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    SPIRITUALITA' MARIANA -
  "ALLORA MARIA DISSE...."

La presentazione biblica di Maria ha per me, d’origine cinese, qualcosa di simile a un dipinto sulla seta che ha queste caratteristiche tipiche: poche pennellate, molto spazio bianco, colori tenui, contorni non totalmente definiti, soggetti semplici e senza pretesa, atmosfera di sacro silenzio. Le poche pennellate cadono armoniosamente in posti appropriati e sprizzano energie; grazie ad esse anche lo spazio bianco diventa denso di significato.

Il tutto invita a trascendere, a lanciarsi verso l’infinito, a spiare il mistero, a fare esperienza dell’oltre, a dilatarsi nel bello. Le notizie su Maria riportate dagli evangelisti sono, infatti, molto scarse, ma i pochi tocchi di colore formano, con il molto spazio bianco che li circonda, un tutto armonioso, dinamico ed affascinante.

Da 20 secoli la Chiesa contempla questa bellezza sobria, e riesce ancora a scoprire sempre nuovi significati, nuove illuminazioni e nuove energie per il proprio cammino. “De Maria numquam satis”, afferma San Bernardo. La contemplazione dei pochi tratti evangelici su Maria non ha mai fine.

Soltanto sei frasi in tutto il Vangelo

Se i racconti evangelici su Maria sono misurati, ancor di più lo sono le sue parole. Maria ha parlato soltanto sei volte nei Vangeli: due volte all’angelo nell’annunciazione (Lc 1,34.38), una volta all’incontro con Elisabetta, quando esplode di gioia cantando il Magnificat (Lc 1,46-55), una volta a Gesù dodicenne ritrovato nel tempio (Lc 2,48), due volte alle nozze di Cana rivolgendosi a Gesù (Gv 2,3) e poi ai servi (2,5). Tutte le sei frasi di Maria si aprono con la breve premessa: “Allora Maria disse” oppure “la madre disse”.

Il “dire” di Maria si presenta scarno, semplice, eppure limpido, denso, alimentato dal silenzio, sgorgato dal profondo della vita, rivestita d’una sobria contemplazione, incisiva come la parola-spada di Dio.
Nell’annunciazione, di fronte al messaggio sorprendente dell’angelo, la parola di Maria non scatta in modo istantaneo.

La sua prima reazione è di turbamento, tipico di chi è consapevole di trovarsi di fronte a qualcosa che lo trascende infinitamente, ad una novità insospettata di cui non riesce a cogliere subito il senso. È l’atteggiamento dell’umile e del riflessivo, di chi cioè è cosciente della propria piccolezza e si avvicina al mistero con timidezza e discrezione, attento a penetrarne il senso.

Maria invoca luce: “Come è possibile? Non conosco uomo”, e manifesta il dilemma del suo voler acconsentire, ma non saper come. Ella domanda a Dio che cosa dovrà fare per essere in grado di obbedire. Dopo che l’angelo le ha rivelato in che modo è resa protagonista, luogo e testimone di “grandi cose”, Maria accetta con piena disponibilità, passando così dalla domanda al consenso: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.

Ad Ain Karim, nell’incontro con Elisabetta, il “dire” di Maria è un’esplosione poetica di gioia, di commozione e di riconoscenza. La poesia è la forma più piena, più densa e più bella della comunicazione umana. È il linguaggio che unifica e armonizza tutte le profondità dell’essere e le lancia verso l’infinito. È un linguaggio d’innocenza, di meraviglia, d’amore, di gratuità, di “esplosione” di vita. Maria, con il Dio nascosto dentro di sé in una forma così nuova e sorprendente, non può non sentirsi travolta dal mistero e inondata da una gioia traboccante. Le sue parole sgorgano dal cuore come dice il salmista: “Effonde il mio cuore belle parole, io canto al re il mio poema. La mia lingua è penna di scrittore veloce” (Sal 44).

Parole d’accoglienza

Un lungo silenzio collega l’episodio di Ain Karim a quello della visita a Gerusalemme con Gesù dodicenne. Il viaggio alla città santa segna una tappa della crescita di Gesù: è l’anticipazione di un altro viaggio a Gerusalemme che culminerà nella sua Pasqua, ma contemporaneamente segna anche la crescita della madre.
Ritrovato Gesù nel tempio dopo tre giorni, Maria gli domanda: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo”.

Nel “perché” di Maria è il riassunto di tanti perché dell’umanità intorno al mistero della croce e, nella sua ansia, l’angoscia di tante persone che cercano faticosamente Dio. Anche Maria cresce nell’accoglienza dell’identità di Gesù – questo figlio non è solo figlio suo – e cresce nella consapevolezza che Dio rimane sempre misterioso e che l’uomo deve continuamente “cercarlo”.
A Cana, Maria riveste il ruolo di mediatrice. Le due parole pronunciate da Maria: “Non hanno più vino” e “Fate quello che vi dirà”, mettono in risalto questa dimensione. Maria legge in profondità la storia umana, ne individua i problemi ancora nascosti, raccoglie i gemiti non ancora verbalizzati, scorge la sofferenza ancora senza nome.

Ella scopre il nodo essenziale del guazzabuglio e lo presenta a suo Figlio, l’unico che lo può sciogliere. E intanto prepara i servi all’accoglienza dell’aiuto divino con un’indicazione sicura. “Fate quello che egli vi dirà” è, tra le frasi pronunciate da Maria, l’unica indirizzata agli uomini. È anche l’ultima parola sua registrata nel Vangelo, quasi un “testamento spirituale”. Dopo questo Maria non parlerà più: ha detto l’essenziale.

                                                                                                                         Maria Ko Ha Fong fma


IMMAGINE:
“Nella passione del suo Unigenito Maria ha partorito la salvezza di tutti noi, certamente ella è la madre di noi tutti” (Ruperto di Deutz, monaco e teologo).- Sandro Botticelli, La Madonna del Magnificat, Uffizi, Firenze



      RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2010 - 5  
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