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    SPIRITUALITA' MARIANA -
  CANA E TABOR. MARIA E IL PADRE

Per i pellegrini che visitano la Galilea, il monte Tabor e il piccolo paese di Cana sono tra le tappe immancabili. Oltre alla vicinanza geografica, che legame c'è tra di loro?

Giovanni presenta il miracolo del cambiamento dell'acqua in vino avvenuto a Cana come il primo "segno" operato da Gesù (Gv 2,1-11). È una parola densa di significato. Un detto sapienziale cinese dice così: "Quando ti addito la luna, è alla luna che devi guardare e non al mio dito". Il segno non è fine a sé, ma rinvia al di là di sé, indica e significa una realtà che lo trascende.
L'evento a Cana è un dito che punta su Gesù, sulla sua divinità e sulla novità del Vangelo che è venuto a portare. Non soltanto il fatto nella sua totalità, ma anche i singoli elementi: il terzo giorno, le nozze, l'acqua, il vino, le sei giare, sono tutti segni sovraccarichi di significato. E i personaggi intorno a Gesù: i discepoli che giungono alla fede attraverso il segno; i servi che, con la loro obbedienza, sono diventati collaboratori e testimoni del segno; il maestro di tavola il cui malinteso ha accentuato la grandezza del prodigio; tutti appaiono come segni o paradigmi, hanno in sé un'eccedenza di significato, rinviano al di là di sé per rappresentare molte altre persone simili a sé. Che dire poi di Maria? Le sue parole concise, il suo atteggiamento discreto e premuroso non assomigliano al dito puntato sulla luna?
Mentre il miracolo a Cana è posto all'inizio della missione pubblica di Gesù, la trasfigurazione sul Tabor avviene quando Gesù si avvia verso la croce (Mt 17,1-5; Mc 9,2-13; Lc 9,28-36). Il monte, lo splendore, la veste candida, la nube luminosa, Mosè e Elia: tutto addita la gloria del Figlio di Dio e allude al suo mistero pasquale. Pietro, abbagliato dalla luce ed estasiato dalla bellezza, vorrebbe che il tempo si fermasse, che la gloria permanga. Egli crede ingenuamente di ottenere questo costruendo tre tende, ma ormai la gloria di Dio non abita nelle tende fatte da mano d'uomo. Egli si arresta al dito, ma Gesù lo spinge verso l'oltre.

Una voce

Sul Tabor, accanto alla visione, si ode una voce dal cielo. È il Padre che parla: "Questo è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo!". Gesù è il Figlio prediletto, amato dal Padre. La relazione tra Padre e Figlio è caratterizzata dall'amore. Il Padre ha voluto rendere pubblico il suo amore per il Figlio in due momenti importanti della sua vita: al battesimo sulla sponda del fiume Giordano (Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22) e ora sul Tabor. Da questa rivelazione dovremmo percepire non soltanto quanto il Padre ama il Figlio, ma anche quanto Egli ama l'umanità, per il fatto che ha donato a noi questo Figlio amato. La parola del Padre richiama le bellissime riflessioni di Giovanni: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16); "In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio." (1Gv 2,9). Gesù è il dono d'amore dal Padre all'umanità. La voce dal cielo in realtà è un'epifania di Dio come amore: amore verso il Figlio nello Spirito e amore verso l'umanità e verso tutte le sue creature.
All'affermazione segue un imperativo: "Ascoltatelo!". Tutti gli uomini e le donne, se ascoltano il Figlio, sono coinvolti nell'amore reciproco e nella comunione vitale tra Padre e Figlio e diventano essi stessi figli e figlie amati dal Padre. La voce del Padre sul Tabor richiama la voce della Madre a Cana. Tra le poche parole di Maria riportate nel Vangelo, c'è soltanto una indirizzata direttamente agli uomini, è la parola rivolta ai servi nelle nozze di Cana: "Fate quello che egli vi dirà" (Gv 2,5). A ragione questa parola è considerata "il comandamento mariano". È anche l'ultima parola pronunciata da lei, quasi un "testamento spirituale" consegnato ai suoi figli. Come il Padre ritorna nel silenzio dopo aver manifestato il suo amore per Gesù e invitato tutti ad ascoltato, così Maria non parlerà più: ha detto l'essenziale aprendo i cuori a Gesù, lui solo ha "parole di vita eterna" (Gv 6,68). Ad Jesum per Mariam. Maria conduce a seguire Gesù, a obbedire alla sua parola e a considerarlo come riferimento assoluto. Maria aiuta a formare la comunità nuova di Gesù, anzi aiuta Gesù a farsi degli amici nel senso che Egli stesso ha detto: "Voi siete miei amici, se farete ciò che vi comando" (Gv 15,14).
"Questo è il mio Figlio amato, ascoltatelo!", "Fate quello che egli vi dirà": sono parole proclamate con amore e sono parole che uniscono l'umanità a Gesù, l'unico Salvatore. La voce del Padre sul monte Tabor risuona solenne e misteriosa. La voce della Madre a Cana, semplice, discreta, soave, permeata dalla tenerezza materna e dalla sapienza femminile, è altrettanto potente. ed efficace.

Maria Ko Ha Fong
   
kohafong.rivista@ausiliatrice.net


      RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2012 - 04  
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