MARIA NELLA MUSICA:
LA MADRE DEI RIFIUTATI

Con questo lapidario inciso: “... non vi era posto per loro nell’albergo” (Luca 2,7), l’evangelista colloca il più grande avvenimento della storia universale nella cornice della più consueta quotidianità.

Le situazioni di ogni giorno, anche le più scontate, hanno uno scopo preciso, non sono frutto del caso. Come tutta la storia umana, anch’esse sono a servizio del piano di Dio.
Il giovane Giuseppe si era recato nella cittadina di Betlemme, obbedendo all’ordine dell’imperatore che voleva contare tutti gli abitanti del suo immenso impero. Il giovane aveva con sé la sua sposa, Maria, incinta.
Nonostante il suo stato particolare, che normalmente tocca anche le anime meno sensibili, Maria, con il suo sposo, non trova accoglienza nella locanda. Questo “non v’era posto per loro” potrebbe voler dire che di fatto l’albergo era al completo, oppure che la coppia proveniente da Nazaret non aveva di che pagare, oppure ancora che il luogo non era adatto all’imminente parto. Si tratta ovviamente di congetture, tanto più che l’altro grande teologo del Natale, l’evangelista Matteo, oltre a non ricordare il censimento – disposizione imperiale storicamente certa – lascia intendere che la nascita avvenne in una “casa”, di non improbabile proprietà degli sposi: infatti i Magi “entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre” (Matteo 2,11).

Ma l’attenta storicità del terzo Vangelo autorizza a ritenere fondatamente che gli sposi, giunti a Betlemme per l’adempimento giuridico, non trovassero alloggio: e la giovane fu costretta a deporre il bambino in una mangiatoia (Luca 2,7).
Maria dunque, con il suo sposo, è una “rifiutata”, una per la quale non vi è posto, quali che siano i motivi dell’annotazione lucana. Quante sono ancora oggi le madri, che, come lei, non trovano posto per i motivi più disparati, dalla violenza alla miseria, dall’odio o dall’emarginazione. E Maria è Madre di questa turba di sofferenti, e insegna che la sofferenza, realtà da combattere in ogni modo, non è mai senza significato, perché Chi la consente “non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande” (I Promessi Sposi, cap. VIII).

“Oh! voi che siete una donna, in nome di Maria Vergine...!” (ivi, cap. XXI). Questo “nome santo e soave” non è mai stato invocato inutilmente. Invocandolo, non si ottiene però infallibilmente quello che si desidera. Si ottiene tuttavia una gioia, come scriveva quell’autore, oggi alquanto desueto, ben maggiore di quella richiesta: la gioia di saper vivere in pienezza la volontà di Dio, che, infallibilmente, conduce al bene del fedele. È accaduto così alla protagonista di una ormai dimenticata opera di un grande compositore francese, Ambroise Thomas (1811-1896).

Il melodramma in Europa

Italia e Francia sono le due nazioni in cui più largamente l’arte melodrammatica si è diffusa. Anzi, l’opera, come si sa, nasce in Italia e si diffonde in tutta Europa.
Molto prolifica nel genere sarà la Francia, seguita dai paesi di lingua tedesca, anglosassone e russa. Il patrimonio musicale più ricco e vasto resta però quello italiano. Il movimento romantico è quello che maggiormente si inserisce nella musica francese e dal quale sorgono i nomi più prestigiosi: tra di essi, non ultimo, è quello del Thomas, nato a Metz, che compose una ventina di lavori teatrali fra opere serie, comiche e balletti, oltre a un notevole numero di composizioni vocali e sacre.
Tendenzialmente eclettico, sempre disponibile ad assecondare i variabili gusti del suo pubblico, Thomas è uno degli epigoni più illustri della scuola romantica francese accanto a
Daniel Auber (1782-1871), Jacques Halévy (1799-1862), Adolphe Adam (1803-1856), Charles Gounod (1818-1893), Camille Saint-Saens (1835-1921), Georges Bizet (1838-1875).
Ottimo melodista e colorito orchestratore, Thomas raggiunse, nelle pagine più riuscite delle sue opere, momenti di genuina ispirazione e di drammatico vigore.

La zingarella rifiutata

Thomas conobbe il pieno successo mediante l’opera Mignon, rappresentata all’Opéra-Comique di Parigi il 17 novembre 1866 e tratta nientemeno che da un romanzo di Goethe. Romantici sono quindi la matrice e il carattere dell’opera. Il giovane studente Guglielmo ha riscattato Mignon, zingarella maltrattata dai suoi. La ragazza si innamora di lui, il quale si invaghisce dell’attrice Filina; il suonatore ambulante Lotario, che crede di riconoscere in Mignon una sua figlia, dà fuoco al teatro in cui l’attrice recita. Guglielmo salva la zingara e scopre di amarla; Lotario, che era un nobile impazzito per la presunta morte della figlia, ricupera la ragione e porta le prove che Mignon è davvero sua figlia. Ora ella potrà vivere nel paese misterioso che le era apparso in sogno, presso un lago italiano (il Garda, tanto caro a Goethe), accanto al vecchio padre e all’uomo che ama.
Tragedia quindi a lieto fine, come era ancora abbastanza in uso nel 1866; risultò di grande fortuna per il compositore, che appunto con questo lavoro raggiunse il vertice della sua produzione. L’opera arrivò in Italia nel 1870, con una rappresentazione a Trieste e la traduzione di un modesto scrittore, certo Giuseppe Zaffira. La protagonista, tra uno spavento e l’altro, tra un rifiuto e uno svenimento, invoca sempre la Madonna, e proprio in quelle preghiere la melodia raggiunge i momenti più raffinati:

O Vierge, mon seul espoir,
O Vierge Marie,
O Vergine, mio sol pensier,
protége ta créature!
protége ta créature!
pietà d’un’alma innocente,
Je me courbe sans murmure
Je me courbe sans murmure
che si prostra riverente
devant ton divin pouvoir!
devant ton divin pouvoir
al tuo divin voler!

Quando finalmente le sue disavventure finiscono ed ella si ritrova nell’elegante castello sul lago, ancora invoca Maria:

O Vierge Marie,
O Vergin Maria,
le Seigneur est avec vous!
il Signore è con te.
Abaissez vos regard si doux,
Il tuo sguardo clemente
sur l’enfant qui prie...
Ah! fissar degna su me...

Versi che non hanno la minima ombra di originalità, ma che costituiscono la testimonianza della fiducia che da ognuno, sotto ogni cielo, viene riposta in Maria.
Mignon è oggi scomparsa dal repertorio, pur avendo conosciuto, ancor vivo l’autore, una eccezionale popolarità. Nel 1894 Thomas ebbe la soddisfazione di assistere alla millesima rappresentazione della sua opera. Oggi è quasi impensabile che un teatro proponga questo spartito. Resta come documento rappresentativo e artistico di una cultura e di un’epoca.
                                                                                
       Franco Careglio OFM


IMMAGINI:
Foto Antonello Vizzari: Anche Maria provò il rifiuto e insegna così che anche la sofferenza ha un senso se vissuta nell’abbandono alla volontà di Dio.
2  Adolphe Adam
3  Charles gounod
4  Georges Bizet
5  Ambroise Thomas
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2005-5
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