De Maria numquam satis,
su Maria non si dirà mai abbastanza, recita da secoli
un detto molto conosciuto. Quanto è stato scritto, narrato,
riflettuto, cantato, dipinto, raffigurato, danzato, sceneggiato
sulla Madre di Gesù! Tra le innumerevoli lodi innalzate
a Maria lungo i secoli, cè lantico, stupendo
inno Akáthistos della liturgia bizantina. Dentro unarchitettura
poetica molto curata troviamo espressioni e immagini meravigliose
che celebrano in forma poetica la bellezza di Maria. Qui ne presento
tre, semplici e suggestive: Maria come scala, ponte e porta.
Ave,
o scala celeste che scese lEterno.
Ave, o ponte che porti gli uomini al cielo.
Ave, tu porta del sacro mistero.
Da sempre luomo avverte
come insormontabile la distanza tra il cielo e la terra, tra
il suo mondo e quello misterioso e irraggiungibile dove abita
la divinità. Da sempre egli desidera che questa distanza
si accorci, che la sfera divina e quella umana si tocchino per
un abbraccio. «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!»
(Is 63,19): questo grido del profeta Isaia esprime un anelito
profondo dellumanità.
Lumanità ha tentato di superare questa distanza
di propria iniziativa e con i propri mezzi. Adamo e Eva hanno
ceduto alla tentazione di «diventare come Dio» (Gn
3,5). I loro discendenti hanno cercato di «costruire una
torre e una città, la cui cima tocchi il cielo»
(Gn 11,3). E naturalmente la loro impresa fallì, con conseguenze
dolorose. Andando avanti nella storia, gli uomini hanno imparato
gradualmente che il salire delluomo in cielo
non è possibile se non preceduto da un discendere
di Dio sulla terra. Si rivolgono quindi a Dio nella preghiera,
perché Egli si chini su di loro (Sal 14,2;
53,3; 102,20; 113,6), e vedono in ogni intervento divino a loro
favore un scendere di Dio verso il suo popolo (Es
3,8; 19,11; Nm 11,17; Sal 144,5).
La terra
è un riflesso della bellezza del cielo
Intanto si matura lidea
che Dio ama manifestarsi in determinati luoghi, luoghi santi
scelti da Lui come punto di contatto tra cielo e terra. Così
esclama Giacobbe dopo aver visto in sogno la scala che dalla
terra saliva fino al cielo: «Quanto è terribile
questo luogo! Questo è proprio la casa di Dio, questo
è la porta del cielo!» (Gn 28,17). Al tempo di Davide
e Salomone, il luogo santo per eccellenza diviene la città
di Gerusalemme e soprattutto il tempio. Da allora, lesperienza
del tempio è il desiderio più grande di ogni pio
Israelita.
La situazione cambia con lincarnazione. Ora il punto dincontro
fra la sfera divina e quella umana non è più un
luogo, ma una persona, il Figlio di Dio fatto uomo, colui che
professiamo nel Credo: «per noi uomini e per la nostra
salvezza discese dal cielo». Egli porta il cielo sulla
terra e solleva la terra al cielo. Facendosi abitante del mondo
annuncia a tutti i suoi coinquilini questo lieto messaggio: la
terra è un riflesso della bellezza del cielo. Tutto il
cosmo è un sacramento dellamore divino.
Questa trasformazione si è realizzata con la umile collaborazione
di Maria, la madre; colei che, in maniera unica, rende concreta,
corporea, umana, la presenza di Dio. Presentandola avvolta dallo
Spirito (Lc 1,35), Luca vede Maria come nuovo tabernacolo e nuovo
tempio, nuova arca dellalleanza, nuova dimora di Dio, nuovo
spazio di salvezza. Nella tradizione iconografica ella è
spesso raffigurata come la platitera, la più vasta
dei cieli. Colui che i cieli non possono contenere prende
dimora nel suo grembo. Colui per mezzo del quale «tutto
è stato fatto» (Gv 1,3), colui in cui avviene la
«ricapitolazione di tutte le cose, quelle del cielo come
quelle della terra» (Ef 1,10), abita in Maria per trasformare
tutto il mondo in casa sua e tutta lumanità, i suoi
coinquilini, non più stranieri, ma «concittadini
dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19).
LOdigitria,
che indica la via
Non è soltanto lo spazio
fisico, ma soprattutto lo spazio interiore di Maria che la rende
il luogo dellabbraccio tra il cielo e la terra. Nella preghiera
del Padre nostro, insegnando ai suoi discepoli a dire «sia
fatta la tua volontà come in cielo così in terra»
(Mt 6,10), Gesù mostra in che modo si realizza questo
abbraccio tanto atteso dagli uomini e anche da Dio: fare la volontà
del Padre. Egli avrebbe potuto additare come modello sua Madre,
la quale, pronunciato il fiat, è diventata scala,
ponte tra cielo e terra.
Scala, ponte, porta: sono tutte immagini di collegamento dinamico,
che parlano di comunicazione, di movimento. Nei Vangeli, Maria
è spesso in cammino. I suoi spostamenti sono frequenti:
Nazaret, Ain Karim, Betlemme, Gerusalemme, Egitto, sono accompagnati
da un movimento interiore ben più intenso. La sua «peregrinazione
della fede» (Lumen Gentium, 58) è modello del nostro
camminare verso la mèta celeste. Mentre Gesù rivela
se stesso come «la via» (Gv 14,6), «la porta»
(Gv 10,1), Maria è venerata dalla Chiesa come «Odigitria»,
colei che indica la via, e «ianua coeli», la porta
del cielo.
Ave,
o scala celeste che scese lEterno.
Ave,
o ponte che porti gli uomini al cielo.
Ave,
tu porta del sacro mistero.
Maria Ko Ha Fong fma