"L'ANIMA MIA MAGNIFICA IL SIGNORE..."
Abbiamo meditato finora sul racconto dell'Annunciazione, che segna l'evento centrale della nostra salvezza: l'Incarnazione del Figlio di Dio nel grembo di Maria; quell'evento di cui celebriamo i duemila anni di storia in questo Anno Santo del Grande Giubileo.
Abbiamo ripercorso i tratti caratteristici del racconto di Luca - comuni del resto ai vari racconti biblici di vocazione -: la chiamata di Dio, la risposta di Maria, la missione, il dubbio, la conferma rassicurante del Signore.
Ora, questa storia è finita... Ma è una splendida storia, che si ripropone ad ogni credente in ogni giorno della sua vita. Vi invito a riproporvi spesso questi medesimi tratti nella vostra preghiera. Imparate a pregare così, contemplando la storia sacra della vostra vocazione. L'obiettivo di questa preghiera deve essere quello di rendere sempre più generosa e autentica la nostra risposta al Signore, proprio come Maria. Anche noi dovremmo giungere a dire, insieme a lei: "Ecco, io sono la serva del Signore: si compia in me secondo la tua parola".
Maria stessa è tornata a meditare e a contemplare, lungo la sua vita, la storia della propria vocazione, così come l'annuncio dell'Angelo gliel'aveva anticipata.

C'è una testimonianza eccezionale, a questo riguardo, che Luca stesso ci fornisce, sempre nel primo capitolo del suo Vangelo. È il cantico del Magnificat. Con questa sublime preghiera Maria diventa il modello di ogni credente, che si dispone a rileggere con uno sguardo di fede la storia della propria vocazione. Perciò in questa e nella prossima meditazione rifletteremo insieme sul Magnificat, il cantico della Figlia al Padre.
Lo facciamo tanto più volentieri, in quanto il Papa, nella Tertio millennio adveniente, scrive che nell'itinerario giubilare "Maria Santissima, figlia prescelta del Padre, è presente allo sguardo dei credenti come esempio perfetto di amore, sia verso Dio che verso il prossimo. Come ella stessa afferma nel cantico del Magnificat, grandi cose ha fatto in lei l'Onnipotente, il cui nome è Santo".
Il Papa ci invita dunque a vivere il Giubileo facendo nostro l'atteggiamento di Maria nel Magnificat.
È proprio quello che vogliamo fare adesso: assumere l'atteggiamento di Maria, contemplando con lei la storia della sua e della nostra vocazione.
Cercheremo anzitutto di ricordare come si articola il cantico di Maria. Esso può essere diviso facilmente in due parti:
* la prima parte sono i quattro versetti iniziali, fino a: "Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono". Questa parte è tutta orientata a contemplare il vero protagonista di ogni storia di vocazione, cioè Dio stesso. Potremmo dire che si tratta di un "nuovo sguardo su Dio, in rapporto alle sue creature";
· la seconda parte contiene invece le celebri antitesi: Dio ha rovesciato dai troni i potenti, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote... Come si vede, in questa seconda parte Maria getta "uno sguardo nuovo sul mondo".
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Ma perché parliamo di "nuovo sguardo di Maria su Dio" e di "nuovo sguardo di Maria sul mondo"?
Perché Maria, sollecitata dalla domanda di Elisabetta, contempla in realtà l'evento dell'Incarnazione che si compie in lei. Nella domanda di Elisabetta, Maria scorge la conferma di questo fatto. Però la Vergine non contempla tanto l'evento dell'Incarnazione in se stesso (come fa invece Giovanni nel Prologo del suo Vangelo: "In principio era il Verbo"). Maria contempla l'Incarnazione nelle sue conseguenze. È come quando capita a noi di arrivare sulle sponde di un laghetto alpino. E allora ritorniamo bambini. Prendiamo un sasso, e lo lanciamo lontano, nell'acqua. Subito mille onde concentriche partono da quel tuffo, e si moltiplicano all'infinito, giungendo fino a noi.
Così Maria contempla l'Incarnazione. Le onde di quell'evento la raggiungono con forza. E tutto le appare nuovo: nuova le appare l'esperienza di Dio, nuova le appare l'esperienza del mondo.
Ci limitiamo per questa volta a meditare sulle due parti del Magnificat, cercando di capire l'esperienza spirituale vissuta da Maria. Nella prossima meditazione, invece, confronteremo la sua esperienza con la nostra, e metteremo in evidenza gli spunti più utili per la nostra preghiera e per la conversione della vita.
Anzitutto, dicevamo, il Magnificat è un nuovo sguardo su Dio.
Maria, prendendo la parola, risponde a Elisabetta. Tuttavia, la domanda di Elisabetta ("A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?") rimane senza risposta.
Il fatto è che Maria coglie nella domanda di Elisabetta una rivelazione ulteriore: essa è veramente la madre del Signore!
Dinanzi a questa consapevolezza, Maria raccoglie il suo spirito e si concentra nel Signore. Si verifica in lei un'esperienza unica, intensissima di Dio.

È stato osservato che, da sempre, l'affacciarsi della realtà divina sull'orizzonte umano determina due sentimenti, fra loro contrastanti: il sentimento del timore e il sentimento dell'amore.
Così è, per esempio, di Agostino, quando nelle Confessioni confida che, rivolgendosi a Dio, si sente rabbrividire e ardere insieme, e il cuore gli trema di timore e di amore.
Così certamente, e in modo più profondo, dovette capitare a Maria. Dio è chiamato da lei il Signore, l'Onnipotente, il Santo (cioè il "radicalmente Altro"), che Isaia contemplò con confusione e terrore nella sua visione.
Ma contemporaneamente questo Dio, ed ecco la novità, è chiamato da lei anche il mio Dio, anzi il mio Salvatore.

Questa esperienza intensissima del rapporto con Dio e con la sua santità determina - per reazione e per contrasto - il momento-verità sulla creatura.
Essa si sente guardata da Dio; in un certo senso, guarda se stessa con gli occhi di Dio, e percepisce in questo confronto tutta la sua indegnità.
Si pensi a Francesco d'Assisi. Disponiamo al riguardo di una testimonianza eccezionale, riconducibile a frate Leone, il fedele discepolo della prima ora. Egli si chiedeva che mai facesse o dicesse Francesco, nelle lunghe veglie di preghiera. E una notte, di nascosto, riesce a vedere Francesco a terra, con le braccia alzate, che ripete senza posa: "Chi sei tu, o dolcissimo Iddio mio? E chi sono io, vilissimo vermine, disutile servo tuo?".

Chi sei tu, chi sono io? Alla luce di Dio si svela il mistero dell'uomo.
Torna alla mente Agostino nei Soliloqui: "Che io conosca te, che io conosca me...".
Allora, alla luce del Creatore, la creatura appare nella sua verità, nella sua finitezza, nel suo limite.
Certo, Maria non scopre in se stessa il peccato, poiché essa è la senza peccato. Tuttavia, contemplando Dio, essa si percepisce come umile, piccola, serva. Ma, mentre riconosce l'incommensurabile grandezza di Dio in rapporto alla piccolezza dell'uomo, Maria riconosce che il suo Salvatore è capace di fare cose grandi con chi a lui si affida. Così Maria, vuota di sé, umile e povera, si scopre piena di grazia, e in lei si compiono le grandi cose di Dio.

In secondo luogo, il Magnificat è un nuovo sguardo sul mondo.
Il Messia che viene inaugura qualcosa di radicalmente nuovo in questo mondo.
Lo esprimono le coppie dei verbi contrapposti: ha rovesciato - ha innalzato, ha ricolmato - ha rimandato a mani vuote. Tutte le realtà di questo secolo, tutti i valori del mondo - che, pure, non cessano di essere tali - vanno rivalutati alla luce di questo nuovo e unico valore, che è il Signore Gesù, fattosi carne in questo mondo. Nulla è più come prima, nel senso che tutto va relativizzato, subordinato, riconsiderato alla luce di questo Assoluto.

Ebbene, colui che si ritiene ricco, già a posto, soddisfatto... non capisce nulla. È un povero uomo, e se ne va via triste, come il giovane ricco. Viceversa, chi lascia tutto, come i discepoli, per seguire Gesù, questi è il vero ricco. Ha il centuplo quaggiù, e la vita eterna nell'al di là.
Certo, tutto questo può essere capito solo alla luce della fede nel Signore che viene. Apparentemente il mondo va avanti come prima, e i potenti della terra, come Erode, continuano ad esercitare il loro effimero potere. Ma solo chi sta alla superficie delle cose non si accorge che tutto è mutato. Nella realtà - ancora velata, ma non per questo meno vera - Maria sa che il grande ribaltamento è già iniziato, e il ricco le appare come un poveraccio, come uno che non ha capito nulla: ha depositato in banca tante ricchezze; ma nella notte è capitato qualcosa che le ha svalutate del cento per cento, ed egli si sveglia al mattino, ed è povero in canna.

La nascita del Messia, l'avvento del Regno, hanno stabilito nel mondo una nuova gerarchia di valori. Ciò che prima contava, ora conta di meno, o non conta più nulla. E viceversa.
E' ricco soltanto colui che si fa povero delle cose del mondo, cioè colui che è capace di subordinare coraggiosamente, radicalmente, ogni cosa del mondo all'unico Assoluto, il Signore Gesù e il suo amore.

Concludo. Per riassumere in una parola le due parti del Magnificat, che abbiamo meditato, potremmo citare un'espressione pregnante di sant'Ambrogio: Maria esulta, magnifica il Signore, nella sobria ebbrezza dello Spirito. Dove l'ebbrezza si riferisce al nuovo rapporto con Dio, e la sobrietà al nuovo rapporto con il mondo.
Vedremo nella prossima meditazione come riferire a ciascuno di noi questi due elementi fondamentali dell'esperienza spirituale di Maria e di ogni vero credente: e precisamente l'ebbrezza davanti a Dio e la sobrietà davanti al mondo.


(ANNO 2000 - DAL COVOLO E., NOVENA DI MARIA AUSILIATRICE, tenuta nella Basilica di Torino-Valdocco in preparazione alla Festa del 24 Maggio 2000)
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