La Madonna è presente
nella nostra vita non perché ve la mettiamo noi, ma per
un posto che prende da sé nella volontà del Figlio
suo. Maria è un dono che Dio fa allumanità;
riceverlo vuol dire essere credenti, custodirlo vuol dire essere
fedeli, amarlo e viverlo vuol dire rendere feconda la nostra
fede e nutrire inesauribilmente la nostra carità.
E, aggiungo io, alimentare
anche la nostra speranza. Ne abbiamo sempre bisogno, ogni giorno.
Non per niente la Chiesa nella sua antichissima preghiera della
Salve Regina la chiama Speranza nostra, salve.
E ancora più avanti,
criticando un certo ed errato minimismo mariano,
che si è avuto dopo il Vaticano II presso studiosi o semplici
fedeli, chiede perdono a Maria di Nazaret dicendole affettuosamente:
Madre mia, ti siamo
costati lolocausto di un Figlio, ti siamo costati il peso
di una maternità indefettibile e tribolata, ti siamo costati
una pazienza senza fine, una speranza sempre accesa, un cuore
ardente di amore... e non ti vogliamo bene. O te lo vogliamo
a sprazzi, a momenti.... Trovo molto bella la definizione
di Maria come una speranza sempre accesa, che riecheggia
la sublime definizione di Dante di speranza fontana vivace.
Recita un proverbio: Finché
cè vita, cè speranza. Sì,
ma molto spesso per milioni di persone, la vita è difficile,
è dura, è piena di frustrazioni esistenziali, di
diritti calpestati, di amori distrutti, di desideri sani e legittimi
incompiuti, di progetti non realizzati, di salute persa... E
la morte, che si avvicina, inesorabile e inarrestabile. Per tutti,
ma sembra più crudele e più veloce per i poveri.
E così anche la speranza se ne va, molte volte diventa
più debole, spesso si spegne... e, comunque, vivere diventa
più difficile. E questo per cristiani e non cristiani,
uomini e donne.
Luomo per natura, da
un certo punto di vista, rimane sempre bambino, ed ha bisogno
perciò che qualche persona eserciti su di lui la funzione
materna con quel carico di emozioni, di dolcezza, di sorriso,
di incoraggiamento, di speranza che essa comporta e che ogni
buona mamma fa per il figlio. E questa funzione, spirituale ma
reale, la fede cristiana lattribuisce alla Madonna, come
Madre della Chiesa e dei singoli fedeli, e che i suoi veri e
sinceri devoti sperimentano.
Il perché
delle apparizioni di Maria
Il teologo cattolico Hans Urs
von Balthasar a quelli che si meravigliavano, o non capivano...
o peggio criticavano le tante apparizioni di Maria di Nazaret
lungo la storia (se confrontate a quelle molto rare di Gesù
Cristo) rispondeva: Chi si meraviglia di questo non ha
capito chi è veramente Maria, cioè che le
apparizioni lungo i secoli sono il mezzo che lei ha scelto e
di cui lei si serve liberamente per adempiere alla missione di
Madre nostra, missione che gli ha dato lo stesso Gesù
morente in croce.
E lei ha compiuto nei secoli
e compie tuttora questa funzione materna: apparendo, parlando,
ammonendo, incoraggiando, sorridendo, piangendo, pregando, accompagnando
ciascuno di noi nel nostro cammino di pellegrini verso il Padre,
nostra Patria definitiva.
Come una buona Madre. Tutte azioni che possiamo sintetizzare
nellespressione: tenere sempre accesa la nostra fede e
la nostra speranza in suo Figlio, il nostro Salvatore e Signore.
Ma tutto questo anche nel nostro
mondo di oggi? Allinterno del nostro mondo occidentale
saturo di beni e di tecnologia e povero di anima e di amore?
Allinterno di una cultura moderna o post moderna che ha
emarginato coscientemente e scientificamente la presenza di Dio
(chi non ricorda il Dio è morto di Friedrich
Nietzsche)?
Allinterno di unEuropa che fa di tutto per non voler
ricordare le proprie radici cristiane e quindi continuare ne
la cacciata di Cristo? (R. Alberoni). La risposta
è sì. Anche oggi. Forse più oggi che ieri.
Certamente più che nel Medio Evo quando Dio aveva ancora
libera cittadinanza nella società, era ancora uno
di casa.
E questo anche nei giorni nostri
perché luomo, luomo profondo, oscilla sempre
tra nuove e sempre più potenti tecnologie e la paura,
antica e strutturale al proprio essere, che nessuna tecnologia
potrà vincere. Tra i suoi desideri di infinito, coperti
da tante maschere e linsostenibile leggerezza del suo sforzo
di essere uomo.
Una
speranza oltre il nichilismo
Ha scritto il filosofo Nicola
Abbagnano: Nell800 e nel 900 luomo ha
sognato di mettersi al posto di Dio, ma ha pagato e sta pagando
a caro prezzo tale illusione. Ora per salvarsi non ha altra alternativa
che quella di rientrare in se stesso, di accontentarsi di essere
soltanto un uomo.
Già, rientrare in se
stesso. Ma quanto è difficile per luomo di oggi,
ubriacato da tanto potere tecnologico. Nelle nostre società
occidentali opulente e non di rado pessimiste, si respira un
clima culturale che sembra diventato egemonico e che mette al
bando ogni visione antropologica che abbia un orizzonte metafisico.
Sembra che ormai per dare una
risposta ai perché delluomo basti la tecnologia.
Per qualche filosofo essa è diventata e sarà la
nuova religione, fatta dalluomo e per luomo. Non
sarà più opportuno consultare e interrogare la
teologia per avere risposte ai perché, basterà
la tecnologia. Daltra parte quando si pensa luomo
come una macchina o un semplice organismo, basterà applicare
a lui le scienze meccaniche o quelle naturali. E a fine corsa
cè il nulla, non certo un aldilà. Ci attende
la notte del nulla, non certo la luce di Dio.
Ecco il nichilismo come atmosfera
che si respira, direttamente e indirettamente. Uno dei suoi padri,
Nietzsche, ha scritto molto chiaramente: Viene meno la
meta, manca una risposta al perché. La meta del
nostro umano camminare e talvolta vagare non è più
Dio, perché è morto, la risposta ai
nostri perché non vengono da lui... perché non
cè (o perché noi labbiamo ucciso, dice
sempre il filosofo). Ed anche perché il nostro pensare
è troppo debole per progettare ed accarezzare orizzonti
metafisici. E così la grande speranza che le religioni
e segnatamente il Cristianesimo offrono con la realtà
Dio non ha consistenza. Bisogna accontentarsi di piccole luci
per il nostro cammino, e di piccole speranze.
Dal nichilismo filosofico deriva
come naturale conseguenza ledonismo pratico, che è
diventata la filosofia spicciola di tante persone. Per il sociologo
Francesco Alberoni nichilismo ed edonismo sul piano filosofico
si identificano perché se non ci sono norme morali, fini,
mete superiori resta solo la ricerca del proprio piacere o del
proprio benessere....
La Donna
dellApocalisse che vince il drago
Anche in questo clima culturale
il Cristianesimo propone la sua verità che è, ieri,
oggi e sempre Gesù Cristo, Via, Verità e Vita,
e nostra Speranza (1 Tim 1). È lui la Grande
Speranza perché offre la Meta al nostro camminare quotidiano,
al nostro vivere e morire, e ci offre anche il perché,
che è il suo amore indefettibile per noi (Rm 8,35). E
questo lo ha fatto e ha voluto che continuasse nel tempo anche
attraverso sua Madre.
Cè una pagina
nellApocalisse che è una lettura teologica della
storia (c. 12). La lotta tra la Donna (e lesegesi vede
in questa figura anche lei Maria, come vertice e Madre della
Chiesa) che sta per partorire ed il drago che è pronto
a divorare il Bambino. La Donna è inerme e indifesa nel
momento del travaglio mentre il drago è pronto e armato
pesantemente. È leterna inimicizia preconizzata
nella Genesi (Gen 3,15) tra la discendenza della Donna e il diavolo
con i suoi seguaci.
La vittoria è della
Donna e della sua discendenza (cioè il Cristo) che vince
il drago. Quindi è proprio in lei che si condensa la speranza
dellumanità minacciata continuamente dal drago e
delle molteplici forze del male lungo i secoli. È lei
che ci porta il Cristo, la vera Grande Speranza, e quindi ci
porta la vittoria (già raggiunta ma non ancora completamente).
Proprio per questo il Popolo di Dio lungo i secoli lha
sempre invocata come nostra speranza.
Benedetto XVI concludendo lenciclica
Spe Salvi (2007) invoca Maria come Stella della Speranza e Madre
della Speranza, proprio perché non ha spento la fiaccola
della speranza né ai piedi del Golgota, né nellattesa
del Sabato Santo. È lei che può e vuole guidare
tutti i discepoli di Cristo nel cammino verso Dio e verso suo
Figlio Gesù. Ha scritto Benedetto XVI: Così
tu rimani in mezzo ai discepoli come la loro Madre, come Madre
della speranza. Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci
a credere, sperare ed amare con te. Indica la via verso il suo
regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro
cammino! (Spe Salvi, n. 50).
Maria quindi guida il Popolo
di Dio in cammino nella storia e lo illumina con la fiaccola
di una speranza sempre accesa. È una missione questa che
compie da 2000 anni, avendo cominciato ai piedi del Calvario,
per espresso incarico di Gesù morente (Gv 19, 26), e che
continuerà finché ci sarà un figlio o una
figlia che avrà bisogno della sua presenza fatta di amore
materno, di incoraggiamento alla preghiera, di esortazione alla
penitenza e al bene e di speranza. Come ha fatto nelle sue apparizioni
lungo la storia.
MARIO SCUDU sdb
Angosciàti perché
tutto passa
Angosciàti dal
sentire che tutto passa, che noi passiamo, che passa ciò
che è nostro, che passa quello che ci circonda, langoscia
stessa ci rivela la consolazione di ciò che non passa,
delleterno, del bello. Lamore spera, spera sempre,
senza mai stancarsi di sperare, e lamore verso Dio, la
nostra fede in Dio, è innanzi tutto speranza in lui. Poiché
Dio non muore, e chi spera in Dio vivrà per sempre. E
la nostra speranza fondamentale è il tronco e la radice
di ogni altra nostra speranza, la speranza della vita eterna.
E se la fede è la sostanza della speranza, questa è
a sua volta la forma della fede (Miguel De Unamuno).