"NON TEMERE MARIA!"
Siamo giunti ormai al quinto e ultimo atto del racconto lucano dell'Annunciazione: la conferma rassicurante di Dio. "L'angelo disse: Non temere, Maria! Tu hai trovato grazia presso Dio". Anche questo è un tratto comune ai vari racconti biblici di vocazione.

Facciamo alcuni esempi.
A Mosè, che gli chiede: "Chi sono io per andare dal Faraone?".
Il Signore risponde: "Io sono con te! E questo sarà per te il segno".
A Geremia, che gli chiede: "Signore mio Dio, come farò?", il Signore risponde: "Non aver paura della gente, perchè io sono con te a difenderti".
I discepoli, "a un tratto, videro Gesù che camminava sul lago e si avvicinava alla barca, e si spaventarono. Ma Gesù disse: 'Sono io; non abbiate paura'. Allora lo presero con loro sulla barca, e rapidamente giunsero alla riva dove erano diretti".
E Giovanni, nell'Apocalisse, confessa: "Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi, come morto. Ma egli pose la mano destra su di me, e disse: "Non spaventarti, sono io...' ".

Come si può notare, molto spesso l'esortazione di Dio - "Non temere!" - è accompagnata da alcune spiegazioni aggiuntive, che equivalgono a una promessa: "Io che ti chiamo, il tuo Dio, m'impegno per te". Ne consegue che l'impegno del chiamato è, ancor prima, l'impegno di Dio: "Io, che ti mando, ti attrezzo per la missione".
È una certezza: ma è una certezza di fede. Il chiamato la esperimenta solo entrando nella logica gratuita della fede, cioè "buttandosi", affidandosi. Allora scopre quei segni, che il Signore stesso promette a Mosè e ai suoi chiamati. Sono i segni che rassicurano chi percorre il cammino della vocazione. Ma ordinariamente li si rintraccia lungo il percorso, all'interno di esso, non prima di partire.
A Mosè, in particolare, Dio promette: "Io sarò con te!". "Io sono il Signore: su, va'! Sarò con te quando parlerai e ti insegnerò quello che devi dire": E Mosè deve ricredersi dei suoi dubbi, perchè Dio stesso si impegna ad attrezzare con le sue armi colui che manda.
Al chiamato, di ieri e di oggi, è chiesta l'obbedienza della fede. A chi si gioca senza riserve nell'esercizio della missione affidatagli giungeranno poi altri segni, altre conferme, attraverso le quali verificare la validità dell'esperienza accolta nella fede.
Allora si attuano le grandi gesta di Dio nella storia della salvezza.
Allora Don Bosco, voltandosi indietro a guardare la sua vita, deve riconoscere che "tutto è stato pensato prima" dall'amore di Dio, e gli sembra proprio "di comprendere tutto"; e il curato di campagna di Bernanos, contemplando sul letto di morte il mistero della vita e la dolorosa storia della propria vocazione, confessa che, infine, "tutto è grazia". Un'espressione simile la si ritrova anche nell'autobiografia del Papa, Dono e mistero, là dove Giovanni Paolo II - considerando retrospettivamente i cinquant'anni del suo sacerdozio - deve ammettere che, per la grazia di Dio, "tutto si tiene".

È opportuno, a questo punto, riferirsi alla preghiera di Gesù nel Getsemani. Luca la inquadra tra due esortazioni del Signore, quasi identiche fra loro: "Vegliate e pregate", egli ammonisce, "per non entrare in tentazione". Di fatto, si tratta di un brano che fornisce un prezioso insegnamento sul tema della vigilanza e della preghiera, in rapporto alla tentazione.
Ma per afferrare l'intera portata di questo insegnamento, e per coglierne l'aggancio con i racconti di vocazione, è necessario chiarire il significato della parola tentazione.
Stando al linguaggio biblico, tentazione non è soltanto la spinta immediata a compiere qualcosa di male; tentazione è anche la paura di decidersi, di affidarsi senza riserve a Dio: la tentazione di non rispondere alla chiamata, a ciò che Dio, la Chiesa, il mondo ci chiamano a compiere.
Anche Gesù nel Getsemani ha provato questa tentazione. Ma di fronte ad essa, egli ci indica il rimedio: entrare nella logica della fede, che si esprime anzitutto nella vigile preghiera di affidamento: "Sia fatta la tua volontà...".
L'esortazione di Gesù a pregare per non cadere in tentazione significa che la preghiera - lungi dall'essere "fuga" - è audacia che affronta decisioni importanti e sostiene l'esodo per la sequela, cosicché nella nostra fragilità parli ogni giorno la potenza di Dio.
La preghiera intesa in questo modo è il luogo nel quale il chiamato si ricorda delle promesse di Dio, origine di ogni vocazione, e rinnova l'esperienza del "Non temere: io sono con te!": io, che ti ho chiamato, mi impegno con te e per te. Non avere paura...

* Ma io, so pregare così?
* Sento la forza di Dio che prega in me, la sua vittoria sull'angoscia e la paura? Sento che è lui la mia forza e la mia vittoria?
* So decidermi per Dio senza riserve, così da riconoscere i segni del suo aiuto nell'esercizio della missione?
* E la mia preghiera approda a una decisione coraggiosa, come il fiat di Maria?

Concludo con un piccolo episodio, realmente accaduto. Alcuni anni fa la teleferica del Monte Bianco andò pericolosamente in blocco. Fu necessario l'intervento degli elicotteri per soccorrere i passeggeri che si trovavano nelle cabine, pericolosamente sospese nel vuoto. A soccorsi avvenuti, i giornalisti intervistarono un bambino. Gli chiesero: "Ma tu, non hai avuto paura?". Il bimbo rispose: "Perchè avrei dovuto avere paura? Io tenevo la mia mano in quella del mio papà".
È questa la condizione del vero credente, che esperimenta la conferma di Dio nella sua "storia di vocazione".
"Coraggio, sono io...".
Cari fratelli e sorelle, rimaniamo nell'amore di Dio, con la nostra mano nella sua, come i tralci legati alla vite. Allora non avremo nulla da temere e, voltandoci indietro a guardare la storia della nostra vita, riconosceremo anche noi che, alla fine, "tutto è grazia", per l'amore di Dio.


(ANNO 2000 - DAL COVOLO E., NOVENA DI MARIA AUSILIATRICE, tenuta nella Basilica di Torino-Valdocco in preparazione alla Festa del 24 Maggio 2000)


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