MARIA
NELLA MUSICA :
LA MADRE DEGLI UMILI
Dora in poi tutte
le generazioni mi chiameranno beata:
queste parole di Maria, innalzate
come lode a Dio per il dono di divenire Madre del Messia (Luca
1,48), sono apparse alla cultura e alla devozione cristiane innanzitutto
come una profezia, e di conseguenza un compito affidato alla
fanciulla di Nazaret.
Tale profezia di Maria su sé stessa doveva possedere una
verità e una forza uniche già nella seconda generazione
cristiana, se Luca la consegna ai lettori del suo Vangelo e,
attraverso di esso, la rende perenne come traditio, cioè
deposito di fede, punto fermo nei millenni.
Così anche la lode sgorgata dal grido di quella donna
anonima nella folla degli ascoltatori di Gesù beato
il ventre che
ti
ha portato! (Luca 11,27) ha attraversato epoche
e tradizioni cristiane diverse, e appare una meditazione profonda
sulla figura di Maria. Quella donna anonima non era certo una
esegeta, una studiosa: era unumile. Proprio le parole entusiaste
di questa donna, che accosta per una forma di femminile sensibilità
la dolcezza e la bellezza degli insegnamenti di quel giovane
Maestro al dono immenso della maternità, indicano che
né lo straordinario, né il miracoloso, né
la sapienza mondana possono illuminare la figura di Maria, ma
soltanto la parola della croce e la stoltezza
della predicazione (1 Corinzi 1,18-25).
Allombra
del Mistero
La Rivelazione è compiuta
con Gesù Cristo e nulla può esservi aggiunto, perché
Egli stesso è la Rivelazione.
Quel che Maria ha detto e fatto rinvia a Cristo, in Cristo trova
fondamento e da Lui prende senso e luce. Il maestro di Luca,
Paolo, apostolo delle genti, non menziona mai Maria: ciò
può apparire strano, ma senza ombra di dubbio fa parte
delleconomia divina.
Nella lettera ai cristiani della Galazia, composta intorno al
55-56, durante il suo terzo viaggio, Paolo consegna alla traditio
la prima e quindi più antica annotazione circa la Madre
di Gesù: nato da donna (Galati 4,4).
Unespressione non solo
succinta e scarna, ma anche incidentale e inserita in un contesto
cristologico. Nellimmensità del Mistero, scrutato
dal genio di Paolo, Maria resta nellombra, nellumiltà,
nel silenzio.
Sarà il Vangelo di Matteo, sarà la delicatezza
di Luca a trasmettere e a conservare nei secoli e nelle culture
la figura di Maria, la cui funzione nella storia della salvezza
si rivela determinante e irrinunciabile.
Tutte le generazioni, quindi,
e tutte le culture e le lingue celebrano le lodi di Maria. Ella
resta però la Madre degli umili, di coloro che non contano,
che non hanno potere, a cominciare dallanonima donna citata
da Luca, a Santa Bernadette Soubirous, ai poveri cantati dai
grandi come dai modesti musicisti e poeti.
Merita accennare a un musicista genovese, il cui nome è
ricordato più per la sua famiglia illustre che per le
sue composizioni più che modeste: si tratta di Giovanni Battista Strata
(1577-1651), poeta
e compositore che scrisse e musicò questa piccola lode
in onore di Maria:
Dio
ti salvi, alma regina,
cui la terra e l ciel sinchina.
Madre di misericordia
e di pace e di concordia.
Dio ti salvi mia dolcezza
e del cuor vera allegrezza.
Tua pietade a noi dimostra,
che sol sei speranza nostra.
O clemente, o pietosa,
Vergin dolce et amorosa,
Madre del sommo Dio,
prega Lui che a noi sia pio.
Lode sia, gloria et honore,
al sublime creatore
di aver tanto te essaltata
e così glorificata.
Versi quanto mai semplici,
rivestiti però di una melodia per voci e strumenti dalla
quale traspare una forte e serena fiducia, la fiducia degli umili.
Un dramma quotidiano
Allo stesso modo, tre secoli e mezzo dopo, un altro musicista,
il quale non altrettanto, in verità, venerava Maria, riusciva
a porre nella mente e nel canto di una semplice donna una preghiera
accorata e fiduciosa alla Vergine. Musette, nella Bohème di Puccini, invoca la salvezza di Mimì
morente, riconoscendo la propria vita dissoluta e la purezza
della fanciulla oppressa dalla malattia:
Madonna benedetta,
Gesù bambino caro,
fate la grazia
a questa poveretta
che non debba morire,
che possa guarire...
Madonna santa, io sono
indegna di perdono,
mentre invece Mimì
è un angelo del cielo...
I versi non potrebbero essere
peggio, e quasi pare che Giuseppe Giacosa li abbia scritti in
tal modo per esprimere la povertà morale e culturale di
chi li canta. Questa preghiera non può purtroppo essere
esaudita, perché mentre Musette implora, Mimì è
già morta.
È indubbiamente difficile
restare indifferenti dinnanzi alla scena finale di Bohème.
Puc-
cini è troppo scaltro, e troppo bravo, per non commuovere
lascoltatore. Bohème, rappresentata al Regio di
Tori-
no il 1° febbraio 1896, conobbe un immediato e incondizionato
successo, proprio perché la bravura e lastuzia del
maestro
toscano cantavano una vicenda quotidiana di drammaticità
inesistente, ma di umiltà e di dolo-
re immediati.
Fu con questopera che
si suggellò il rapporto ottimo tra Giacomo Pucini e la città di Torino, per la quale aveva composto, tre anni prima,
Manon Lescaut. Della popolarità di Bohème e della
sua ambiguità di fondo si è molto scritto e detto.
È unopera che tuttavia seduce anche la critica,
generalmente severa verso questo spartito, dinnanzi al quale
va però riconosciuta una validità assoluta, indiscutibile.
In Bohème, contrariamente
che in Manon Lescaut, i puccinismi ci sono tutti,
anche quelli che rendono più diffidente luomo moderno:
quando sa di aver trovato una melodia non solo bella, ma anche
di sicura presa emotiva, il musicista la insinua con freddo calcolo
nei punti in cui vuole commuovere, e ci riesce. Unabilità
del genere fa togliere tanto di cappello, ma lascia perplessi,
perché può venire usata per contrabbandare qualsiasi
idea con mezzi che mettono in moto la ragione con lemotività.
Daltra parte questo è
un carattere imprescindibile di ogni opera darte: lemozione
non vi è mai estranea. Ma lartista non ha il compito
di suggestionare il destinatario, bensì quello di suscitare
in lui il desiderio di cieli nuovi e di terra nuova.
Su questo terreno, la Madre degli umili, Maria di Nazaret, ha
dato una lezione insuperata e insuperabile. Invocata dallinfelice
peccatrice Musette, come da tutti i peccatori di questo mondo,
la fanciulla di Nazaret risponde con il suo canto e offre lunica
certezza alla quale, peccatori e giusti, possono aggrapparsi:
nulla è impossibile a Dio, anche far scaturire unacqua
pura da una roccia arida, anche far germogliare la pace nei cuori
resi funebri dallintolleranza, purché quei cuori
siano pronti a commuoversi dinnanzi alla bontà divina,
più che alla melodia pucciniana.
Franco
Careglio OFM
IMMAGINI:
1 Francesco Francia :
Madonna col Bambino, Galleria Borghese, Roma / Con la sua tenerezza
materna, Maria avvicina i peccatori alla Grazia di Dio e li riporta
alla gioia. In Bohème, tale è il desiderio di Musette,
mentre Mimì è morente.
2 Giacomo Puccini (1858-1924) seppe
con autentica maestria legare il pubblico alle sue composizioni,
infondendo in esse sentimenti, bellezza, pietà e una visione
tragica dellesistenza che si apre al mistero.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2005-4
VISITA Nr. 