In uno dei suoi viaggi,
lo scrittore e diplomatico messicano Carlos Fuentes era diretto
a un villaggio che non conosceva bene. Così, si fermò
a chiedere a un contadino quanto era lontano. La risposta fu:
«Se ti fosti messo a camminare allalba, adesso saresti
arrivato». Quel contadino aveva un altro modo di misurare
il tempo e le distanze: non in ore o in chilometri, ma con la
dinamica del camminare e con il ritmo della natura.
Una vita
sulla via
Nella sua vita terrena, Maria
ha viaggiato parecchio, molto più di una donna ebrea dei
suoi tempi. Sotto la penna degli evangelisti, come per Gesù,
anche la figura di Maria è itinerante e dinamica. Gesù
nasce per la via, muore per la via e lungo la sua vita missionaria
è sempre sulla via.
Non solo. Egli stesso è
«la via» che conduce al Padre. Anche sua madre si
trova spesso sulla via. Il suo cammino tra Nazaret, Ain Karim,
Betlemme, Cana di Galilea, Gerusalemme, Egitto, i suoi passi
sui vicoli della sua vita quotidiana, sui sentieri aridi e tortuosi
della montagna, sulle strade affollate delle città, sui
gradini del tempio, sono accompagnati da un movimento interiore
ben più intenso.
Proviamo a domandare a Maria quanto dista e quanto tempo ci vuole
per andare da Nazaret ad Ain Karim, a Betlemme, a Gerusalemme...
Come avrebbe risposto Maria?
Non in chilometri e ore, supponiamo. Ci avrebbe forse parlato
della sua fretta per raggiungere la casa di Zaccaria e di Elisabetta
per prestare loro il suo servizio. Ci avrebbe raccontato dei
suoi sentimenti intrisi di dolcezza e di ansia quando, con Giuseppe
come compagno e con il figlio di Dio nascosto nel silenzio del
suo grembo, si metteva in viaggio per farsi registrare nella
città di David.
Ci avrebbe forse descritto
il suo batticuore quando cercava Gesù dodicenne nei dintorni
di Gerusalemme e confidato con quale dolore straziante ha vissuto
lora di Gesù sul Calvario e poi, con quale gioia
indicibile, il suo terzo giorno.
Andare e
restare
La premura del cammino verso
Ain Karim, come la sollecitudine alle nozze di Cana, mostrano
lo stile attivo, intraprendente, creativo, risoluto di Maria.
Il suo andare in fretta è immagine della Chiesa missionaria
che, subito dopo la Pentecoste, investita dallo Spirito Santo,
si mette in cammino per diffondere la buona novella fino agli
estremi confini della terra. Paolo conosce bene questa fretta:
«È lamore di Cristo che ci spinge» (2
Cor 5,14).
Maria non pensa alle distanze,
ai rischi possibili. Non calcola il tempo, non misura la fatica.
Lardore nel cuore le mette ali ai piedi. Si sente spinta,
mandata da quel Dio che porta dentro. Il camminare di Maria non
è soltanto movimento esterno, ma è anche un andare
restando nel Signore, un partire dimorando in lui, un viaggiare
portandolo dentro di sé. È la vita interiore che
muove, dirige, avvolge e dà senso allazione esteriore;
è il silenzio che matura la parola. Ella unisce la contemplazione
nellincontro con il mistero alla concreta azione nellesperienza
del servizio; fonde in armonia il più grande trasporto
nei confronti di Dio e il più grande realismo nel confronti
del mondo e della storia.
Progredire
e regredire
Alla sollecitudine e laboriosità
esterna corrisponde una vivace attività interna. Maria
«serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore».
Luca ha voluto sottolineare latteggiamento riflessivo e
sapiente di Maria di fronte al mistero, ripetendo questa frase
due volte (Lc 2,19.51). È unespressione che apre
profondi spiragli sulla vita interiore di Maria.
È una donna dal cuore
grande, capace di conservare le «grandi cose» operate
da Dio in lei nella storia, capace di far memoria delle meraviglie
di Dio, capace di collegare dentro di sé il passato con
il presente, trasformando tutto in seme di futuro. Maria non
capisce subito tutto, ma ospita tutto nel suo cuore, si apre
al mistero lasciandosi coinvolgere e rispettando i ritmi della
rivelazione storica di Dio.
«Conservare le cose nel
cuore» vuole dire saper fare memoria, saper ricordare (dal
latino re-cordari), cioè far salire di nuovo le cose nel
cuore. Questo atteggiamento di Maria, Gesù lo insegna
anche ai suoi discepoli: «Ma io vi ho detto queste cose
perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate
che ve ne ho parlato» (Gv 16,4).
«Il seme caduto sulla
terra buona sono coloro che, dopo aver ascoltato la parola con
cuore buono e perfetto, la custodiscono e producono frutto con
la loro perseveranza» (Lc 8,15).
Egli manda loro lo Spirito,
perché «vi ricorderà tutto ciò che
io vi ho detto» (Gv 14,26).
Maria ci sia maestra nellarte di progredire nel cammino
della vita e di regredire nella memoria, nella riflessione. Ci
insegni il segreto dellunificazione vitale tra interiorità
e attività, tra essere e fare, tra credere e operare,
tra preghiera e lavoro, tra memoria e creatività, tra
concentrazione e diffusione della parola di Dio, tra «conservare
tutto nel cuore» e «camminare in fretta», tra
laccogliere il dono di Dio e il farsi dono di Dio per gli
altri.
Maria Ko Ha fong fma