Da secoli la
Chiesa la invoca con la Salve Regina, chiamandola Madre
di Misericordia, vita, dolcezza, speranza nostra, salve.
Questa invocazione di Maria di Nazaret come speranza per il cristiano
in cammino verso la meta finale che è Dio, non è
sfuggita al sommo Dante che nel Canto 33 del Paradiso ha scritto:
Se di speranza fontana vivace. Come dire che
Maria è una fonte viva e vivente, continua, produttiva
e ricca di speranza, non un semplice ricordo del passato e basta.
SantEfrem, altro grande cantore di Maria, la pregava: Dio
ti salvi... o speranza dellanima mia, o salute certa dei
Cristiani, o aiuto dei peccatori....
Anche il Concilio
Vaticano II ha ricordato il rapporto tra Maria di Nazaret e la
speranza scrivendo (in Lumen Gentium n. 68) che Maria è
segno di certa speranza per il peregrinante popolo di Dio
e quindi può essere presa, in senso teologale e esistenziale,
come modello dai credenti (nn. 61-65).
Dio
stupito della nostra speranza
Tra i poeti
moderni cè Charles Peguy che si è distinto
nel cantare e magnificare la bellezza, limportanza e la
fragilità della speranza. Per questo scrittore, Dio si
commuove proprio per la speranza: La fede non mi stupisce.
La carità non mi stupisce. Ma la speranza... ecco quello
che mi stupisce. Questa piccola speranza, che ha laria
di non essere nulla. Questa bambina speranza... La fede è
una cattedrale. La carità è un ospedale. Ma, senza
la speranza,
tutto
questo non sarebbe che un cimitero.
Ecco la bella
immagine: Dio che è meravigliato della nostra
fede, della nostra carità ma che si stupisce
della speranza. Quasi fosse la più importante e la più
difficile delle tre. Queste sono le virtù teologali, perché
hanno per oggetto Dio, e quindi sono fondanti la nostra vita
spirituale. Sono le tre sorelle assolutamente inseparabili,
necessarie a tutti i credenti (ma solo a loro?), che si richiamano,
si aiutano luna con laltra. Senza fede
non cè speranza, e senza speranza non cè
traccia di amore per sostenere il nostro vivere giorno per giorno.
E la nostra carità vive della speranza che è in
noi. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1812) ci ricorda
che le virtù teologali si riferiscono direttamente
a Dio. Esse dispongono i cristiani a vivere in relazione con
la Santissima Trinità. Hanno come origine, causa ed oggetto
Dio Uno e Trino.
Sono anche
le tre virtù che Maria di Nazaret, tra tutti i santi e
le sante della storia, ha vissuto in sommo grado durante la sua
vita terrena (per questo la chiamiamo Santissima), ed è
giustamente invocata come modello di fede, di speranza e di amore.
La fede
è fondamento della speranza
Parlando di
fede e di speranza e del loro reciproco influenzarsi, non si
può non richiamare il versetto della Lettera agli Ebrei
(11,1) che recita: La fede è fondamento di ciò
che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa
fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. E subito
dopo lautore propone allammirazione una lunga lista
di personaggi biblici, eroi della fede in Dio, animati nel loro
cammino e nella loro azione (lamore) dalla speranza che
la parola di Dio avrebbe realizzato le promesse che contenevano.
E questo anche quando cera da sperare contro ogni
speranza (Rm 4,18), vedi Abramo nostro padre nella
fede ed esempio supremo di speranza incrollabile nella
promessa di Dio (un dramma per la sua fede e speranza fu lepisodio
di Isacco in Gen 22).
Abramo credette,
Abramo levò la tenda, Abramo obbedì,
Abramo partì verso il luogo che gli aveva indicato
il Signore. Abramo aderì fortemente a Dio, stette
saldamente fermo e fondato sulla parola che gli aveva rivolto,
visse sempre ancorato alla grande promessa che Dio gli aveva
fatto. Nonostante tutto, cioè nonostante la apparente
contraddittorietà (umanamente parlando) del progetto di
Dio su di lui. Qui era fondata la sua speranza: nella sua fede
fondata saldamente sulla parola (che era poi una promessa) che
Dio gli aveva detto. SantAgostino affermò di se
stesso, (ma vale per tutti, da Abramo a Maria di Nazaret) che
è perché hai promesso, o Dio, che mi hai
fatto sperare.
Il promettere
ha una grande valenza antropologica e psicologica, ed un valore
altamente dinamico per lesistenza. Promettere è
far sperare ed è dare forma al tempo. Biblicamente la
promessa crea la sensatezza del tempo, crea la storia... Etimologicamente
promettere
(dal latino pro-mittere) significa mandare avanti
o anche mettere davanti, creare un orizzonte che consente
un cammino (L. Manicardi).
Pensiamo alle
famose parole e promesse che si fanno i veri innamorati: Ti
amo o Ti amerò per sempre. Il sentirsi
dire questo da una persona è come ricevere una forza dinamica
per affrontare il futuro. È come una sorta di ipoteca
sul nostro avvenire che così ci sembra sfuggire allanonimato
esistenziale e alla banalità quotidiana. Il futuro, in
forza di quella promessa che psicologicamente per noi è
una certezza, non appare più indefinito, incerto, senza
orizzonte, senza senso, ma preciso, garantito, valorizzato. Quellamore
promesso diventa energia rigenerante e ristrutturante il nostro
passato che abbiamo lasciato e soprattutto il futuro che ci aspetta
davanti. La nostra vita futura ci fa meno paura perché
qualcuno ci ha promesso il suo amore. E questo sembra una garanzia
sufficiente per affrontarla lottando, nonostante tutto. Così
per Abramo, così per Maria. Così dovrebbe essere
per noi.
Fede
e speranza di Maria: come Abramo, più di Abramo
SantAgostino
ha scritto che è solo la speranza che ci fa propriamente
cristiani. Non bisogna dimenticarlo. Ed è anche
vero che homo viator, spe erectus che cioè
luomo ha il coraggio di stare in piedi (erectus) e di poter
così camminare (viator) sulla faticosa strada verso Dio,
che è la nostra condizione, solo perché è
sorretto dalla speranza (spe) di una meta o di un obiettivo da
raggiungere. Per lui è un bene desiderato e anche garanzia
della propria felicità futura. In termini teologici Dio
diventa il Bene Assoluto, che porterà (a suo tempo) la
totale ed eterna beatitudine.
Ma come definire
la speranza? Cicerone scrisse che la speranza è Expectatio
boni, expectatio mali, e San Tommaso, gli ha fatto eco,
affermando che essa è tensione dellanima verso
un bene difficile ad acquistare o timore per un male difficile
da evitare. Quindi essa è, in generale, unaspettativa,
una tensione esistenziale verso un qualcosa del futuro, visto
come un bene (e quindi apportatore di sicurezza e felicità)
per noi, per me.
E Maria di Nazaret su che cosa o meglio su Chi fondava la speranza?
Maria era culturalmente e religiosamente una figlia di Israele.
La sua vita
spirituale era fondata sulle parole e sulle azioni dette e fatte
da Dio lungo la storia; ma soprattutto sulla promessa del Messia
e
Salvatore
del popolo (e per lumanità, secondo Isaia). Non
cè dubbio che la speranza di Maria, dopo lesperienza
matrice dellAnnunciazione, si è basata sempre sulla
parola di Dio e su quel Figlio che le cresceva nel grembo e che
lei credeva decisivo per il popolo della promessa, Israele: Ecco
concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà
grande e verrà chiamato Figlio dellAltissimo; il
Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre, regnerà
per sempre sulla casa di Giacobbe, ed il suo regno non avrà
fine. Parole fondanti per il destino dellumanità
e una promessa che strutturavano in maniera piena e definitiva
lesistenza di Maria.
Maria,
la prima cristiana
DallAnnunciazione
in poi lei è vissuta solo e totalmente per quel Bambino,
che era di Dio e anche suo. Ogni azione, anche la più
semplice e ovvia era vissuta per amore di quel Figlio, dono di
Dio certamente ma anche frutto della propria carne. È
certo che ogni sua parola, gesto, progetto, sofferenza, decisione
sono stati in funzione di Gesù. Lei si era autodefinita
e sarà solo e sempre la serva del Signore
e perciò solo e sempre relativa a Lui. Per
tutta la vita. Possiamo dire che Maria così diventava
la prima cristiana. Se non è cristiana lei, chi
è mai cristiano? (Card. Anastasio Ballestrero).
San Paolo un
po in tutte le sue lettere ha il tema della speranza come
tema di fondo, ancorando il tutto al Cristo Risorto, fonte e
garanzia di ogni speranza per il credente. Egli vede Gesù
Cristo come colui nel quale si sono adempiute tutte le promesse:
queste in lui sono diventate sì definitivo
di Dio alluomo (2 Cor 1,20), e quindi lo chiama Cristo
Gesù nostra speranza (1 Tim 1,1). E ai cristiani
di Colossi ha scritto: Non vi lasciate allontanare dalla
speranza promessa nel Vangelo (Col 1,23). Per Maria di
Nazaret il Vangelo cioè la Buona Notizia di Dio al mondo
era suo Figlio. In Gesù lei credeva totalmente (vedi a
Cana) ed in lui aveva posto ogni speranza di salvezza.
Anche lei,
come Abramo e più di Abramo (che non vide morire il figlio
Isacco), ha sperato contro ogni speranza sempre,
anche quando Gesù moriva in croce. Lei aspettava ladempimento
delle promesse, attraverso quel suo Figlio che moriva apparentemente
come un fallito e abbandonato, ma che era sempre il Figlio di
Dio, e Dio, lei credeva fermamente, non poteva non mantenere
le promesse di salvezza.
Non poteva
essere delusa da Lui, mai. In questa fede, che anche nel
buio del Sabato Santo era certezza della speranza, sei andata
incontro al mattino di Pasqua (Benedetto XVI, Spe Salvi,
n. 50). E così la sua speranza fu premiata con la visione
del Risorto. MARIO SCUDU sdb