LA PRESENTAZIONE
      DI GESU' ALTEMPIO

La legge di Mosè ordinava alle donne d’Israele, dopo il parto, di rimanere per quaranta giorni lontane dalle manifestazioni pubbliche. Per rientrare nell’ambito del sacro e poter partecipare attivamente alla vita dovevano compiere un sacrificio. Se la madre era troppo povera per offrire un agnello, lo si poteva sostituire con una tortora.

Un’altra disposizione dichiarava tutti i primogeniti proprietà del Signore, e prescriveva il modo di riscattarli. Il prezzo del riscatto era di cinque sicli che, al peso del santuario, rappresentavano ognuno venti oboli.

L’obbedienza di Maria

Ma questa legge, valeva anche per Maria? Quale relazione poteva avere con le spose degli uomini colei che era il purissimo santuario dello Spirito Santo, Vergine nel concepimento del Figlio, Vergine nel suo ineffabile parto, Vergine anche dopo aver portato nel suo seno e dato alla luce il Dio di ogni santità? Se considerava poi il Figlio, la maestà del Creatore di tutte le cose il quale si era degnato di nascere in lei, come avrebbe potuto pensare che questo figlio era sottomesso all’umiliazione del riscatto, come uno schiavo che non appartiene a se stesso?

Malgrado la sua dignità di Madre di Dio, Maria accetta la legge di Mosè, accetta la storia nella quale è inserita e alla quale appartiene, per questo si unisca alla folla delle madri che si recano al Tempio. Inoltre, il Figlio di Dio facendosi uomo, vuole essere considerato in tutto come un servo. Bisogna che sia riscattato quindi come l’ultimo dei figli d’Israele.
Così Maria, fu, al Tempio, la serva del Signore, come lo era stata nella casa di Nazareth alla visita dell’Angelo. Aveva obbedito all’editto di Augusto per il censimento universale; ora obbedisce alla legge del popolo d’Israele.

La Presentazione è l’incontro del giusto e vecchio Simeone con il Bambino, il Figlio di Dio. Questa Presentazione è in realtà un Incontro.
Secondo la tradizione, Simeone era uno dei settantadue «interpreti», che negli anni del regno di Tolomeo II, in Egitto hanno tradotto la Bibbia in greco. Traducendo il libro del profeta Isaia, Simeone dubitò della profezia sulla nascita del Bambino (Emmanuele) da una vergine (Is 7,14). Un angelo apparve a Simeone e gli disse che non sarebbe morto, finché non avesse visto con i propri occhi il Bambino e restasse così convinto della profezia.

Il giusto Simeone «sotto ispirazione» è venuto anche lui al Tempio. «... e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele... Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

Una duplice profezia

Queste parole di Simeone contengono due profezie. La prima riguarda tutti gli uomini che accetteranno il Figlio di Maria, essi risorgeranno spiritualmente; invece quelli che non lo accetteranno, andranno in rovina. Mentre «Colui che viene» sarà oggetto di discussioni e persecuzioni... La seconda profezia riguarda la stessa Maria: «a te una spada trafiggerà l’anima».
Nell’incontro del Bambino al Tempio partecipa anche la profetessa Anna, «figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal Tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere». Anche lei, visto il Bambino, parlava di Lui a tutti coloro che aspettavano la salvezza, e benediceva il Signore.
La Presentazione è la prova del compimento delle profezie: il Bambino è venuto nel mondo, concepito di Spirito Santo e nato dalla Vergine Immacolata. Nel mondo è venuto Dio, incarnato sotto forma umana.
La Presentazione è anche l’incontro dell’Antico e del Nuovo Testamento. Il vecchio Simeone personifica l’Antico Testamento, «che passa dalla scena di questo mondo». Il Bambino è la salvezza che viene nel mondo, il Nuovo Testamento tra Dio e gli uomini. Molti quadri (vedi copertina) che mostrano la Presentazione, sono costruiti in modo che il Bambino si trovi nel centro dell’immagine, sopra l’altare e sotto il ciborio, cioè il velo che copre le sante specie consacrate sull’altare.

Chinato verso di Lui, il vecchio Simeone regge premurosamente e delicatamente il Bambino, colui che non può essere «abbracciato». Maria sta alla sinistra. Il suo atteggiamento ed il suo volto esprimono tutta una gamma di sentimenti, ma nell’anima da ora e per sempre è entrata l’angoscia. Dietro a Lei sta Giuseppe che tiene in mano due tortore. Alle spalle di Simeone vediamo Anna. Il suo volto è il volto della profetessa ispirata. L’altare e il ciborio si trovano dietro le figure di Maria e Simeone, però la salda convenzione e il simbolismo dei procedimenti figurativi sottintendono, che il Bambino Gesù si trova sopra l’altare e sotto il ciborio (dentro il Tempio).

Il drappo rosso sull’altare significa che il fatto avviene sotto il patrocinio (protezione) di Dio, e il colore simbolizza la festività di quello che sta accadendo, profetizza anche il futuro sacrificio. Il tutto in una quiete sorprendente. Quiete, dietro la quale in un modo incomprensibile si scoprono i drammatici futuri eventi di portata universale.

La Liturgia

La Presentazione al Tempio chiude idealmente il Tempo di Natale. La Chiesa Greca e quella di Milano pongono la festa nel numero delle solennità di Nostro Signore; la Chiesa di Roma, invece, fino al Concilio Vaticano II l’annoverava tra le feste della Vergine.
La Chiesa compie in questo giorno la solenne benedizione delle Candele, che è una delle tre principali benedizioni che hanno luogo nel corso dell’anno: le altre due sono quella delle Ceneri e quella delle Palme.
L’origine storica è abbastanza difficile a stabilirsi in modo preciso. Secondo alcuni studiosi, questa benedizione sarebbe stata istituita, verso la fine del V secolo, dal Papa San Gelasio (492-496), per dare un senso cristiano ai resti dell’antica festa dei Lupercali, di cui il popolo di Roma aveva ancora conservato alcune usanze superstiziose. È almeno certo che San Gelasio abolì le ultime vestigia della festa dei Lupercali che veniva celebrata nel mese di febbraio.

Papa Innocenzo III, in uno dei suoi Sermoni sulla Purificazione, ci dice che l’attribuzione della cerimonia delle Candele al due febbraio è dovuta alla saggezza dei precedenti Pontefici romani, i quali avrebbero indirizzato al culto della santa Vergine i resti d’una usanza religiosa degli antichi Romani, che accendevano delle fiaccole in ricordo delle torce alla cui luce Cerere aveva, secondo la favola, percorso le cime dell’Etna, cercando la figlia Proserpina rapita da Plutone; ma non si trova alcuna festa in onore di Cerere nel mese di febbraio nel calendario degli antichi Romani.

Ci sembra dunque più esatto adottare l’idea di altri studiosi fra i quali Benedetto XIV, i quali ritengono che l’antica festa conosciuta in febbraio sotto il nome di Amburbalia e nella quale i pagani percorrevano la città portando delle fiaccole, ha dato occasione ai Papi di sostituirvi un rito cristiano che essi hanno congiunto alla celebrazione della festa in cui Cristo, Luce del mondo, viene presentato al Tempio dalla Vergine madre. Il Liber Pontificalis dice che la processione fu istituita, a Roma, dal Papa Sergio (687-707) e che si faceva dalla chiesa di Sant’Adriano a Santa Maria Maggiore, ma è certamente anteriore a questo Papa, poiché la processione con le candele benedette esisteva già ad Alessandria nel V secolo, e anche prima, a Gerusalemme.

Da principio la processione ebbe, a Roma, un carattere penitenziale: il Papa andava a piedi nudi, e i paramenti talvolta erano neri. Nel XII secolo essa perdette quel carattere austero che fece posto alla letizia. I ministri, tuttavia, conservano ancora i paramenti viola che smettono soltanto per la Messa.

L’evento

L’evento di questa celebrazione è stato sovente illustrato dai liturgisti dal VII secolo in poi. Secondo quanto afferma Sant’Ivo di Chartres nel suo secondo Sermone sulla festa della Presentazione al Tempio, la cera delle candele, formata dalle api con il succo dei fiori che l’antichità ha sempre considerata come un’immagine della Verginità, simboleggia la carne virginea del divino Bambino, il quale non ha intaccato nella sua concezione e nella sua nascita l’integrità di Maria.

Nella fiamma della candela, il Vescovo ci invita a vedere il simbolo di Cristo che è venuto a illuminare le nostre tenebre. Sant’Anselmo, nelle sue Enarrazioni su San Luca, descrivendo lo stesso mistero, ci dice che nella Candela vi sono da considerare tre cose: la cera, lo stoppino e la fiamma. La cera, dice, opera dell’ape virginea, è la carne di Cristo; lo stoppino, che sta dentro, è l’anima; e la fiamma, che brilla nella parte superiore, è la divinità.

Le candele

Un tempo i fedeli portavano essi stessi le candele alla chiesa perché fossero benedette insieme con quelle che i sacerdoti e i ministri portano nella Processione. Dopo la festa, i fedeli, custodiscono queste candele rispettosamente nelle proprie case e talvolta le accendono al capezzale dei morenti, come ricordo dell’immortalità che Cristo ci ha meritata e come segno della protezione di Maria.

La Processione

Piena di gaudio, rischiarata dalla moltitudine delle fiaccole e trasportata come Simeone dal moto dello Spirito Santo, la santa Chiesa si mette in cammino per andare incontro all’Emmanuele. È questo incontro che la Chiesa Greca, nella sua Liturgia, designa con il nome di Ipapante e della quale ha fatto l’attributo della festa del 2 febbraio. Lo scopo è di imitare la processione del Tempio di Gerusalemme, che San Bernardo così celebra nel suo primo Sermone sulla Festa della Purificazione di Maria:

«Oggi la Vergine madre introduce il Signore del Tempio nel Tempio del Signore, e Giuseppe presenta al Signore non un figlio suo, ma il Figlio diletto del Signore, nel quale Egli ha posto le sue compiacenze. Il giusto riconosce Colui che aspettava; la vedova Anna lo esalta nelle sue lodi.

Questi quattro personaggi hanno celebrato per la prima volta la Processione di oggi, che, in seguito, doveva essere solennizzata nella letizia di tutta la terra in ogni luogo e da tutte le genti. Non stupiamo che quella Processione sia stata piccola, poiché Colui che vi si riceveva si era fatto piccolo. Nessun peccatore vi apparve: tutti erano giusti, santi e perfetti».

Camminiamo nondimeno sulle loro orme. Andiamo incontro allo Sposo, come le vergini prudenti, portando in mano lampade accese al fuoco della carità. Ricordiamo il consiglio che ci da il Salvatore stesso: Siano i vostri lombi precinti come quelli dei viandanti; portate in mano fiaccole accese e siate simili a coloro che aspettano il loro Signore (Lc 12,35). Guidati dalla fede, illuminati dall’amore, noi lo incontreremo, lo riconosceremo, ed Egli si darà a noi.
                                                                            
Lorenzo Villar


IMMAGINI:
 
Presentazione al Tempio, Rogier van der Weyden (1399-1464), St. Columba Altarpiece, Alte Pinakothek - Monaco. / La presentazione al Tempio di Gesù, è un gesto che Maria compie per sottrarre il Bambino alla sfera dell’inavvicinabile e introdurlo nel mondo profano.
 
La processione delle candele aveva un’origine antichissima che si rifaceva alle feste dei Lupercali del plenilunio di febbraio, celebrate per invocare la fertilità dei campi e delle donne.
Presentazione al Tempio, Giovanni Bellini (1430-1516), Galleria Querini Stampalia, Venezia. / La Presentazione al Tempio è una celebrazione che chiude idealmente il Tempo del Natale.
4  Un tempo erano i fedeli a portare essi stessi le candele da casa. Queste venivano poi benedette dai sacerdoti e dopo la celebrazione venivano custodite nelle case, per essere riutilizzate in alcuni momenti particolari dell’anno.
5  Presentazione al Tempio, Philippe de Champaigne (1648), Musées Royaux des Beaux-Arts, Brussels. / L’incontro fra Maria e il vecchio Simeone è l’incontro fra la speranza e il compimento, fra il nuovo e l’antico, la promessa e la fedeltà.

      RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2007 - 2
    
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