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    SPIRITUALITA' MARIANA -
  UNA VITA CARICA DI ETERNITA'

Nella tradizione giudaica dei Chassidim c’è questo piccolo racconto. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio per far dono della vita eterna a chi avesse un momento di tempo per riceverlo. Ma l’angelo tornò indietro senza aver potuto adempiere la sua missione. Non trovò nessuno che avesse tempo.

Può sembrare una cosa assurda, ma se guardiamo alla vita frenetica di molti di noi, il racconto non appare lontano dalla realtà. Corriamo affannosamente cercando di tenere il passo con l’attimo fuggente, siamo soffocati da avvenimenti e informazioni, ci appesantiamo di tante piccole cose passeggere, non abbiamo il tempo per ricevere il dono dell’eternità. Eppure, che cosa è il tempo, staccato dall’eternità?

Nella letteratura del Buddismo Zen, si legge questo dialogo illuminante. Il discepolo chiede: “Maestro, come fa una goccia d’acqua per non essere prosciugata?”. “Deve tornare all’oceano”, risponde il maestro.

Il tempo, fuori dell’orbita dell’eternità, si dissecca. L’uomo che non sa accogliere l’eterno nella propria vita, si svuota. È condannato alla noia che il Qohelet dipinge con colori tristi: “Vanità delle vanità, tutto è vanità. Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affannare per cui fatica sotto il sole?” (Qo 1,2-8).

Maria, al contrario, ha tempo per accogliere l’eterno. Lei sa trasformare il tempo in storia, anzi, in storia di salvezza. Tutta la sua vita è permeata d’eternità, tutta la sua esistenza è una pasqua perenne, un continuo passaggio alle cose che non passano.

Maria, scala celeste che scelse l’Eterno

La liturgia bizantina, nel suo bellissimo inno Akáthistos alla Madre di Dio, saluta Maria quale “scala celeste che scelse l’Eterno”. Maria è il luogo d’incontro tra cielo e terra, tra l’eterno e il tempo, tra Dio e l’uomo.

È la congiunzione tra la piccolezza umana e la grandezza divina. È il vuoto più completo di sé che accoglie la ricchezza più piena di Dio. È la gratuità amorosa abbracciata dalla gratitudine sincera. È il frammento che lascia entrare in sé il tutto.

La discesa dell’Eterno non si ferma soltanto in Maria. Ella è anche “la scala”, o come continua a cantare l’inno, è “il ponte che porta gli uomini ai cieli”. Con il suo fiat all’annuncio dell’angelo, lei introduce l’umanità a un modo nuovo di accogliere il suo Dio: accoglierlo nella propria carne, nella propria storia.

Ad Ain Karim, Maria fa esultare Giovanni Battista ancora nel grembo materno. Portando Gesù al tempio, fa trasalire di gioia due anziani al tramonto della loro esistenza. Vita che inizia e vita che termina: tutto assume il senso d’eterno in Gesù e nella sua madre che lo porta agli altri.

Adesso e nell’ora della nostra morte

Maria è particolarmente presente nel momento del nostro passaggio da questa vita alla gioia eterna. Nella seconda parte dell’Ave Maria preghiamo: “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte”.

È una richiesta semplice, ma sentita. Sappiamo che anche nell’ora della morte siamo peccatori e bisognosi di aiuto, sappiamo che è un’ora decisiva, perché si tratta del nostro affidamento totale e definitivo al nostro Creatore.

L’hora mortis segna il nostro transito dall’esistenza temporanea all’eternità, porta a compimento in modo totale e irreversibile la nostra storia di libertà e fissa per sempre la fisionomia con cui appariamo all’incontro col Signore. Nell’ora della morte veniamo de-finiti. È un passaggio difficile che ci sgomenta e ci fa paura per il carico di ignoto che ha in sé. Siamo certi che verrà, ma non ci è dato di sapere come, quando e dove.

Abbiamo bisogno dell’aiuto di Maria che è esperta di quell’ora. Lei stessa ha affrontato quell’ora con serenità. Si è preparata tutta la vita, mettendo la propria vita, attimo per attimo, nella sfera dell’eterno. Maria fu presente all’hora mortis del Figlio. In quell’ora Gesù, prima di pronunciare “Tutto è compiuto”, ha consegnato tutta l’umanità, tutti gli uomini a sua madre perché li considerasse come suoi figli.

È per volontà del Figlio che Maria prende cura della nostra vita e della nostra morte. Come ha assistito a quell’ora di Gesù, assisterà tutti i suoi figli affidatile da Gesù. Noi glielo chiediamo con insistenza ogni giorno. Per tre volte nella preghiera dell’Angelus e per cinquanta volte nella recita del rosario, le ricordiamo di venirci in aiuto in quell’ora ignota, ma decisiva. E sicuramente Maria non mancherà all’appuntamento.

                                                                                                                         Maria Ko Ha Fong fma


IMMAGINE:
Maria è la “scala” che porta gli uomini al Cielo. Nell’immagine a destra: “La visione di Giacobbe”, dipinto di Cristofano Allori, nella torinese Galleria Sabauda.



      RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2010 - 3  
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