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    SPIRITUALITA' MARIANA -
  IL TEMPIO DI PIETRA E IL CUORE DI CARNE

Leggere i primi due capitoli del Vangelo di Luca è come vedere un film, tanto è vivace e coinvolgente il racconto. Le scene si susseguono incalzanti da un luogo all’altro, da un personaggio all’altro, il disegno misterioso di Dio si dipana tra contrasti e sviluppi graduali. Con il movimento tipico di una cinepresa, il racconto parte dall’infinito del cielo e poi il “campo” si stringe sino a mettere a fuoco il tempio di Gerusalemme. L’angelo Gabriele, mandato da Dio, appare “ritto alla destra dell’altare dell’incenso” (1,11), mentre il sacerdote Zaccaria è tutto immerso nel rito dell’offerta. Zaccaria è sposo di Elisabetta.

Ambedue in età avanzata, ambedue di integra condotta e osservanti della legge del Signore ed esemplari nella religiosità dell’Antico Testamento, ma il Signore non ha concesso loro la gioia di un figlio. Ora l’angelo reca a Zaccaria un lieto annuncio: “La tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni”. (1,13). Zaccaria, confuso e sbalordito, stenta a credere ad una notizia così sorprendente e inverosimile. La conclusione è che Zaccaria esce dal tempio muto, incapace di comunicare, perché chi non crede al disegno di Dio, non può nemmeno parlarne, rimane fuori dalla circolazione degli eventi meravigliosi.

Lo zoom della cinepresa si sposta: lascia il tempio, lascia la città santa, per posarsi su un luogo non comparabile per nulla con Gerusalemme; si tratta di “una città della Galilea, chiamata Nazaret” (1,26). Si tratta di un ambiente profano, ai confini con terre pagane. La Galilea è considerata “delle genti” (Is 8,23; Mt 4,14), cioè degli stranieri, poiché per la sua posizione geografica, entro il suo perimetro facilmente possono infiltrarsi elementi non ebrei. Infatti, a Nicodemo i farisei obietteranno sprezzanti: “Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea” (Gv 7,52). Nazaret poi, è una città completamente sconosciuta dall’Antico Testamento. Non è senza fondamento la domanda ironica di Natanaele: “Da Nazaret può venire qualcosa di buono?” (Gv 1,46).

Quotidianità domestica

Il punto focale è, ora, una casa semplice e dentro, una ragazza: Maria. “E l’angelo entrò da lei” (1,28). È lo stesso angelo che annuncia un messaggio simile, quello della nascita mirabile di un bambino. Paragonando Zaccaria e Maria, all’esterno sembra che tutto il peso della bilancia stia dalla parte del primo personaggio. Zaccaria, giusto, venerando, sacerdote, incontra il messaggero di Dio nel tempio, durante il culto. Uomo santo, luogo santo, tempo santo: tutto sottolinea la sacralità e la solennità dell’evento. Maria, invece, una ragazza sconosciuta in un luogo profano, dentro la quotidianità domestica. Ma Dio capovolge le posizioni. Egli fa capire che la sua dimora non sarà più legata al tempio di Gerusalemme. Ogni angolo di questo mondo, per quanto negletto, può essere benissimo il santuario della sua abitazione. Cessa l’economia del tempio di pietra; oramai il cuore di ogni credente che accoglie la parola di Dio può ospitare Dio, può diventare sacrario della presenza divina.
L’angelo non entra in un edificio sacro, ma entra “da lei”. È Maria in realtà il tempio dell’Altissimo. Ella “ha trovato grazia presso Dio” (1,30), il dono divino giunge a lei gratuitamente, non per la sua osservanza della legge o in risposta alla sua preghiera di domanda, come è nel caso di Zaccaria.

Nulla è impossibile a Dio

Tanto Maria come Zaccaria muovono un’obiezione di fronte all’annuncio inaudito, ma con diverso intendimento. Zaccaria avanza una riserva: “Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni” (1,18). Egli sembra quasi mettere in dubbio la possibilità di un intervento divino di carattere miracoloso. Maria, d’altra parte, chiede: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?” (1,34). Ella pone la domanda non sulla potenza di Dio, chiede piuttosto illuminazione sul come può lei adempiere la vocazione che Dio intende assegnarle, che cosa dovrà fare per obbedire alla volontà divina. Ella implora luce per poter accogliere il mistero. Quando l’angelo le assicura che è lo Spirito Santo all’opera, ciò basta a Maria perché lei pronunci il suo fiat. “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra... Nulla è impossibile a Dio” (1,35-37). La parola dell’angelo rievoca la scena del trasporto dell’arca nel tempio costruito da Salomone. Dopo la preghiera, una nube copre tutto l’edificio e la gloria di Dio riempie il tempio, segno che Dio si compiace di prendere dimora in quel luogo, diventato santo per la sua presenza (1 Re 8,9-11).

Giovane donna in cammino

Mentre Zaccaria esce muto, smarrito e chiuso dal tempio di pietra, Maria esce dalla sua casa trasformata lei stessa in tempio vivo, l’arca della nuova alleanza, trasparenza della presenza divina fra gli uomini. La macchina di Luca continua a seguirla nel suo mettersi in fretta in viaggio verso le montagna. La commozione nel cuore le mette ali ai piedi. Questa giovane donna in cammino è segno della realizzazione della promessa di Dio a Mosè e a tutto il popolo d’Israele: “Io cammino con voi” (Es 33,14).
Maria, trasformata in nuova dimora di Dio dalla potenza dello Spirito, è immagine di tutti i cristiani, i quali, in Gesù Cristo, sono resi “familiari di Dio”, “edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito” (Ef 2,22). Maria non ha solo accolto Dio nel suo grembo, ma soprattutto, come dice Sant’Agostino, ha accolto la parola di Dio nella mente e ha accolto l’amore di Dio nel cuore. Ella apre a tutti noi la possibilità di avverare ciò che dirà il suo Figlio Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui (Gv 14,23).

Maria Ko Ha Fong
   
kohafong.rivista@ausiliatrice.net


      RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2011 - 02  
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