"SIA IN CIASCUNO
LO SPIRITO DI MARIA
A ESULTARE IN DIO"
In questa meditazione cercheremo di riferire
più decisamente a noi stessi - alla nostra preghiera e
alla nostra vita - ciò che abbiamo già meditato
nel Magnificat.
Dicevamo anzitutto che la prima
grande scoperta del Magnificat è un nuovo sguardo su Dio.
E precisamente il Magnificat ci invita anzitutto all'ebbrezza
nel rapporto con Dio. Cioè a un rapporto con Dio traboccante
di gioia, di entusiasmo, e ad una preghiera del cuore fresca,
sentita, spontanea. Certo, c'è una gamma vastissima di
sentimenti, che si possono provare e coltivare in questo rapporto
con Dio. C'è spazio per esperienze mistiche, profondissime,
inesprimibili. Penso per esempio a Pascal, e a quella notte famosa
del 23 novembre 1654, quando egli fu colpito da un'illuminazione
folgorante, per cui scrisse il celebre Memoriale, che per sempre
avrebbe portato con sé, cucito all'interno dell'abito,
e da dove il suo domestico lo estrasse dopo la morte.
Vi si legge: "Lunedì 23 novembre, dalle ore dieci
e mezzo della sera fino a circa mezzanotte e mezza. Fuoco. Dio
d'Abramo, Dio d'Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei
sapienti. Dio di Gesù Cristo. Gioia, gioia, pianti di
gioia. Certezza, sentimento, pace".
In questa ebbrezza dei rapporti
con Dio, ciascuno di noi dovrà riscrivere con la sua preghiera,
secondo le proprie caratteristiche personali, il suo Magnificat,
tenendo come pietra di paragone non soltanto il Magnificat di
Maria, ma anche le varie preghiere di esultanza che costellano
la Sacra Scrittura: il Magnificat di Anna, la madre di Samuele
(1 Samuele 2,1); il canto di Gerusalemme, la città salvata
(Isaia 61); il Magnificat di Gesù, quando i discepoli
tornano dalla missione (Luca 10).
Se vogliamo ricreare in noi l'ebbrezza dello Spirito, confrontiamo
spesso la nostra preghiera e la nostra vita con queste preghiere
di esultanza che la Scrittura ci insegna.
E verifichiamoci:
* So esultare,
so gioire veramente nel Signore? Dove metto la mia gioia? In
lui, unico Assoluto della mia vita, oppure in altre cose, anche
valide, ma che alla fine mi lasciano deluso e svuotato?
* Gesù nel suo Magnificat gioisce per il bene che vede
compiersi attraverso gli altri, i suoi discepoli: è così
per me?
* Il Magnificat è preghiera che segnala la freschezza
di uno spirito innamorato di Dio: la mia preghiera è fresca,
personale, convinta, è slancio dell'anima?
* Il Magnificat è preghiera che coinvolge la vita: mi
sforzo e mi impegno a vivere ciò che dico nella preghiera?
L'altra grande scoperta del
Magnificat è un nuovo sguardo sul mondo, che si traduce
in una sobrietà, in una riserva critica davanti ad esso.
Tutti i credenti devono essere sobri dinanzi al mondo, nel senso
che tutti devono subordinare ogni valore intramondano all'unico
Assoluto, che è Cristo Signore.
"Solo Gesù", diceva Bernardo di Chiaravalle,
"è miele alla bocca, canto all'orecchio, giubilo
per il cuore...".
E allora interroghiamoci
coraggiosamente:
* La mia vita indica al mondo l'assoluto primato di Dio e del
suo amore?
* In che cosa la mia vita è meno coerente, e domanda conversione?
Che cosa ostacola la mia conformazione a Cristo?
Concludiamo - ed entriamo
così nella festa di Maria - con l'invito che sant'Ambrogio
rivolge a tutti i credenti:
Sia in ciascuno
l'animo di Maria a magnificare il Signore,
sia in ciascuno lo spirito di Maria a esultare in Dio.