" Donna, ecco
il tuo figlio! "
At 1,12-14; Ef 1,3-6.11-12;
Gv 19,25-27
Appena ieri abbiamo celebrato
la solennità liturgica dell'Ascensione del Signore, in
cui abbiamo contemplato nella fede l'ingresso definitivo del
Risorto nella "gloria" del Padre, alla quale ora anche
noi abbiamo fiducia di aver "accesso" nella potenza
dello Spirito Santo; e oggi ci troviamo qui nel Santuario - Basilica
di Maria Ausiliatrice come gli apostoli al loro ritorno a Gerusalemme,
"assidui e concordi nella preghiera, insieme con Maria,
la madre di Gesù". La Basilica diviene oggi un cenacolo
dove Maria ci raduna, come madre nostra, per mantenerci uniti
nella preghiera e nell'attesa dello Spirito, Lei, la "esperta
dello Spirito".
L'Ascensione
di Cristo al cielo, ad opera del Padre, segna da una parte una
conclusione, quella del percorso storico di Gesù sulla
terra, e, dall'altra, un inizio, quello dello Spirito, che guiderà
gli Apostoli e i credenti di tutti i tempi a rendergli testimonianza
davanti a tutti gli uomini "fino agli estremi confini della
terra" (At 1,8).
Anche se questa festa comporta
un po' di tristezza e di nostalgia per il fatto di non contare
più sulla presenza fisica di Gesù, come quando
"percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando
nelle loro sinagoghe, predicando il Vangelo del Regno e curando
ogni malattia e infermità" (Mt 9,35), si tratta soprattutto
di un avvenimento festoso perché, in virtù della
legge di solidarietà che lega le membra al corpo, anche
il "corpo" della nostra umanità è stato
sublimato con Cristo nel giorno della sua Ascensione, e questa
sublimazione si realizza già in questa fase terrena, "nella
speranza" però del suo perfezionamento ultimo.
Ma Gesù non se ne è
andato lasciandoci soli e senza compito. Innanzitutto ci ha lasciato
sua Madre:
"Donna,
ecco il tuo figlio!", e ci ha promesso lo Spirito Santo,
che renderà presente il Cristo con un coinvolgimento più
profondo, anche se misterioso, nella vita dei credenti. Siamo
stati, dunque, affidati alle cure di una mamma, la mamma stessa
di Gesù, che ci aiuterà a maturare come figli di
Dio e discepoli del Cristo; e insieme siamo stati assegnati all'assistenza
divina dello Spirito, che sarà per noi "consolatore",
mantenendo viva e attiva la nostra attesa del Signore finché
ritorni; "avvocato", irrobustendoci nella lotta contro
il mondo in quanto potere ostile a Dio e ai suoi, sì da
non lasciarci sedurre dalla falsa trinità di idoli quali
sono il danaro, il potere e il piacere; e "maestro",
ricordandoci ed insegnandoci tutto quanto Gesù ci ha detto nel
suo Vangelo.
La Madre ce l'ha data sulla
croce come ultimo e prezioso testamento: "Ecco la tua madre!".
Egli, che ci aveva già dato il Padre suo come padre nostro,
ora ci da' anche la madre. Pure sulla croce ci ha comunicato
lo Spirito, che al momento di morire è stato "espirato"
su Maria e sul discepolo amato, dando luogo alla nascita della
Chiesa, anche se dopo la risurrezione lo comunicherà in
modo esplicito nell'incontro con i discepoli quando "alitò
su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimettere
i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno
non rimessi" (Gv 20,22-23); e ancora in maniera più
visibile lo farà nella Pentecoste quando lo effonderà
come fiamme di fuoco che bruciano, purificano e consacrano, rendendo
i discepoli testimoni credibili, coraggiosi, eloquenti del Signore
Gesù e del suo Vangelo.
È stato appunto prima
della sua partenza che Gesù ci ha promesso la forza del
suo Spirito e ci ha lasciato tutto il mondo come campo di lavoro.
Il Regno di Dio si estende a tutta la storia, e noi abbiamo ricevuto
dal Signore Gesù il bellissimo e impegnativo compito di
continuare la sua opera di rivelazione di Dio e della sua salvezza,
essendo suoi testimoni, "fino agli estremi confini della
terra".
La consegna di Maria, la madre
di Gesù, come madre nostra significa che i discepoli devono
essere formati alla sua scuola, nella sua casa, che è
quella di Nazareth, fatta di ascolto di Dio, con la Scrittura
nella mano, discernendo la volontà di Dio e disponendo
la mente, il cuore, persino il grembo, ad accoglierlo fino ad
incarnarlo. La scuola e la casa di Maria è quella di Betlemme,
fatta di contemplazione del mistero con stupore, cercando di
capire e conservando nel cuore tutto quanto accade, attendendo
con pazienza l'ora in cui Dio vorrà rivelarle il mistero
faccia a faccia. La casa e la scuola di Maria è quella
di Gerusalemme, fatta di adempimento fedele della legge e di
scoperta di un disegno misterioso su Gesù che come spada
tagliente ferirà il suo cuore e la coinvolgerà
sempre più intimamente nel mistero della persona del suo
Figlio. La scuola e la casa di Maria è ancora quella di
Nazareth, fatta di anonimato ma contraddistinta dall'opera più
fine, delicata e preziosa che mai le sia stata affidata, l'educazione
del figlio come vero Uomo e vero Dio. La casa e la scuola di
Maria è quella del Calvario dove si mostra mentre ridona
al Padre quello che gli apparteneva, il suo Figlio, e accogliendo
in controparte, come lascito e missione, come dono e come compito,
non già un figlio ma tutti gli uomini e donne del mondo,
ritrovando così nuove "ragioni" per continuare
a vivere. La scuola e la casa di Maria è infine quella
del Cenacolo, dove si ricostruisce la Chiesa nutrita dalla preghiera
e dall'attesa dello Spirito.
Il brano del Vangelo
che mostra Maria ai piedi della croce, che riceve il discepolo
come figlio e viceversa, evoca il racconto delle nozze di Cana,
dove pure appaiono Gesù, i discepoli e Maria, anticipando
in certa misura la nuova alleanza, dove il vino della salvezza
abbonda e viene ad allietare la vita degli uomini per sempre.
La scena di Maria ai piedi della croce richiama anche la pagina
della Genesi, quella della promessa di un salvatore dopo il peccato
originale, che era venuto a rovesciare tutto il disegno meraviglioso
di Dio sull'Uomo: "Io porrò inimicizia tra te e la
donna, tra la sua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà
la testa e t le insidierai il calcagno" (Gn 3,15). I Padri
della Chiesa hanno letto questo testo come un primo annuncio
della vittoria del Messia o della donna sul male. Questa conclusione
è valida a partire dal contesto complessivo della Bibbia.
Infatti, la storia di benedizione
iniziata con Abramo, nel quale "si diranno benedette tutte
le famiglie della terra" (Gn 12,2s), ha il suo compimento
in Cristo, della discendenza di Abramo e capostipite di un'umanità
nuova, capace di vincere il peccato e la morte. Nella nuova creazione
descritta da Isaia - "Il lattante si trastullerà
sulla buca dell'aspide, il bambino metterà la mano nel
covo di serpenti velenosi" - anche il serpente fa pace con
la nuova umanità, cancellando così la maledizione
originaria. Infine il simbolo della lotta tra il serpente e la
stirpe della donna viene ripreso e arricchito dall' Apocalisse
(12) che ci presenta una meditazione simbolica sul senso della
storia umana, dalla creazione alla redenzione: una storia della
progressiva caduta umana, a cui fa riscontro l'intervento salvifico
di Dio.
Ecco dunque Maria cui viene
affidata l'umanità per renderla nuova attraverso il dinamismo
dello Spirito. Ella compie meraviglie con coloro che - come il
discepolo amato - la prendono nella loro casa, perché
li porta ad assumere come progetto di vita il disegno di Dio,
quello che ci è stato proclamato nella seconda lettura:
"Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù
Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei
cieli in Cristo." L'elezione per essere santi e immacolati,
la predestinazione ad essere figli adottivi di Dio, l'appello
a diventare eredi in Cristo è il "sogno di Dio",
convertito in realtà da tanti uomini e donne che vi credono
e raggiungono "una misura alta di vita cristiana ordinaria".
Un esempio
recente lo abbiamo avuto, all'interno della nostra Famiglia Salesiana,
nella storia di don Augusto Czartoryski, Suor Eusebia Palomino
ed Alessandrina Da Costa, beatificati dalla Chiesa e offerti
come modelli di vita umana e cristiana. Un segno ne è
l'irradiazione della santità ammaliante di Domenico Savio
e di Laura Vicuña, i cui giubilei hanno provocato tra
i giovani un grande entusiasmo e anelito di diventare come loro.
Un'icona ne è, infine, la santità di Don Bosco
e Madre Mazzarello, sui quali migliaia e migliaia di uomini e
donne hanno voluto modellare la propria vita. La maternità
di Maria produce santità e la nostra filiazione si verifica
appunto in essa. Ringraziamo perciò Maria che è
stata madre, educatrice di santità dei membri della nostra
famiglia e di tanti uomini e donne in tutto il mondo che cercano
e coltivano i semi di bontà, di verità e di bellezza.
Ecco dunque Maria, cui viene
affidata l'umanità per liberarla dal rischio di marcire
e di scivolare in abissi di non-ritorno, come abbiamo visto nelle
urtanti scene delle vittime del terrorismo, delle torture dei
prigionieri iracheni, della decapitazione di un ostaggio, dello
scempio dei soldati israeliani, per non parlare dei mille volti
tragici della mancanza di dignità umana, calpestata, persa
o rubata, che fanno vedere i limiti più bassi che può
raggiungere l'uomo senza lo Spirito e senza la Madre, lasciato
alle sue tendenze naturali e senza l'orientamento delle sue energie
al bene. L'ingiustizia ha sempre una drammatica doppia faccia:
rende inumani quelli che la esercitano, e disumanizza coloro
che la subiscono. A Maria è stata affidata l'umanità,
nelle sue braccia di mamma è stato deposto il corpo martoriato
dei suoi figli. Perciò chiediamo a Maria che intervenga
attivamente in questa fase difficile della storia e salvi l'umanità
della disfatta.
Oggi siamo
qui, nella sua casa che è quella di Don Bosco ed è
la nostra, per affidarci a Lei, per prenderLa con noi nella nostra
casa, nelle nostre famiglie e comunità, ma anche per affidarLe
l'intera umanità, per chiederLe che continui ad essere
madre specialmente di coloro che sono più minacciati dal
non senso e dalla barbarie di ogni tipo, che viene a sfigurare
il volto umano di uomini e donne, adulti e giovani, per chiederLe
che ci aiuti a portare a compimento il sogno di Dio che è
la nostra santificazione..
Maria Ausiliatrice, la Vergine
di Don Bosco, la Vergine dei tempi difficili, prega per noi.
Don Pascual Chávez V.,
Rettor Maggiore SDB
Torino-Valdocco, 24
maggio 2004
NB.
Omelia di don PASCUAL CHAVEZ V., tenuta in Basilica M.A. durante
l'Eucarestia del 24 maggio 2004
VISITA Nr.
