CI AFFIDIAMO A TE
Giovanni Paolo II ha nutrito la sua devozione a Maria nella parrocchia salesiana della sua città. Qui ha imparato ad affidarsi alla Vergine. In questo mese, dedicato a Maria Ausiliatrice, Lei ci raduna per insegnarci ad essere figli e crescere nell’abbandono filiale. In molti è l’usanza di affidarsi personalmente a Maria, di affidare i loro figli, di raccomandare le grazie che stanno maggiormente a cuore.

L’affidamento a Maria è radicato nelle parole di Gesù a sua madre e al discepolo che egli amava. Dopo aver riferito le ultime volontà di Cristo morente, il Vangelo annota: «e da quel momento il discepolo la prese con sé». Prendere Maria in casa è allo stesso tempo aver cura di lei e affidarsi a lei, introdurla nello spazio della vita interiore, cioè nel proprio io umano e cristiano. L’affidamento è infatti la risposta all’amore di una persona, in particolare all’amore della madre (cf RM n. 45).

Grignion de Montfort osserva che noi ci affidiamo a Maria per andare da Gesù, conoscerlo, scoprirlo e imitarlo. E poiché Maria è colei che più si è conformata al figlio suo, più una persona si affida a Maria, più è aiutata a conformarsi a Gesù.
La preghiera dell’affidamento ha dunque basi bibliche e teologiche. Nel dinamismo della grazia noi andiamo al Padre per Cristo nello Spirito implorando l’intercessione di Maria, a cui ci affidiamo totalmente per vivere con fedeltà gli impegni del battesimo. Al di là delle formule con cui lo esprimiamo, sempre l’affidamento comprende intenzioni universali per la Chiesa, per il mondo, per la Famiglia salesiana, per i giovani affinché dalla nostra testimonianza di fede gioiosa e di bontà preveniente vissuta sotto lo sguardo di Maria siano aiutati a vivere con amore e convinzione la loro vocazione battesimale.
Ci affidiamo a Maria anche per chiedere il suo aiuto affinché siamo disponibili come lei ad accogliere la parola di Dio e a testimoniarla nella comunione ecclesiale.

Accogliere la parola di Dio.

La docilità, l’apertura totale alle sorprese di Dio fanno di Maria la donna disponibile, libera e piena di speranza e perciò giovane nel cuore. Nel corso della sua vita Maria impara ad essere discepola del figlio suo, a compierne la parola. Per questa esperienza ella si rende attiva proprio nel suscitare l’obbedienza al figlio. Fate quello che egli vi dirà (Gv 2,5) è invito ad accogliere la Parola, anche quando non la comprendiamo, quando supera le nostre previsioni e chiede l’esodo dalle nostre abitudini e sicurezze, quando ci espropria dalle nostre convinzioni e domanda un modo più evangelico di vedere e di valutare, quando esige di accettare il mistero della sofferenza. Nell’eccomi di Maria, troviamo gioia e forza per aderire al progetto di Dio, per essere discepoli di Gesù, collaborando con lui alla costruzione del Regno. Troviamo motivi per aiutare i giovani a scoprire il volto più bello della loro giovinezza nella consegna libera e responsabile di sé al Signore, nell’apertura al futuro, a ciò che dà senso e valore alla loro vita.

Testimoniarla nel servizio.

La Parola ci scomoda, ci mette in cammino. Il dono ricevuto chiede di essere comunicato ad altri con gratuità, prontezza, attenzione, tenerezza. Maria lo fa recandosi in visita da Elisabetta, di cui intuisce il bisogno. Dall’incontro tra le due donne sgorga il canto del Magnificat. Lo sguardo di Maria è aperto al futuro di Dio di cui canta la nuova logica, il suo essere dalla parte dei poveri, degli umili, di coloro che da lui attendono la giustizia, il nuovo ordine dell’amore.
Tanti di noi nella preghiera del Vespro pregano il Magnificat. Sarebbe bello che il clima di speranza che lo caratterizza fosse anche l’esperienza personale di ognuno di noi, di ogni famiglia. Allora né le prove, né le sofferenze possono spegnere la luce interiore che ci abita, la fiducia nell’avvenire, la voglia di impegnarci nel servizio del prossimo.

Operare in comunione.

L’atto di affidamento deve esprimere la comunione che intendiamo realizzare in famiglia, nella vita sociale ed ecclesiale: eco della comunione profonda che si realizza esemplarmente in Maria. Ella è tutta relativa alla Trinità, completamente orientata verso Dio e, in Lui, verso l’umanità. Vive la sua vita come mistero di alleanza nella reciprocità dell’incontro vivificante con il Signore. L’affidamento è appello a lasciarci ringiovanire dallo Spirito, che ci plasma a immagine della Trinità; invito a lasciarci accompagnare da Maria per vivere una comunione più intensa con Gesù e scommettere su rapporti nuovi e costruttivi in ambito sociale ed ecclesiale.

Don Bosco raccomandava l’affidamento come atto filiale nei confronti della Vergine. Lui stesso nel 1869 ne suggeriva la formula ai devoti di Maria Ausiliatrice, invitando ad eleggere Maria come madre nella propria vita. Ieri come oggi si tratta fondamentalmente dell’esperienza di stare dentro ciò che proclamiamo a parole. In questo senso l’affidamento è atteggiamento che raccoglie tutta la vita e la mobilita ad una risposta libera e matura. È manifestazione di fede e amore che struttura la nostra identità facendoci sperimentare che esistiamo di fronte e grazie a un altro. Affidarsi è perciò espressione di relazione, di fiducia, di speranza e gratuità, del primato dell’amore che libera dalle angustie dell’io e apre all’Altro e agli altri.

                                                                           Suor Antonia Colombo
                                                          Madre Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice


IMMAGINE:
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Particolare della statua di Maria ausiliatrice nella Basilica omonima di Torino-Valdocco
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2005-5
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