"L'ANGELO
GABRIELE FU MANDATO DA DIO
Meditiamo ora sul primo elemento caratteristico
della storia della vocazione di Maria, nell'intento di confrontare
quella storia con la nostra storia, quella vocazione con la nostra
vocazione.
Questa prima tappa dell'avventura spirituale di Maria è
la chiamata-elezione, totalmente gratuita, da parte di Dio: è
Dio che manda Gabriele, è Dio che riempie di grazia, è
Dio che sceglie e che chiama
Maria esperimenta in modo particolarmente intenso l'irruzione
di Dio nella sua vita. Nel Magnificat cercherà di descrivere
questa esperienza con alcune parole, su cui torneremo ancora
a meditare.
Appunto nel Magnificat Maria afferma che Dio "ha guardato
l'umiltà della sua serva
Egli è onnipotente,
è santo, è il salvatore
Il suo amore misericordioso
si estende di generazione in generazione".
Cerchiamo di approfondire un poco questa intensa esperienza spirituale,
che presiede alla chiamata-elezione di Maria, anche se è
molto difficile trovare parole adeguate per descrivere esperienze
di questo tipo.
Le parole dell'uomo sono inefficaci di fronte al mistero di Dio.
Le parole stesse di Maria, che confida a Elisabetta qualche cosa
della sua esperienza di Dio, sono parole più che altro
allusive: Maria le ricava per la massima parte da quel ricco
deposito che sono i libri dell'Antico Testamento. Ma le parole
restano pur sempre inadeguate di fronte alla ricchezza straordinaria
dell'esperienza vissuta nel momento della chiamata-elezione.
Capita a Maria quello che succede a chi affonda le sue mani in
un fragrante mucchio di grano. Le mani sono premute da questa
massa copiosa, abbondante. Ma se uno cerca di sollevare qualcosa,
allora i chicchi gli sfuggono fra le dita
Una cosa simile
succede a Maria: essa solleva solo qualche chicco, pronuncia
solo qualche parola, rispetto alla ricchezza intensissima dell'esperienza
vissuta.
In ogni modo, una cosa è certa. La rievocazione, che Maria
fa ad Elisabetta di quell'incontro con l'Angelo, è interamente
dominata dalla santità di Dio. Da essa ha avuto origine
tutto il resto.
Così Maria, ricordando la sua storia di vocazione ed esortandoci
a rileggere con occhi di fede la nostra storia, ci invita anzitutto
a contemplare la santità stessa di Dio.
Ma che cos'è la santità
di Dio? In ebraico essa è chiamata qados, cioè
il totalmente altro: ciò che dà il brivido dell'assoluto.
Viene alla mente la visione di Isaia, nel capitolo 6, mentre
le schiere degli angeli osannano: "Santo, santo, santo il
Signore Dio dell'universo: i cieli e la terra sono pieni della
sua gloria
".
Da questa sublime santità Maria si sente guardata. È
stata scelta. La maestosa regalità di Dio ha raggiunto
la sua serva e se n'è impadronita, riempiendola di grazia.
L'ha requisita, e lei si è lasciata requisire (Geremia
direbbe: si è lasciata "sedurre"): Maria è
la donna segregata e messa da parte per l'autore del Vangelo.
E tutto questo per grazia. Così l'accento resta sempre
sulla santità di Dio, centro della contemplazione di Maria
e nostra.
A questo punto cerchiamo di
riferire a noi stessi l'esperienza spirituale della chiamata-elezione
di Maria.
Se proviamo a rileggere con sguardo di fede la storia della nostra
vocazione, ci accorgiamo anche noi che al primo posto sta la
santità di Dio e la sua grazia.
Per Don Bosco questa riflessione era abituale, ed è la
ragione del lungo, irrefrenabile pianto nella Basilica del Sacro
Cuore, a Roma, pochi mesi prima di morire. A don Viglietti, che
gli chiedeva in Sagrestia: "Ma, Don Bosco, perché?
",
Don Bosco rispose che in quella Messa gli era parso di comprendere
tutto; come tutto cioè, a partire da quel misterioso sogno
dei nove anni, era stato guidato per mano dalla grazia di Dio.
Io stesso, vorrei confidarvelo oggi, ho sperimentato più
volte questo primato assoluto della grazia nella mia vita.
Ero a Milano, e frequentavo il terzo anno di teologia.
Qui a Torino c'era invece un mio grande amico, salesiano come
me, Enrico come me, che frequentava alla "Crocetta"
il terzo anno di teologia. Era bravissimo. L'Ispettore, don Viganò,
lo aveva già incaricato, benché soltanto chierico,
di animare la pastorale delle vocazioni dell'Ispettoria Lombarda.
Quand'ecco, all'improvviso, una notizia terribile: Enrico ha
un linfosarcoma maligno, un male che lo avrebbe condotto inesorabilmente
alla morte nell'arco di pochissimi mesi. Ed Enrico è morto
qualche giorno prima che arrivasse da Roma la dispensa per poterlo
ordinare prete.
Da allora - e sono passati molti anni ormai - spesso io mi domando:
perché lui così e io cosà? Dal punto di
vista delle risorse umane, forse sarebbe stato meglio se fossi
morto io, e lui fosse diventato sacerdote
Ma qui mi accorgo
di non avere più risposte o parole. Qui varchiamo la soglia
del mistero di Dio: è lui che chiama
Veramente ogni
storia di vocazione è dono e mistero, è come una
scheggia di un mistero infinito, quello di Dio.
Chiediamoci, cari fratelli e sorelle: mi sono forse chiamato
io alla vita? Ho scelto io la famiglia, il luogo, la nazione
in cui nascere? Mi sono scelto io le mie caratteristiche personali?
Nulla di tutto ciò.
E allora dobbiamo rispondere così: o tutto è un
caso senza senso - e questa è la risposta di chi non ha
fede - , oppure io sono un chiamato - ed è questa la risposta
di chi sceglie di leggere alla luce della fede la storia della
propria vita -. Tra miliardi e miliardi di possibilità,
Dio ha pensato proprio a me; prima ancora che io nascessi nel
grembo di mia madre egli mi ha guardato e mi ha amato!
Ho l'impressione tuttavia che troppo poco noi ci fermiamo a contemplare
queste cose
Anche per noi credenti, prevale molte volte
la distrazione e l'abitudine.
Talvolta pensiamo di doverci costruire da soli la nostra santità,
di doverci costruire da soli la storia della nostra vocazione.
Così, anziché metterci nell'atteggiamento fondamentale
del credente, che è quello della contemplazione e dell'umile,
riconoscente accettazione di un dono, diventiamo tutti dei manager
dello spirito: va a finire che lavoriamo tanto, ma contempliamo
poco, che ci indaffariamo per mille cose, e perdiamo la parte
migliore.
Gesù potrebbe ripeterci in modo accorato: "Marta,
Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose. Maria ha scelto
la parte migliore". La parte migliore è stare seduti
ai piedi di Gesù, è lasciarci riempire a piene
mani dalla sua santità.
Un giorno di quasi trent'anni fa mi trovavo a Lourdes, come barelliere.
Non ero ancora salesiano. Spingevo verso la grotta di Massabielle
la carrozzella di un bambino simpaticissimo, occhi azzurri e
capelli d'oro, pieno di gioia e di vita. Ma quegli occhi azzurri
erano troppo chiari: era un bambino cieco fin dalla nascita.
E mentre andavamo alla grotta, recitavamo insieme il Rosario:
io la prima parte dell'Ave, lui rispondeva con la seconda. A
un certo punto mi sono trovato a dire: "Ave Maria, vuota
di te, tu sei benedetta fra tutte le donne
". E poi
mi sono accorto di avere sbagliato: l'Ave Maria non è
così. E' piena di grazia, non vuota di te. Ma poi ho pensato:
in fondo, è la stessa cosa. Maria, vuota di sé,
è piena di grazia. Così questo bambino, che non
pensa a se stesso, che non pensa alla sua terribile disgrazia,
è riempito di gioia e di amore.
Dobbiamo esserne persuasi, cari amici, e poi procedere in maniera
conseguente: né Maria, né i santi, tanto meno io,
avevamo qualche merito speciale. Dio non ha guardato a noi perché
siamo buoni, o perché abbiamo ben meritato ai suoi occhi.
Al contrario, se noi ci siamo è solo perché l'amore
di Dio ha pensato a noi. È lui che ci ha chiamati, e continua
a chiamarci. Questa grazia, che ci sta davanti, garantisce la
nostra vita, e riempie di gioia e di audacia il nostro agire.
Anch'io posso e devo cantare il mio Magnificat: Dio ha guardato
a me, mi ha donato la sua vita, la sua santità mi ha raggiunto!
Così la sua santità è a portata di mano,
per me!
"Ora si deve solo venire avanti e accedere ai doni
Ora si tratta soltanto di accorrere alla festa!", scrive
N. Cabasilas, grande contemplativo del XIV secolo. E Bernardo,
da parte sua: "Quello che io non posso ottenere da me (cioè
la santità) io me lo approprio con fiducia dal costato
trafitto di Cristo". Ecco il "colpo di mano" della
santità! Maria e i santi sono quelli che hanno fatto questo
"colpo di mano", accogliendo come un dono di grazia
la chiamata di Dio, e mettendo la consapevolezza di questo dono
in testa ad ogni altra cosa.
La consapevolezza del dono ricevuto, infatti, fa scattare nel
credente l'impegno di una risposta coerente e fedele: se Dio
mi ama così, non posso rimanere indifferente, devo corrispondere
al suo amore!
Ma questo discorso, quello della risposta, ci impegnerà
nella prossima meditazione. Per ora, l'importante è aver
capito questo: la mia risposta, considerata da sola, o messa
in primo piano, è un peso insopportabile, un arrancare
faticoso e vano verso una montagna invalicabile. Se invece è
preceduta dalla chiamata-elezione di Dio, cioè dalla sua
grazia che mi accompagna sempre, la risposta porta inscritta
in sé la garanzia della vittoria, e l'anima mia non cesserà
di magnificare il Signore per le grandi opere che continua a
compiere, né cesserà mai - insieme a Maria - di
esaltare il suo nome.
Concludo proponendovi qualche
domanda per il discernimento e per la conversione della vita.
* Riconosco nella mia vita l'assoluto primato di Dio e della
sua grazia?
* Interpreto gli impegni e i doveri del mio stato come risposta
a un amore che mi ha preceduto e garantisce (solo che io lo voglia)
la mia risposta?
* So accettare l'imprevisto di Dio, il suo modo di intervenire
nella mia vita e nella storia? So riconoscerlo nelle modalità
in cui egli si svela, senza imporgli le mie?
* Per dilatare la mia disponibilità alla grazia curo la
dimensione contemplativa della vita (la preghiera e i sacramenti,
la continuità tra la preghiera e la vita
)?
(ANNO 2000
- DAL COVOLO E., NOVENA DI MARIA AUSILIATRICE, tenuta nella Basilica di Torino-Valdocco
in preparazione alla Festa del 24 Maggio 2000)
VISITA Nr. 