HOME PAGE | HOME PAGE - ITALIANO | FORMAZIONE CRISTIANA  | FORMAZIONE MARIANA | INFO VALDOCCO  |



    SPIRITUALITA' MARIANA - 7 :
  MARIA, UNA SPERANZA SEMPRE ACCESA


Alcuni anni fa, Anastasio Ballestrero, (vescovo di Torino dal 1977 al 1989), in una delle sue profonde meditazioni mariane ha scritto:

“La Madonna è presente nella nostra vita non perché ve la mettiamo noi, ma per un posto che prende da sé nella volontà del Figlio suo. Maria è un dono che Dio fa all’umanità; riceverlo vuol dire essere credenti, custodirlo vuol dire essere fedeli, amarlo e viverlo vuol dire rendere feconda la nostra fede e nutrire inesauribilmente la nostra carità”.

E, aggiungo io, alimentare anche la nostra speranza. Ne abbiamo sempre bisogno, ogni giorno. Non per niente la Chiesa nella sua antichissima preghiera della Salve Regina la chiama “Speranza nostra, salve”.

E ancora più avanti, criticando un certo ed errato “minimismo mariano”, che si è avuto dopo il Vaticano II presso studiosi o semplici fedeli, chiede perdono a Maria di Nazaret dicendole affettuosamente: “Madre mia, ti siamo costati l’olocausto di un Figlio, ti siamo costati il peso di una maternità indefettibile e tribolata, ti siamo costati una pazienza senza fine, una speranza sempre accesa, un cuore ardente di amore... e non ti vogliamo bene. O te lo vogliamo a sprazzi, a momenti...”. Trovo molto bella la definizione di Maria come “una speranza sempre accesa”, che riecheggia la sublime definizione di Dante “di speranza fontana vivace”.

Recita un proverbio: “Finché c’è vita, c’è speranza”. Sì, ma molto spesso per milioni di persone, la vita è difficile, è dura, è piena di frustrazioni esistenziali, di diritti calpestati, di amori distrutti, di desideri sani e legittimi incompiuti, di progetti non realizzati, di salute persa... E la morte, che si avvicina, inesorabile e inarrestabile. Per tutti, ma sembra più crudele e più veloce per i poveri. E così anche la speranza se ne va, molte volte diventa più debole, spesso si spegne... e, comunque, vivere diventa più difficile. E questo per cristiani e non cristiani, uomini e donne.

L’uomo per natura, da un certo punto di vista, rimane sempre bambino, ed ha bisogno perciò che qualche persona eserciti su di lui la funzione materna con quel carico di emozioni, di dolcezza, di sorriso, di incoraggiamento, di speranza che essa comporta e che ogni buona mamma fa per il figlio. E questa funzione, spirituale ma reale, la fede cristiana l’attribuisce alla Madonna, come Madre della Chiesa e dei singoli fedeli, e che i suoi veri e sinceri devoti sperimentano.

Il perché delle apparizioni di Maria

Il teologo cattolico Hans Urs von Balthasar a quelli che si meravigliavano, o non capivano... o peggio criticavano le tante apparizioni di Maria di Nazaret lungo la storia (se confrontate a quelle molto rare di Gesù Cristo) rispondeva: “Chi si meraviglia di questo non ha capito chi è veramente Maria”, cioè che le apparizioni lungo i secoli sono il mezzo che lei ha scelto e di cui lei si serve liberamente per adempiere alla missione di Madre nostra, missione che gli ha dato lo stesso Gesù morente in croce.

E lei ha compiuto nei secoli e compie tuttora questa funzione materna: apparendo, parlando, ammonendo, incoraggiando, sorridendo, piangendo, pregando, accompagnando ciascuno di noi nel nostro cammino di pellegrini verso il Padre, nostra Patria definitiva.
Come una buona Madre. Tutte azioni che possiamo sintetizzare nell’espressione: tenere sempre accesa la nostra fede e la nostra speranza in suo Figlio, il nostro Salvatore e Signore.

Ma tutto questo anche nel nostro mondo di oggi? All’interno del nostro mondo occidentale saturo di beni e di tecnologia e povero di anima e di amore? All’interno di una cultura moderna o post moderna che ha emarginato coscientemente e scientificamente la presenza di Dio (chi non ricorda il “Dio è morto” di Friedrich Nietzsche)?
All’interno di un’Europa che fa di tutto per non voler ricordare le proprie radici cristiane e quindi continuare ne “la cacciata di Cristo”? (R. Alberoni). La risposta è sì. Anche oggi. Forse più oggi che ieri. Certamente più che nel Medio Evo quando Dio aveva ancora libera cittadinanza nella società, era ancora “uno di casa”.

E questo anche nei giorni nostri perché l’uomo, l’uomo profondo, oscilla sempre tra nuove e sempre più potenti tecnologie e la paura, antica e strutturale al proprio essere, che nessuna tecnologia potrà vincere. Tra i suoi desideri di infinito, coperti da tante maschere e l’insostenibile leggerezza del suo sforzo di essere uomo.

Una speranza oltre il nichilismo

Ha scritto il filosofo Nicola Abbagnano: “Nell’800 e nel ’900 l’uomo ha sognato di mettersi al posto di Dio, ma ha pagato e sta pagando a caro prezzo tale illusione. Ora per salvarsi non ha altra alternativa che quella di rientrare in se stesso, di accontentarsi di essere soltanto un uomo”.

Già, rientrare in se stesso. Ma quanto è difficile per l’uomo di oggi, ubriacato da tanto potere tecnologico. Nelle nostre società occidentali opulente e non di rado pessimiste, si respira un clima culturale che sembra diventato egemonico e che mette al bando ogni visione antropologica che abbia un orizzonte metafisico.

Sembra che ormai per dare una risposta ai perché dell’uomo basti la tecnologia. Per qualche filosofo essa è diventata e sarà la nuova religione, fatta dall’uomo e per l’uomo. Non sarà più opportuno consultare e interrogare la teologia per avere risposte ai perché, basterà la tecnologia. D’altra parte quando si pensa l’uomo come una macchina o un semplice organismo, basterà applicare a lui le scienze meccaniche o quelle naturali. E a fine corsa c’è il nulla, non certo un aldilà. Ci attende la notte del nulla, non certo la luce di Dio.

Ecco il nichilismo come atmosfera che si respira, direttamente e indirettamente. Uno dei suoi padri, Nietzsche, ha scritto molto chiaramente: “Viene meno la meta, manca una risposta al perché”. La meta del nostro umano camminare e talvolta vagare non è più Dio, perché “è morto”, la risposta ai nostri perché non vengono da lui... perché non c’è (o perché noi l’abbiamo ucciso, dice sempre il filosofo). Ed anche perché il nostro pensare è troppo debole per progettare ed accarezzare orizzonti metafisici. E così la grande speranza che le religioni e segnatamente il Cristianesimo offrono con la “realtà” Dio non ha consistenza. Bisogna accontentarsi di piccole luci per il nostro cammino, e di piccole speranze.

Dal nichilismo filosofico deriva come naturale conseguenza l’edonismo pratico, che è diventata la filosofia spicciola di tante persone. Per il sociologo Francesco Alberoni “nichilismo ed edonismo sul piano filosofico si identificano perché se non ci sono norme morali, fini, mete superiori resta solo la ricerca del proprio piacere o del proprio benessere...”.

La Donna dell’Apocalisse che vince il drago

Anche in questo clima culturale il Cristianesimo propone la sua verità che è, ieri, oggi e sempre Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, e “nostra Speranza” (1 Tim 1). È lui la Grande Speranza perché offre la Meta al nostro camminare quotidiano, al nostro vivere e morire, e ci offre anche il “perché”, che è il suo amore indefettibile per noi (Rm 8,35). E questo lo ha fatto e ha voluto che continuasse nel tempo anche attraverso sua Madre.

C’è una pagina nell’Apocalisse che è una lettura teologica della storia (c. 12). La lotta tra la Donna (e l’esegesi vede in questa figura anche lei Maria, come vertice e Madre della Chiesa) che sta per partorire ed il drago che è pronto a divorare il Bambino. La Donna è inerme e indifesa nel momento del travaglio mentre il drago è pronto e armato pesantemente. È l’eterna inimicizia preconizzata nella Genesi (Gen 3,15) tra la discendenza della Donna e il diavolo con i suoi seguaci.

La vittoria è della Donna e della sua discendenza (cioè il Cristo) che vince il drago. Quindi è proprio in lei che si condensa la speranza dell’umanità minacciata continuamente dal drago e delle molteplici forze del male lungo i secoli. È lei che ci porta il Cristo, la vera Grande Speranza, e quindi ci porta la vittoria (già raggiunta ma non ancora completamente). Proprio per questo il Popolo di Dio lungo i secoli l’ha sempre invocata come “nostra speranza”.

Benedetto XVI concludendo l’enciclica Spe Salvi (2007) invoca Maria come Stella della Speranza e Madre della Speranza, proprio perché non ha spento la fiaccola della speranza né ai piedi del Golgota, né nell’attesa del Sabato Santo. È lei che può e vuole guidare tutti i discepoli di Cristo nel cammino verso Dio e verso suo Figlio Gesù. Ha scritto Benedetto XVI: “Così tu rimani in mezzo ai discepoli come la loro Madre, come Madre della speranza. Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te. Indica la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino!” (Spe Salvi, n. 50).

Maria quindi guida il Popolo di Dio in cammino nella storia e lo illumina con la fiaccola di una speranza sempre accesa. È una missione questa che compie da 2000 anni, avendo cominciato ai piedi del Calvario, per espresso incarico di Gesù morente (Gv 19, 26), e che continuerà finché ci sarà un figlio o una figlia che avrà bisogno della sua presenza fatta di amore materno, di incoraggiamento alla preghiera, di esortazione alla penitenza e al bene e di speranza. Come ha fatto nelle sue apparizioni lungo la storia.     

                                                                                           MARIO SCUDU sdb


    Angosciàti perché tutto passa

“Angosciàti dal sentire che tutto passa, che noi passiamo, che passa ciò che è nostro, che passa quello che ci circonda, l’angoscia stessa ci rivela la consolazione di ciò che non passa, dell’eterno, del bello. L’amore spera, spera sempre, senza mai stancarsi di sperare, e l’amore verso Dio, la nostra fede in Dio, è innanzi tutto speranza in lui. Poiché Dio non muore, e chi spera in Dio vivrà per sempre. E la nostra speranza fondamentale è il tronco e la radice di ogni altra nostra speranza, la speranza della vita eterna. E se la fede è la sostanza della speranza, questa è a sua volta la forma della fede” (Miguel De Unamuno).



 IMMAGINI:
Il rischio di mettersi al posto di Dio e di non attendere nessuna salvezza, è reale soprattutto per l’uomo di oggi che ha rapidamente dimenticato gli orrori da lui compiuti nell’ultimo secolo.
 La funzione spirituale di Maria è quella di sostenere con la sua presenza ogni fedele nel cammino della storia, al fine di formare in lui il vero volto di Cristo, suo figlio.
3  
Maria è il buon consiglio che illumina l’uomo a compiere le scelte giuste per non allontanarsi dalla via della verità.


      RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2009 - 7  
     HOME PAGE | HOME PAGE - ITALIANO | FORMAZIONE CRISTIANA  | FORMAZIONE MARIANA | INFO VALDOCCO  |

          Visita Nr.