MARIA PRESSO LA CROCE
(Gv 19,25-28)
Stavano presso
la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria
madre di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo
la madre e accanto a lui il discepolo che egli amava, disse alla
madre: Donna,
ecco tuo figlio.
Poi disse al
discepolo: Ecco
tua madre.
E da quellora
il discepolo laccolse nella sua casa. Dopo questo, Gesù
sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si adempissero
le Scritture, disse...
Meditando questo testo vorrei
sviluppare il tema della Maternità e presenza di Maria
nella nostra vita e della necessità di affidarci a Lei.
La storia, di solito, ci fa guardare allAddolorata, ma
la predicazione di Giovanni non ce la presenta in nessun modo
così. Quando poi si parla del discepolo che Gesù
amava, di solito nella predicazione si sente parlare di Giovanni
come se Gesù avesse avuto dei prediletti e poi si fa una
pia applicazione: anche noi come Giovanni accogliamo Maria. Con
un simile parlare il Vangelo è ridotto a unantologia
di esempi, su cui fare delle pie applicazioni.
Questo modo di fare è
sbagliato. Noi metteremo in evidenza che il testo ispirato parla
qui di ogni singolo discepolo, che per essere tale è amato
da Gesù, che Gesù in quel discepolo che era ai
piedi della croce con Maria, parla ad ogni discepolo quindi anche
a me. Giovanni diviene così il prototipo del discepolo
e il modello della Chiesa
che si costituisce attorno a Maria.
Missione
di Madre
Iniziamo da Maria, madre di
Gesù e donna ai piedi della croce, e poi parleremo del
discepolo che Gesù amava. In questi ultimi decenni il
testo è stato sviscerato in ogni senso dagli specialisti
e quindi possiamo parlare con una certa sicurezza e comprendiamo
che quello che dicevano i Padri della Chiesa che Gesù
ha pensato allavvenire materiale della sua madre (i protestanti
continuano a pensare così) non regge più. Solo
nel Medio Evo si è iniziato a parlare della Maternità
spirituale di Maria, un tema che oggi lanalisi esegetica
mette in risalto: Maria come donna è stata da Gesù
investita della missione di essere Madre di ogni discepolo che
Gesù ama. Se questo è vero: quando il Signore affida
a una persona una missione le dà anche i mezzi per compierla.
E perciò è certo che Maria ha ricevuto la capacità
di fare da Madre, nellordine dello Spirito, a ciascuno
di noi.
Un racconto
teologale
Contempliamo quanto avvenne
sul Calvario. La narrazione è enormemente teologizzata
e di fronte ad essa linterprete non si chiede: Che
cosa in concreto è accaduto? Ma si chiede: come
si rivela Gesù nei fatti del Calvario e che cosa mi rivela
di sua madre e di me discepolo? Qui sul Calvario noi siamo al
vertice della rivelazione e quello che avviene tra Gesù
e la madre è il culmine assoluto. Per questo il narratore
ha collocato questa scena al centro del racconto degli episodi
del Calvario (crocifissione, tunica senza cuciture, dono della
madre, tutto si è compiuto, colpo di lancia) e per questo
subito dopo dice: Gesù sapendo che oramai tutto
si era realizzato affinché si compissero le Scritture,
disse.... Il dono della Madre si presenta come il culmine
dellopera messianica di Gesù. Senza questo dono
non avrebbe portato a termine in modo perfetto la sua opera di
salvezza. Ma cè un aggancio anche con la scena della
tunica. Facendo forza sulle particelle grece mèn... dè,
La Potterie traduce: Ecco da una parte (mèn) quel
che fecero i soldati, dallaltra parte invece (dè)
stavano presso la croce sua madre, la sorella di sua madre...
I due racconti sono strettamente uniti tra loro e sincronici:
nel primo la tunica che non viene scissa è un grande simbolo
dellunità della Chiesa, ed è visto come annuncio
di ciò che avviene nel secondo racconto: la nuova comunità
messianica si costituisce nella sua unità sotto la Croce;
Maria e il discepolo ne sono la prefigurazione.
Una Rivelazione
in atto
Osservando attentamente la
scena vediamo che Gesù vede Maria e poi il discepolo e
dice singolarmente a ciascuno: Ecco, una particella
a cui segue subito un titolo che dice o rivela qualcosa alla
persona a cui si rivolge. Pensate al Battista che vede venire
Gesù e dice a due discepoli: Ecco lAgnello
di Dio che toglie il peccato del mondo. Rivela cioè
ai discepoli chi è Gesù; oppure al fatto dellAnnunciazione,
quando langelo dice a Maria che ancora non conosce il disegno
di Dio: Ecco, concepirai.... In questo modo di parlare
costatiamo quello che si chiama in modo tecnico lo Schema di
Rivelazione. È quindi un atto di Rivelazione. Gesù
non solo rivela alla Madre a quale missione la chiama ora Do,
ma rivela anche al discepolo a quale missione ha chiamato la
Madre e come ogni discepolo deve comportarsi nei riguardi di
Maria: se vuol essere discepolo deve accoglierla come Madre.
Che il testo si muova su questa linea appare dal fatto che, secondo
Giovanni, la preoccupazione di Gesù non è lavvenire
materiale della Madre, ma la situazione dei suoi discepoli, della
sua comunità. Varie volte ha detto loro di non angustiarsi
e ha loro promesso: Non vi lascerò orfani(14,18)
e si è orfani anche se manca soltanto la Madre. Perciò
qui linteresse di Gesù va ai suoi
discepoli e dice a Maria: Ecco tuo figlio. E al discepolo:
Ecco tua Madre. Gesù vuole che tra il discepolo
e Maria si stabilisca una relazione nuova: quella di Madre e
Figlio. È una relazione fondata sulla fede: per fede divento
discepolo, accogliendo la parola di Gesù; per fede quindi
se accolgo la sua parola divento figlio di Maria.
Lora
di Gesù e della Madre
Nel testo ricorrono tre parole:
Madre, donna, ora, tre parole che sono già state lette
nel racconto di Cana, quando Gesù con laiuto di
Maria diede inizio alla sua opera messianica ottenendo la fede
dei suoi discepoli. Maria si era avvicinata a Gesù come
Madre, dicendogli: Non hanno più vino. E Gesù
le rispose: Che cè tra me e te, donna.
Una frase che sa di distacco, non di rifiuto; semplicemente le
dice che i vincoli materiali non contano nella sua missione;
ma la chiama Donna, cioè le cambia il nome, lo colloca
su un altro piano, le dice di agire da Donna, questa è
la sua missione. E Maria subito si dà da fare, associandosi
come donna allopera di Gesù tutta tesa verso unora.
Ebbene qui sul Calvario lora è giunta e Gesù
chiama sua Madre donna e le affida, mentre soffre per lui, la
missione di fare da madre ai suoi discepoli.
La Madre
di Sion
Qui è importante rifarsi
ad un altro testo. Gesù, mentre nel Cenacolo parlava ai
suoi discepoli, disse: La donna quando sta per partorire
è triste perché è giunta la sua ora, ma
quando ha dato alla luce, gioisce perché è nato
un uomo nel mondo (16,21). Feuillet commenta: Gesù
presuppone qui lidentificazione della sua ora con lora
della Donna che deve dare alla luce il nuovo popolo di Dio.
Maria ai piedi della croce consoffre con il Figlio ed è
al compiersi dellora del Figlio che essa nel dolore, diventa
Madre del nuovo popolo di Dio. Isaia dice: Nasce forse
un popolo in un giorno? Eppure Sion, appena ha sentito i dolori
del parto ha partorito figli (66,8). Maria è la
vera Figlia di Sion. Ma dove mi fondo per dire questo? Abbiamo
detto allinizio che dopo laffidamento dei discepoli
a Maria, il testo continua annotando che si sono compiute le
Scritture. Ma di quali Scritture si tratta?
Ne abbiamo già citata
una, quella di Isaia, ma gli esegeti, dopo gli studi di Aristide
Serra e di La Potterie, sono in grado di rispondere. Essi hanno
dimostrato che nellAntico Testamento non cè
soltanto una linea messianica maschile, ma anche femminile e
che qui si compiono quelle profezie che parlano della Figlia
di Sion o di Gerusalemme vista come Donna e madre. La contemplano
come Madre che ha partorito figli, e questo è importante,
ma anche come colei che vede i figli dispersi tornare da lontano
insieme a tutti i popoli. In Isaia 60,4 si legge: Solleva
gli occhi intorno e guarda i tuoi figli radunati: ecco che i
tuoi figli giungono da lontano e le tue figlie sono portate in
braccio e si radunano tutti insieme nel tempio del Signore
(Is 66,20). Riuniti nel Tempio del Signore. Ora,
secondo Giovanni 2,21, questo tempio è il corpo di Cristo
distrutto
dai
nemici sulla Croce dove Gesù muore per riunire tutti i
figli di Dio dispersi che non appartengono soltanto a Israele
(Gv 11,52; 10,16).
In questa luce, Gesù
è il nuovo Tempio non costruito da mani di uomo, è
il Pastore che riunisce i suoi. Maria è la
Madre Sion che vede riunirsi attorno a Gesù-Tempio i suoi
figli. Il discepolo che diventa suo figlio è la personificazione
dei figli di Dio dispersi che attorno a lei Madre formano il
nuovo popolo di Dio.
Il Discepolo
Parliamo del discepolo tenendo
conto di un modo di procedere di Giovanni. Innanzitutto è
certo che parlando di Maria e del discepolo che Gesù amava,
parla direttamente di due persone singole e concrete che sono
ai piedi della croce, le quali non perdono la loro personalità
e individualità. Però è anche vero che in
Giovanni tutti gli individui sono tipicizzati. Si pensi a Natanaele,
tipo di tutti coloro che aspettavano il Messia secondo le Scritture;
a Nicodemo, tipo di tutti i maestri di Israele; al cieco nato,
tipo del catecumeno; a Tommaso che bene esprime la situazione
di tutti i discepoli dubbiosi di fronte a Gesù risorto.
Ebbene, qui il discepolo che
Gesù amava indica storicamente un individuo, ma in se
stessa è unespressione teologica che va letta in
base a queste parole di Gesù: Chi fa suoi i miei
comandamenti è colui che mi ama; e colui che mi ama sarà
amato dal Padre mio e anchio lo amerò (14,21).
La frase indica ogni discepolo che per aver accolto e osservato
la parola di Gesù è entrato nella sfera dellamore
del Padre e del Figlio. Secondo Giovanni tali discepoli sono
gli amici di Gesù (15,13-14). Già Leone XIII ci
teneva a questa interpretazione, e un protestante, Dibelius,
diceva: Con questa formula levangelista vuole rappresentare
il tipo stesso del discepolo. Il discepolo amato è luomo
di fede che non ha bisogno di prove (20,8). Egli è testimone
del mistero della croce (19,35) e, ai piedi della croce, diventa
il figlio della madre di Gesù, come rappresentante dei
discepoli che nella loro relazione con Dio, sono divenuti fratelli
di Gesù (20,17).
Ebbene, a ogni discepolo che
Gesù ama, offre sua Madre come Madre. La frase Ecco
tua Madre è un comando di Gesù. Il discepolo
che ama il suo Signore e Maestro accoglie Maria come Madre.
Maria, madre di ogni discepolo che Gesù ama. Questa affermazione
mi impone di fare di sfuggita unaltra considerazione, suggerita
da La Potterie. Egli insiste perché si mantenga unito
il significato personale e il significato ecclesiologico della
Maternità di Maria. E afferma: «Diventando
la madre di tutti i discepoli di Gesù, Maria diventa madre
di tutta la Chiesa.
Questo titolo di Madre
della Chiesa è stato dato a Maria da Paolo VI dopo
il Concilio. Esso è solidamente fondato nel passo di Giovanni.
Non cè nessuna contraddizione nel dire che Maria
è nello stesso tempo immagine della Chiesa e Madre della
Chiesa. Come persona individuale ella è madre di Gesù
e diventa la Madre di tutti noi, la Madre della Chiesa. Per diventare
figli di Dio dobbiamo diventare figli di Maria e figli della
Chiesa. Gesù è il suo unico Figlio, ma noi diventiamo
a lui conformi se diventiamo
figli
di Dio e figli di Maria».
Laccolse
nella sua intimità
Non basta che Maria assuma
la sua missione di Madre, è necessario che anche il discepolo
prenda sempre più coscienza di questa Maternità
di Maria. Ed è ciò che avviene sul Calvario quando
Gesù, rivolto al discepolo, gli rivela la missione a cui
ha chiamato sua Madre: Ecco tua madre. Ora noi sappiamo
che quel discepolo per il fatto stesso di essere amato da Gesù
accetterà. Dice infatti il testo che da quellora
la prese con sé, da quello stesso momento
il discepolo laccolse come un bene prezioso, laccolse
nella sua intimità. Sono i modi con cui oggi si
traduce per evitare il banale: la prese nella sua casa.
Spieghiamoci: Da quellora. Lora è
il compimento dellopera messianica di Gesù, compimento
delle profezie che riguardano la Madre del Messia. Ebbene in
quel momento il discepolo fa suo levento messianico e accoglie
Maria come Madre.
Laccolse,
non la prese nella sua casa. Maria non è un
oggetto che si prende, è una persona che si accoglie nel
senso più pregnante del verbo: si tratta di unaccoglienza
piena di affetto e di fede nella parola di Gesù. Laccolse
come un bene prezioso: è il senso a cui sono giunti
molti articoli sullespressione greca eis ta idia che La
Potterie vorrebbe tradurre: laccolse nella sua intimità.
Essa dice tutto laffetto con cui il discepolo che Gesù
amava ubbidì al suo Maestro. Altri come SantAmbrogio
parlano dei beni spirituali ricevuti in eredità da Gesù
e tra questi cè la Madre.
Un certo Journet dice: Egli laccolse nella sua intimità
cioè nella sua vita interiore, nella sua vita di fede.
Questinteriorità del discepolo non è altro
che la sua disponibilità ad aprirsi nella fede alle ultime
parole di Gesù e ad eseguire il suo testamento spirituale
diventando il Figlio della Madre di Gesù, accogliendola
come Madre nella sua vita di discepolo: la Madre di Gesù
oramai è anche la sua Madre.
E Maria come ci accoglie? Come un altro Gesù.
Dice Origene:
Ogni uomo divenuto perfetto non vive più, ma è
il Cristo che vive in lui, e poiché Cristo vive in lui
è detto a Maria: Ecco tuo figlio; ecco Cristo.
Maria vuole vederci come Gesù e vuole portarci a Gesù.
Il racconto del Calvario si conclude: Fisseranno lo sguardo
su colui che hanno trafitto. Ma chi sono che fissano per
primi lo sguardo su Gesù trafitto? Maria e il discepolo
che lha accolta come Madre. Maria non vuole che ci fissiamo
in Lei, ma con Lei in Gesù. Maria vuole vederci come un
altro Gesù.
Questa è la nostra fede:
non siamo orfani. Accanto al Padre e al Figlio cè
Maria e lo Spirito Santo che tutti ci riunisce in comunione perfetta.
Nella Chiesa noi tutti continuiamo a chiamarla la Madre di Gesù
e allo stesso tempo (ma non tutti) la chiamiamo Madre nostra.
La Chiesa ha un volto mariano, diceva Paolo VI; è Gesù
che lo vuole e noi come discepoli a lui fedeli accogliamo Maria
come una sua preziosa eredità. Amen!
Preghiamo:
Gesù,
non potevi farci un dono più bello sia per non sentirci
orfani nella Chiesa e poi per sentire la Chiesa come una vera
famiglia dove cè il Padre, la Madre e i figli che
perciò sono tutti fratelli. Che bello, ma a volte che
duro scorgere in ogni volto un fratello. Ma cè la
tua parola Signore: Voi tutti siete fratelli, e ci
dici: Io non mi vergogno di essere fratello di tutti.
O Signore, donaci mediante il dono del tuo Santo Spirito, la
forza e il coraggio di ascoltarti e di imitarti affinché
le nostre comunità divengano davvero una vera fraternità.
Amen!
Mario Galizzi SDB
IMMAGINI: © Elledici / P.
Favaro
1 Nelle ore della passione del
Figlio suo, Maria vive tutto il dolore di una madre che genera
spiritualmente i suoi nuovi figli, lei che senza dolore diede
al mondo il suo Creatore.
2 Nel
silenzio degli sguardi che sincontrano sulla via della
croce, Maria accoglie il dolore del Figlio per lingratitudine
delluomo.
3 «Donna,
ecco tuo figlio...» (Gv 19,26).
4 Nel momento in cui il Figlio
offre la sua vita in riscatto per tutti, Maria assume la missione
di diventare madre di tutti.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2006 - 4
VISITA Nr. 