è condotta dalla preghiera verso la
pace dopo un continuo e fantastico succedersi di stravaganti
quanto improbabili traversie.
La scena è in Bretagna, nel paese di Ploermel. Dinorah,
un anno prima, avrebbe dovuto sposarsi con Hoel, ma un temporale
aveva distrutto la casa. La fanciulla, credendo che lamato
labbia abbandonata, vaga per i boschi, disperandosi e cercando
una sua capretta. Non sa che Hoel è partito alla ricerca
di un tesoro fatato che restituirà il benessere. Giunge
in paese un giovane pastore, Corentin, semplice e credulone,
per entrare in possesso di una eredità; reso cieco dallidea
della ricchezza, Hoel, tornato dal suo lungo viaggio, vorrebbe
impossessarsene con linganno.
Dinorah, ormai fuori di senno, cade in un burrone e Hoel si precipita
a salvarla. In preda ai rimorsi, il giovane capisce che lamore
vale ben più delle ricchezze e, dopo che Dinorah si è
ripresa, la convince che tutto è stato un brutto sogno.
La casa è ricostruita e i due possono condurre a termine
la cerimonia nuziale interrotta un anno prima, come se nulla
fosse accaduto.
Resistere ai tre lunghi atti di questo spartito non è
da tutti. Le pagine belle e avvincenti sono molte, ma si fanno
anche sospirare. I pellegrini in preghiera, la tempesta, la disperazione
e la pazzia di Dinorah, il ritorno del sereno: elementi del bagaglio
romantico, usati qui per infondere quella leggerezza e briosità
che caratterizzano lopera. Con la stessa preghiera della
sinfonia, Sainte Marie, lopera termina, con perfetta circolarità
e buona morale.
Uno spartito di indubbia bellezza, cavallo di battaglia di insigni
artisti del passato, ma non può essere pensato come elemento
di un programma teatrale odierno.
Non risulta che Meyerbeer fosse uno spirito molto devoto. Eppure
da queste preghiere traspare una speranza che non si dimentica
facilmente. I pellegrini si rivolgono alla Vergine e dalle note
e dalle voci emerge la trepida ma certa attesa:
Salve! Sainte
Marie,
Notre Dame des Bruyères,
Daigne exaucer nos voeux!
Nous tapportons pour offrandes
Des simples guirlandes
Des coeurs pieux!
La fanciulla, con una fervida
e luminosa preghiera, invoca dalla Vergine la luce e la pace:
Sainte Vierge!
Sois bénie, reine des cieux!
O Madonne, douce et bonne
Prete loreille à ces doux chants!
Ancora una volta, sotto un
cielo lontano e in unaltra cultura, Maria è la Madre
che esaudisce chi prega con fede e che, molto di più,
conduce con amore materno alleterna comunione con quel
Dio che sarà un giorno tutto in tutti.
Franco Careglio ofm
IMMAGINI:
1 Giacomo Meyerbeer (1791-1864)
è il creatore del grand-opéra, genere che prediligeva
i complessi drammi storici e che nel primo Ottocento ebbe vastissimo
consenso.
2 Madonna sotto il melo, Lucas Cranach
il Vecchio (1427-1553) Ermitage, San Pietroburgo.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2005-6
VISITA Nr. 