E più
avanti ricorda anche ai fedeli che la vera devozione non
consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo,
né in una certa qual vana credulità, bensì
procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere
la preminenza della Madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore
verso la Madre nostra e allimitazione delle sue virtù.
Anche Santa
Teresa di Gesù Bambino (Dottore della Chiesa nel 1997)
ha avuto parole di rimprovero per i predicatori del suo tempo
(solo del suo?). Ella affermava che tutte le prediche che lei
aveva ascoltato su Maria lavevano lasciata fredda, perché
la Madonna così presentata non la sentiva vicina alla
propria vita. Perché una predica sulla Vergine Maria
dia frutto è necessario mostrare la sua vita reale, così
come il Vangelo ce la fa
intravedere
e non la sua supposta vita. Si capisce subito che la sua vita
reale, a Nazaret, e anche più tardi dovette essere totalmente
ordinaria... bisognerebbe dire che ella viveva di fede come noi
e portare le prove dal Vangelo.
Così
Teresa. Forse presagendo la prossima fine, aveva affidato ad
una composizione poetica dal titolo «Perché ti amo,
o Maria», il proprio testamento mariano. In questa lunga
poesia di 200 versi troviamo una vera sintesi della sua spiritualità
mariana. Maria è per lei non tanto la regina, potente
ma inaccessibile, gloriosa ma lontana tanto da risultare quasi
estranea, ma è soprattutto una Madre, la Madre di Gesù,
la Madre nostra. La maternità divina è il titolo
più grande e importante della Madonna. La Maria di Teresa
è quella che viene fuori dai Vangeli «mortale e
sofferente» come noi, vicina ai suoi figli anche «deboli
e peccatori», capace di «tacere e di nascondersi»
umile donna tra le donne di Nazaret.
Una Maria capace
di «gioire e di piangere», tutta occhi e sollecitudine
materna (a Cana) che si mescola alla povera gente per ascoltare
suo Figlio, senza reclamare di diritto la prima fila. Una madre
coraggiosa e fedele nel proprio amore e dedizione alla causa
del Figlio, fino ai piedi della croce. Nel proprio dolore condivideva
il Suo dolore. Una madre molto terrena quindi, vicina nella vita
quotidiana. Una madre premurosa non una regina solenne, una sorella
non una sovrana. Una come noi, ma nello stesso tempo ben più
di noi. Da seguire e imitare nella sua vita di fede (viveva
di fede come noi dice Teresa), non solo da esaltare nelle
processioni e nei santuari.
Il cammino di fede di
Maria nella sua adesione continua a Dio
Lungo i secoli
la metafora del cammino e del camminare è stata una delle
più usate, da scrittori e poeti, per indicare la vita
umana. La vita delluomo infatti è un lento e inesorabile
cammino che scorre lungo i binari dellinarrestabile tempo.
La fatica poi di questo camminare è certamente alleviata
dalla speranza di raggiungere la meta, dove si troverà
riposo e sicurezza tra i propri amici.
Ogni cristiano
nella propria esistenza intraprende un cammino spirituale, che
lo impegna tutta la vita. E questo camminare del credente è
facilitato dal fatto che, nella fede, ciascuno di noi percorre
la Via, che è Cristo. Ha inoltre la fondata speranza anzi
la certezza (tanto più certa quanto più è
forte la fede) di raggiungere la Meta, che è Dio stesso,
operando il bene cioè vivendo quotidianamente nellamore
e per amore. Maria di Nazaret ha percorso lo stesso cammino spirituale.
Bisogna anche
ricordare che Maria è figlia del suo tempo e della sua
cultura (il popolo ebraico), non è nata dal nulla. Ha
vissuto cioè anche lei le due categorie antropologiche
fondamentali: lo spazio e il tempo. I Padri della Chiesa poi
amano ricordare che ella si pone come cerniera tra Antico e Nuovo
Testamento. Ella conosceva le grandi opere di Jahwe
fatte per Israele, conosceva le promesse di salvezza e viveva
di fede in questo Dio
.
La fede
nellAntico Testamento
I verbi in
ebraico che indicano la fede sono aman e betah. Il primo (da
cui deriva la parola amen) significa essere
sostenuto, essere solido, essere certo, sicuro, significa
anche aver fiducia che Dio adempirà le sue promesse. Il
verbo betah invece indica lo stato di sicurezza in cui si trova
chi crede in Dio, nonostante tutto (vedi Abramo, Mosè,
Geremia ecc.). Credere in Jahwe significa quindi essere
sicuro di Dio, riposare in lui ed essere
tranquillo circa il proprio futuro nonostante le apparenze
contrarie o perfino lapparente umana impossibilità
(Abramo).
Quindi la fede per il credente dellAntico Testamento (anche
per Maria) è fidarsi di Dio, contare totalmente su di
lui, accettare (ubbidire a) la sua Parola e di conseguenza fondare
la propria vita su Dio e sulle sue promesse. Fede quindi è
chiamata di Dio e risposta delluomo, dono e compito, volontà
di Dio sulluomo e per luomo e volontà delluomo
per Dio e con Dio.
La fede
di Maria nellAnnunciazione e ai piedi della Croce
Anche Maria
di Nazaret viveva di questa fede. E lha dimostrata nel
punto centrale della sua vita, cioè nellAnnunciazione
(e allestremo del suo cammino di fede, ai piedi della Croce).
Riguardo allAnnunciazione
il biblista A. Valentini ha scritto: La fede unica
possibilità di collaborare con Dio è la
chiave per penetrare la figura della Vergine Maria e il segreto
della sua singolare maternità. Come dirà
SantAgostino ella concepì prima nel cuore
e poi nella carne. E con la domanda Come è
possibile? Non conosco uomo?. Maria si rivela una donna
ricca di personalità e piena di concretezza: interlocutrice
di Dio a nome dellumanità.
Il suo atteggiamento,
esemplare sul piano della fede e della responsabilità,
assume particolare significato, soprattutto in riferimento alla
donna contemporanea. E così il suo Eccomi, sono
la serva del Signore che è proprio linizio
della Nuova Alleanza di Dio con lumanità arriva
dalla sua totale fede in Dio, e dalla sua totale adesione alla
sua volontà. Ci pare, comunque la si declini, che
sia la fede la categoria trainante e interpretativa della condizione
esistenziale della Madre del Signore. Ci si rapporti al mistero
della sua «vocazione», ci si rapporti al concreto
servizio della sua «missione», emerge a monte del
suo auto determinarsi, del suo consentire allazione di
Dio e del suo spirito, lorizzonte vitale e originario della
fede, da cui germina in tutta la sua complessità la ricchezza
e singolarità della sua risposta (Cecilia Militello).
Anche Romano
Guardini accentua lo stesso pensiero: Ciò che si
esige da Maria è un passo che vada nellimpenetrabile,
la fede pura. Sotto la guida di Dio, ella deve arrischiarsi il
suo esser personale avventurandosi in qualcosa che è impossibile
con presupposti puramente naturali (in La Madre del Signore,
p. 33). E più avanti: Nellora dellAnnunciazione
ella decide di esistere totalmente sulla base della fede. Fuor
della fede, dora in poi, ella è nulla, e tutto ciò
che ella è, è atto
di
fede. E così la fede di Maria è dono di Dio
e compito suo, grazia dallalto e impegno nella vita, chiamata
di Dio e risposta sua, vocazione e missione. E questo atteggiamento
di fede totale sarà anche nellora suprema del Calvario,
in cui Maria accetterà anche la modalità scandalosa
a cui il Padre ha affidato la liberazione e la salvezza.
Maria accoglie
lo scandalo della croce. Lo fa suo in pienezza come creatura
che sopra ogni cosa confida e si affida al suo Creatore (in Cecilia
Militello, Maria, p. 236).
Quella di Maria fu la via della fede crocifissa (così
Giorgio Gozzelino), tutto, sempre con e per il Figlio Gesù.
Dal ramo delle proprie certezze allabbandono
in Dio
Un curioso
racconto di A. De Mello illustra bene il significato di vivere
di fede. Un ateo precipitò da una rupe. Mentre rotolava
giù, riuscì ad afferrare il ramo di un alberello,
e rimase sospeso fra il cielo e la roccia trecento metri sotto.
Consapevole di non poter resistere a lungo, venne folgorato da
unidea: Dio urlò con quanto fiato aveva
in gola. Silenzio. Nessuna risposta. Gridò di nuovo. Dio!
Se esisti salvami, ed io ti prometto che crederò in te
e insegnerò agli altri a credere.... Ancora silenzio.
Subito dopo, stava quasi per mollare la presa per lo spavento
nelludire una voce possente che rimbombava nel burrone:
Dicono tutti così quando si trovano nei pasticci....
No, Dio, no replicò lateo sempre in
pericolo ma rincuorato. Io non sono come gli altri. Non
vedi che ho già cominciato a credere, solo perché
sono riuscito a sentire la tua voce? Ora non devi fare altro
che salvarmi ed io proclamerò il tuo nome fino ai confini
della terra. Riprese la voce: E va bene, ti salverò.
Staccati dal ramo. Come? Staccarmi dal ramo
urlò luomo sconvolto. No, no. Non sono matto
io.
Nella Bibbia
invece troviamo una vera galleria di matti o folli
per Dio (San Paolo si definiva stolto a causa di Cristo,
1 Cor 4,10), di persone che si sono fidate della parola di Dio
aggrappandosi al ramo solido che era Dio stesso.
Così
è stato anche per Maria di Nazaret. Il momento di massima
grandezza ed anche linizio della sua peregrinazione nella
fede fu nel pronunciare il suo famoso fiat allannuncio
di Gabriele. In quel momento Maria si staccò dal ramo
delle proprie sicurezze umane e si lasciò cadere, con
decisione libera e personale, nelle braccia di Dio. Noi purtroppo
ci comportiamo diversamente da lei.
Di fronte
alla manifestazione di un progetto da parte del Signore noi vorremmo
ragionarci sopra, elaborarci tutta una serie di idee, discutere,
esaminare attentamente ogni lato della questione, illustrare
i nostri punti di vista, anche quando Lui non ce li richiede.
Ed, eventualmente, solo dopo aver chiarito ogni dubbio, risolto
ogni difficoltà, dissipata qualsiasi incertezza, disporre
allubbidienza (A. Pronzato). E restiamo attaccati
al ramo del nostro semplice ragionare umano, troppo
umano. Non facciamo, per troppi calcoli, il salto nel campo
di Dio e non entriamo con decisione nel suo progetto,
come Abramo, Maria e i santi.
Concludo con
il grande Agostino. Per lui credere è fidarsi di
Cristo e donarsi a lui. Questo è stato fatto in
maniera vertice da Maria di Nazaret, la Madre di Gesù.