«Maria
si mise in viaggio verso la montagna
e raggiunse
in fretta una città di Giuda» (Lc 39-40).
È una bella immagine
questa di Maria, giovane ragazza coraggiosa e determinata, che,
aggregandosi a qualche carovana in marcia verso Gerusalemme,
in fretta vuole raggiungere lanziana cugina
ad Ain Karen, quasi 150 km a sud di Nazaret. Questo aspetto dinamico
della Visitazione è sempre stata fonte di ispirazione
e di riflessione per la Chiesa.
La mariologia conciliare e
quella contemporanea hanno continuato a mettere in rilievo questa
itineranza di Maria, vedendovi in essa un modello
per lintera Chiesa vista come popolo in cammino verso Dio.
Non solo ma anche per ogni singolo discepolo di Cristo alla sequela
del Maestro (si veda anche il concetto di peregrinatio
fidei di Maria in Lumen Gentium n. 58 e Redemptoris Mater
n. 2). Come Gesù è la Via al Padre (Gv 14,6), la
Chiesa ha sempre indicato Maria come la più perfetta discepola
di Cristo (la prima vera cristiana), e quindi la
via più sicura per andare a Lui e con Lui al Padre. Maria
è la Odighitria cioè colei che indica
la strada per andare a Cristo.
Levangelista Luca aggiunge
che Maria aveva fretta di raggiungere Elisabetta
e di mettersi al suo servizio. Una fretta divina (non quella
nostra spesso di natura nevrotica), una fretta posta in lei dallo
Spirito. SantAnbrogio scriverà: La grazia
dello Spirito Santo non conosce ritardi. Chi è guidato
dallo Spirito non indugia in calcoli umani, spesso solo umani
e quindi egocentrici. Intuiamo che è lo Spirito
a muovere Maria e a donarle tale libertà, tale creatività
nelluscire dalle abitudini (Carlo M. Martini).
Maria dopo lAnnunciazione
è ormai la kekaritomene cioè colei
che è la ricolma di grazia cioè ricolma di
Dio e del suo Dono, lo Spirito. Lei non solo è la cristofora
perché porta Cristo nel suo grembo, ma è anche
la pneumatofora cioè portatrice dello
Spirito. Ma nello stesso tempo è lei stessa portata
dal Figlio e dallo Spirito. Quello stesso Spirito presente e
determinante per lei non solo nellAnnunciazione, ma anche
in seguito: sarà infatti lui che la sosterrà, la
consolerà, e la guiderà gradualmente alla verità
su Gesù.
Maria è
portatrice di pace
«Entrata nella casa di
Zaccaria salutò Elisabetta». Un saluto alla maniera
ebraica, in cui ci si augura la pace (Shalom), la
vera pace che può essere data solo dal Signore perché
la visita del Signore è la pace per la casa delluomo.
Un saluto speciale tra due donne, una era madre ancora vergine,
laltra madre dopo che era stata sterile, luna giovanissima
e laltra anziana, parenti tra di loro, tutte e due incinte
e rese protagoniste dalla bontà divina, sorrette e guidate
dallo Spirito. Maria, segno del Nuovo che realizza lAntico
Testamento porta in sé la beatitudine di quel dono che
è Dio stesso, principio e principe della pace, compimento
di ogni desiderio umano.
Il racconto della Visitazione,
unico del genere in tutto il Nuovo Testamento, è pieno
di bellezza e di delicatezza femminili. Una pagina biblica di
vero protagonismo femminile. Ha scritto suor Maria Ko Ha Fong:
Maria ed Elisabetta: due donne protese verso il futuro
del loro grembo, due donne che custodiscono dentro di sé
un mistero ineffabile, un miracolo stupendo. La coscienza di
essere rese oggetto di particolare predilezione di Dio le unisce,
la missione comune di collaborare con Dio per un progetto grandioso
le entusiasma e le fa esplodere in benedizione ed in canto di
lode, lesperienza della maternità prodigiosa le
rende solidali. Il prodigio di Dio in Elisabetta è stato
per Maria un segno che lha aiutata a pronunciare il suo
fiat; ora il prodigio di Dio in Maria è segno per Elisabetta,
un segno che suscita in lei una confessione di fede. Così
le due donne, sono, luna per laltra, luogo di scoperta
di Dio, epifania della sua grandezza e motivo per cui lodarlo
e ringraziarlo (Lectio Divina, in Theotokos 1997, p. 177-195).
Per questo motivo Elisabetta,
guidata dallo Spirito, esulta lei stessa e sente sussultare di
gioia il suo bambino. Lei infatti riconosce in Maria il compimento
delle promesse fatte ad Israele. In Maria, Elisabetta vede lArca
della nuova Alleanza, e come lArca di Dio portava gioia
e benedizione solo con la sua stessa presenza (2 Sam 6,2-11),
così Maria. E così, mossa dallo Spirito, Elisabetta
la chiama la Madre del mio Signore, cioè la
Madre del Figlio di Dio, del Messia, invocato e sospirato per
tanti secoli. Proprio quella sua giovane cugina portava in grembo
lAtteso delle genti, il Salvatore promesso.
È
propriamente la Visitazione di Cristo a Giovanni
Cè un bel commento
di SantAmbrogio su questo incontro di Maria ed Elisabetta:
Elisabetta udì per prima la voce, ma Giovanni percepì
per primo la grazia; essa udì secondo lordine della
natura, egli esultò in virtù del mistero; essa
sentì larrivo di Maria, egli del Signore; la donna
larrivo della donna, il bambino larrivo del bambino.
Esse parlano delle grazie ricevute,
essi nel seno delle loro madri realizzano la grazia ed il mistero
della misericordia a profitto delle madri stesse: e questo per
un duplice miracolo profetizzano sotto lispirazione dei
figli che portano. Del figlio si dice che esultò, della
madre che fu ricolma dello Spirito, ma fu il figlio, ripieno
dello Spirito Santo a ricolmare anche la madre. Esultò
Giovanni, esultò anche lo Spirito di Maria.
Ma mentre di Elisabetta si
dice che fu ricolma di Spirito Santo allorché Giovanni
esultò, di Maria, che era già ricolma di Spirito
Santo, si dice che allora il suo spirito esultò. Colui
che è incomprensibile operava in modo incomprensibile
nella madre. Luna, Elisabetta, fu ripiena di Spirito Santo
dopo la concezione, Maria invece prima della concezione
(Lc 2,19-22).
E Adrienne von Speyr precisa:
La visita, nel suo più profondo significato, non
è una visita di Maria ad Elisabetta, ma una visita di
Cristo a Giovanni. Entrambe le madri fungono ora solo da mediazione
per i figli. Come si vede anche nella Visitazione il protagonista
dellincontro è lo Spirito Santo, lo Spirito di quel
Gesù che deve ancora nascere, ma al quale sta preparando
il terreno ispirando parole profetiche ad Elisabetta e santificando
il figlio. Questi diventerà il profeta dellAltissimo,
camminerà davanti al Signore (Lc 1,76), sarà
come la sintesi di tutti i profeti perché il precursore
di Cristo, il Messia. Due Bambini, ma che differenza tra loro.
Commenta San Gregorio di Nazianzio: Dopo la prima incerta
luce del precursore, viene la Luce stessa, che è tutto
fulgore. Dopo la voce, viene la Parola, dopo lamico dello
Sposo, viene lo Sposo stesso (Discorso 45,28).
Maria è
la prima missionaria di Cristo
Gesù Cristo è
stato definito il primo Missionario, cioè il primo inviato
ad annunciare il Regno di Dio; per questo egli stesso si autodefinì
spesso Colui che il Padre ha mandato. Anche Maria
è Missionaria, perché, come afferma Giovanni Paolo
II nella RM n. 20, essendo Madre di Gesù, è diventata
in un certo senso, la prima discepola di suo Figlio.
Nella stessa enciclica (n. 21) viene messa in risalto la sua
sollecitudine materna per gli uomini, il suo andare incontro
ad essi nella vasta gamma dei loro bisogni. Il suo stile
è attivo, solidale, interessato, intraprendente e anche
creativo (ricordiamo le nozze di Cana e anche la Visitazione).
Anche il Papa Paolo VI così
si esprime: La donna contemporanea, con lieta sorpresa,
constaterà che Maria di Nazaret, pur completamente abbandonata
alla volontà del Signore, fu tuttaltro che donna
passivamente remissiva o di una religiosità alienante...
e riconoscerà in lei una donna forte, che conobbe povertà
e sofferenza, fuga ed esilio... (Marialis Cultus, n. 37).
Il viaggio di Maria quindi
è un viaggio di natura missionaria. Dopo lAnnunciazione
lei stessa si percepisce come Colei che è stata
ricolmata di grazia da parte del Signore Altissimo, che
è stata amata totalmente ed evangelizzata per prima
avendo ricevuto la lieta notizia dellIncarnazione, prima
di tutti gli altri. Nella Visitazione abbiamo insieme la prima
evangelizzata che diventa la prima evangelizzatrice diventando
così come il prototipo di tutti i missionari proprio perché
sospinta solo dallamore di e per Cristo (2 Cor 5,14).
Origene, un Padre della Chiesa,
ha scritto: Gesù, che era nel seno di lei, aveva
fretta di santificare Giovanni che si trovava nel grembo della
madre (Omelie su Luca VII, 1). Ecco che Maria diventa lo
strumento per attuare questa fretta evangelizzatrice
di Gesù verso il cugino.
Vangelo significa buona
o bella notizia ed è quella che ha annunciato Gesù
Cristo portando nel mondo la salvezza, la riconciliazione con
Dio e la gioia. Sono infatti le belle notizie che ridanno la
gioia persa ed il coraggio di andare avanti. Il Vangelo è
Gesù Cristo stesso (Origene parla di Autobasileia),
la vera bella notizia che ha riportato nel mondo la gioia, cominciando
dalla Madre Maria, da Elisabetta e da Giovanni.
Maria è
portatrice di gioia, segno della Nuova Alleanza
Ogni nuova vita nel mondo non
è che un piccolo riflesso di Dio Creatore ed un invito
da parte sua a sperare nel futuro. Lui stesso, Dio della vita
e di ogni vita, non può non sorridere davanti ad ogni
forma di vita. Ma lo fa specialmente davanti ad un bambino. Dio
Padre, anche lui, avrà sorriso di gioia davanti a quelle
sue due figlie, ambedue donne incinte e future madri, felici
e festanti, perché si sentivano benedette dallAlto.
Commenta ancora Maria Ko Ha
Fong:
La gioia di Maria è
ben più grande di quella di qualsiasi madre. Il Figlio
nascosto nel suo grembo non è solo un sorriso di Dio,
ma è il Dio del sorriso, il Dio della gioia, di una letizia
contagiosa, coinvolgente... Intorno a Maria la gioia si espande.
Alla sua presenza, anche Zaccaria, chiuso nel suo mutismo incredulo,
sente avvicinarsi ladempimento della promessa fattagli
dallangelo «Avrai gioia ed esultanza» (Lc 1,149).
Ed il teologo Bruno Forte precisa
ancora:
La gioia nasce dal sentirsi
amati: perciò il cristiano, che sa nella fede di essere
infinitamente amato da Dio, avvolto e custodito dalla tenerezza
del suo amore fedele, è fatto per la gioia... La gioia
scaturisce dallumile riconoscimento dei tanti doni che
riempiono lesistenza, dal cielo sopra di noi, al cuore
che batte in noi, allamore che ci dona coraggio e vita...
La gioia è proclamata in maniera nuova e definitiva dalla
buona novella dellAvvento del Dio con noi: «Non temete,
ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il
popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un
salvatore, che è il Cristo Signore» (Lc 2,10).
La Visitazione sembra proprio
costituire il primo lampo di gioia messianica portata dalla presenza
di Gesù in sua Madre Maria. Quella stessa gioia che sarà
portata dal Vangelo predicato e testimoniato da tanti altri missionari
e missionarie nel nome di Gesù e sullesempio di
Maria.
Mario Scudu
Mario Scudu sdb