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    SPIRITUALITA' MARIANA:
  MARIA, DONNA DI FEDE - 2

Il Concilio Vaticano II ha raccomandato a tutti, ma specialmente ai teologi e ai predicatori, “di astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure dalla grettezza di mente, nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio” (LG, 67).

E più avanti ricorda anche ai fedeli che “la vera devozione non consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo, né in una certa qual vana credulità, bensì procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all’imitazione delle sue virtù”.

Anche Santa Teresa di Gesù Bambino (Dottore della Chiesa nel 1997) ha avuto parole di rimprovero per i predicatori del suo tempo (solo del suo?). Ella affermava che tutte le prediche che lei aveva ascoltato su Maria l’avevano lasciata fredda, perché la Madonna così presentata non la sentiva vicina alla propria vita. “Perché una predica sulla Vergine Maria dia frutto è necessario mostrare la sua vita reale, così come il Vangelo ce la fa intravedere e non la sua supposta vita. Si capisce subito che la sua vita reale, a Nazaret, e anche più tardi dovette essere totalmente ordinaria... bisognerebbe dire che ella viveva di fede come noi e portare le prove dal Vangelo”.

Così Teresa. Forse presagendo la prossima fine, aveva affidato ad una composizione poetica dal titolo «Perché ti amo, o Maria», il proprio testamento mariano. In questa lunga poesia di 200 versi troviamo una vera sintesi della sua spiritualità mariana. Maria è per lei non tanto la regina, potente ma inaccessibile, gloriosa ma lontana tanto da risultare quasi estranea, ma è soprattutto una Madre, la Madre di Gesù, la Madre nostra. La maternità divina è il titolo più grande e importante della Madonna. La Maria di Teresa è quella che viene fuori dai Vangeli «mortale e sofferente» come noi, vicina ai suoi figli anche «deboli e peccatori», capace di «tacere e di nascondersi» umile donna tra le donne di Nazaret.

Una Maria capace di «gioire e di piangere», tutta occhi e sollecitudine materna (a Cana) che si mescola alla povera gente per ascoltare suo Figlio, senza reclamare di diritto la prima fila. Una madre coraggiosa e fedele nel proprio amore e dedizione alla causa del Figlio, fino ai piedi della croce. Nel proprio dolore condivideva il Suo dolore. Una madre molto terrena quindi, vicina nella vita quotidiana. Una madre premurosa non una regina solenne, una sorella non una sovrana. Una come noi, ma nello stesso tempo ben più di noi. Da seguire e imitare nella sua vita di fede (“viveva di fede come noi” dice Teresa), non solo da esaltare nelle processioni e nei santuari.

Il cammino di fede di Maria nella sua adesione continua a Dio

Lungo i secoli la metafora del cammino e del camminare è stata una delle più usate, da scrittori e poeti, per indicare la vita umana. La vita dell’uomo infatti è un lento e inesorabile cammino che scorre lungo i binari dell’inarrestabile tempo. La fatica poi di questo camminare è certamente alleviata dalla speranza di raggiungere la meta, dove si troverà riposo e sicurezza tra i propri amici.

Ogni cristiano nella propria esistenza intraprende un cammino spirituale, che lo impegna tutta la vita. E questo camminare del credente è facilitato dal fatto che, nella fede, ciascuno di noi percorre la Via, che è Cristo. Ha inoltre la fondata speranza anzi la certezza (tanto più certa quanto più è forte la fede) di raggiungere la Meta, che è Dio stesso, operando il bene cioè vivendo quotidianamente nell’amore e per amore. Maria di Nazaret ha percorso lo stesso cammino spirituale.

Bisogna anche ricordare che Maria è figlia del suo tempo e della sua cultura (il popolo ebraico), non è nata dal nulla. Ha vissuto cioè anche lei le due categorie antropologiche fondamentali: lo spazio e il tempo. I Padri della Chiesa poi amano ricordare che ella si pone come cerniera tra Antico e Nuovo Testamento. Ella conosceva le “grandi opere” di Jahwe fatte per Israele, conosceva le promesse di salvezza e viveva di fede in questo Dio.

La fede nell’Antico Testamento

I verbi in ebraico che indicano la fede sono aman e betah. Il primo (da cui deriva la parola “amen”) significa “essere sostenuto, essere solido, essere certo, sicuro”, significa anche aver fiducia che Dio adempirà le sue promesse. Il verbo betah invece indica lo stato di sicurezza in cui si trova chi crede in Dio, nonostante tutto (vedi Abramo, Mosè, Geremia ecc.). Credere in Jahwe significa quindi “essere sicuro” di Dio, “riposare in lui” ed “essere tranquillo” circa il proprio futuro nonostante le apparenze contrarie o perfino l’apparente umana impossibilità (Abramo).
Quindi la fede per il credente dell’Antico Testamento (anche per Maria) è fidarsi di Dio, contare totalmente su di lui, accettare (ubbidire a) la sua Parola e di conseguenza fondare la propria vita su Dio e sulle sue promesse. Fede quindi è chiamata di Dio e risposta dell’uomo, dono e compito, volontà di Dio sull’uomo e per l’uomo e volontà dell’uomo per Dio e con Dio.

La fede di Maria nell’Annunciazione e ai piedi della Croce

Anche Maria di Nazaret viveva di questa fede. E l’ha dimostrata nel punto centrale della sua vita, cioè nell’Annunciazione (e all’estremo del suo cammino di fede, ai piedi della Croce).

Riguardo all’Annunciazione il biblista A. Valentini ha scritto: “La fede – unica possibilità di collaborare con Dio – è la chiave per penetrare la figura della Vergine Maria e il segreto della sua singolare maternità”. Come dirà Sant’Agostino “ella concepì prima nel cuore e poi nella carne”. E con la domanda “Come è possibile? Non conosco uomo?”. Maria si rivela una donna ricca di personalità e piena di concretezza: interlocutrice di Dio a nome dell’umanità.

Il suo atteggiamento, esemplare sul piano della fede e della responsabilità, assume particolare significato, soprattutto in riferimento alla donna contemporanea. E così il suo “Eccomi, sono la serva del Signore” che è proprio l’inizio della Nuova Alleanza di Dio con l’umanità arriva dalla sua totale fede in Dio, e dalla sua totale adesione alla sua volontà. “Ci pare, comunque la si declini, che sia la fede la categoria trainante e interpretativa della condizione esistenziale della Madre del Signore. Ci si rapporti al mistero della sua «vocazione», ci si rapporti al concreto servizio della sua «missione», emerge a monte del suo auto determinarsi, del suo consentire all’azione di Dio e del suo spirito, l’orizzonte vitale e originario della fede, da cui germina in tutta la sua complessità la ricchezza e singolarità della sua risposta” (Cecilia Militello).

Anche Romano Guardini accentua lo stesso pensiero: “Ciò che si esige da Maria è un passo che vada nell’impenetrabile, la fede pura. Sotto la guida di Dio, ella deve arrischiarsi il suo esser personale avventurandosi in qualcosa che è impossibile con presupposti puramente naturali” (in La Madre del Signore, p. 33). E più avanti: “Nell’ora dell’Annunciazione ella decide di esistere totalmente sulla base della fede. Fuor della fede, d’ora in poi, ella è nulla, e tutto ciò che ella è, è atto di fede”. E così la fede di Maria è dono di Dio e compito suo, grazia dall’alto e impegno nella vita, chiamata di Dio e risposta sua, vocazione e missione. E questo atteggiamento di fede totale sarà anche nell’ora suprema del Calvario, in cui Maria accetterà anche la modalità scandalosa a cui il Padre ha affidato la liberazione e la salvezza.

Maria accoglie lo scandalo della croce. Lo fa suo in pienezza come creatura che sopra ogni cosa confida e si affida al suo Creatore (in Cecilia Militello, Maria, p. 236).
Quella di Maria fu “la via della fede crocifissa” (così Giorgio Gozzelino), tutto, sempre con e per il Figlio Gesù.
Dal “ramo” delle proprie certezze all’abbandono in Dio

Un curioso racconto di A. De Mello illustra bene il significato di vivere di fede. Un ateo precipitò da una rupe. Mentre rotolava giù, riuscì ad afferrare il ramo di un alberello, e rimase sospeso fra il cielo e la roccia trecento metri sotto. Consapevole di non poter resistere a lungo, venne folgorato da un’idea: “Dio” urlò con quanto fiato aveva in gola. Silenzio. Nessuna risposta. Gridò di nuovo. “Dio! Se esisti salvami, ed io ti prometto che crederò in te e insegnerò agli altri a credere...”. Ancora silenzio. Subito dopo, stava quasi per mollare la presa per lo spavento nell’udire una voce possente che rimbombava nel burrone: “Dicono tutti così quando si trovano nei pasticci...”. “No, Dio, no” replicò l’ateo sempre in pericolo ma rincuorato. “Io non sono come gli altri. Non vedi che ho già cominciato a credere, solo perché sono riuscito a sentire la tua voce? Ora non devi fare altro che salvarmi ed io proclamerò il tuo nome fino ai confini della terra”. Riprese la voce: “E va bene, ti salverò. Staccati dal ramo”. “Come? Staccarmi dal ramo” urlò l’uomo sconvolto. “No, no. Non sono matto io”.

Nella Bibbia invece troviamo una vera galleria di “matti” o “folli” per Dio (San Paolo si definiva “stolto a causa di Cristo”, 1 Cor 4,10), di persone che si sono fidate della parola di Dio aggrappandosi al “ramo” solido che era Dio stesso.

Così è stato anche per Maria di Nazaret. Il momento di massima grandezza ed anche l’inizio della sua peregrinazione nella fede fu nel pronunciare il suo famoso “fiat” all’annuncio di Gabriele. In quel momento Maria si staccò dal “ramo” delle proprie sicurezze umane e si lasciò cadere, con decisione libera e personale, nelle braccia di Dio. Noi purtroppo ci comportiamo diversamente da lei.

“Di fronte alla manifestazione di un progetto da parte del Signore noi vorremmo ragionarci sopra, elaborarci tutta una serie di idee, discutere, esaminare attentamente ogni lato della questione, illustrare i nostri punti di vista, anche quando Lui non ce li richiede. Ed, eventualmente, solo dopo aver chiarito ogni dubbio, risolto ogni difficoltà, dissipata qualsiasi incertezza, disporre all’ubbidienza” (A. Pronzato). E restiamo attaccati al “ramo” del nostro semplice ragionare umano, troppo umano. Non facciamo, per troppi calcoli, il salto nel “campo” di Dio e non entriamo con decisione nel suo “progetto”, come Abramo, Maria e i santi.

Concludo con il grande Agostino. Per lui credere è “fidarsi di Cristo e donarsi a lui”. Questo è stato fatto in maniera vertice da Maria di Nazaret, la Madre di Gesù.

                                                                                                              MARIO SCUDU sdb


       


 IMMAGINI:
Nel pensiero di Santa Teresa, Maria è soprattutto la madre coraggiosa e fedele che si dedica interamente alla causa del Figlio, fino alla fine.
 Maria, è anzitutto la Madre di Dio; per questo può facilmente comprendere tutti i movimenti del cuore di una madre.
3  
Maria realizza la sua maternità verso Cristo come una normalissima mamma del suo tempo, prestandole tutte quelle cure necessarie per la sua crescita corporale e spirituale.


      RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2009 - 5  
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