Se oggi questa notizia lascia
incre- duli, non così fu ai tempi di Don Bosco, quando
la proposta, dopo aver ricevuto la sua approvazione, fu sottoposta
a Papa Leone XIII che, pare, la incoraggiò. Così
risulta dalla corrispondenza di un certo Pierre Sylvestre Castor,
di Smirne (Turchia), con il beato Michele Rua, primo successore
di Don Bosco. Questo uomo daffari e zelante cooperatore
salesiano, era in corrispondenza con Don Bosco.
Alla sua morte, mantenne contatti
epistolari con don Rua e altri suoi collaboratori per convincere
i salesiani ad accettare la realizzazione del santuario che nei
suoi sogni, avrebbe segnato linizio della loro presenza
in Turchia, con possibile espansione verso lentroterra
anatolico. La città di Smirne (Izmîr in turco),
sulle rive del Mare Egeo, nelle cui vicinanze si trovano le rovine
di Efeso, era e rimase sino a dopo la prima guerra mondiale,
la seconda città turca per importanza e la più
occidentalizzata. Era cosmopolita, abitata prevalentemente da
greci ortodossi e cattolici, italiani in maggioranza, discendenti
di antiche famiglie venete e genovesi, o di immigrati in cerca
di fortuna. Con loro conviveva un buon numero di musulmani e
di ebrei.
Una città
mariana
In epoca romana, Efeso
dove sorgeva il tempio della dea Artemide, una delle sette meraviglie
del mondo antico era la ricca capitale della provincia
dAsia. Lì giunse san Paolo e vi rimase circa tre
anni, tra il 55 e il 57, fondando la prima comunità cristiana.
Secondo una tradizione che si consolidò dal sec. II, ad
Efeso visse lapostolo Giovanni, che vi morì e fu
sepolto. La basilica innalzata sulla sua tomba divenne uno dei
più importanti luoghi di pellegrinaggio in Oriente. Nei
dintorni, i pellegrini visitavano pure i resti di una piccola
casa dove si riteneva che Maria avesse trascorso gli ultimi anni
accanto a Giovanni, in adempimento delle parole dette da Gesù
sulla croce: Donna, ecco il tuo figlio (Gv 19,26-27).
Al di là di questa tradizione
dai fondamenti storici discutibili, ad Efeso nel 431 fu proclamata
la divina maternità di Maria. Con questo dogma, si posero
le fondamenta teologiche del culto mariano ed Efeso divenne città
mariana per eccellenza, anche nel ricordo della presenza della
Madonna, della sua morte e assunzione.
Perché si chiese
Castor non ridare ad Efeso, proprio nel nome di Maria,
una risonanza mondiale, costruendo sullacropoli un santuario
a lei dedicato?
Benché larcivescovo di Smirne non fosse favorevole,
ne scrisse a Don Bosco, che mostrò interesse per la proposta
e il desiderio che si potesse realizzare. Del resto, come avrebbe
potuto rifiutarla, trattandosi di glorificare Maria Ausiliatrice
proprio là dove la Vergine fu definita Theotòkos,
cioè Madre di Dio, tra popolazioni in prevalenza non cattoliche,
anzi non cristiane? E chissà che davvero Maria Ausiliatrice
non aprisse, partendo da Efeso, le porte della Turchia ai suoi
figli e figlie?
Il progetto
di Castor
Castor non si arrese neppure
dopo la morte di Don Bosco. Si rivolse al Papa, chiedendogli
di erigere una chiesa dedicata allAusiliatrice e di affidarla
ai salesiani. Come prova della validità della sua richiesta,
allegò la lettera che Don Bosco gli aveva scritto al riguardo.
Da fedele lettore del Bollettino Salesiano, contava
sulla stima che Leone XIII aveva manifestato per il santo torinese.
Nel 1897, cioè nove anni dopo la morte di Don Bosco, Castor
invita don Rua a rileggere le lettere scrittegli negli anni precedenti.
Rilancia lidea del santuario
nel 1902, in occasione del sessantesimo di episcopato del Papa
e del successivo giubileo di pontificato (25º nel 1903),
e invita don Rua a tenersi pronto alledificazione della
chiesa, che avrebbe goduto dellappoggio del Santo Padre
e del mondo cattolico. Per due volte il Papa rispose tramite
il segretario di Stato, card. Rampolla, e tali lettere furono
trasmesse a don Rua con preghiera di restituirle.
Di fatto, lidea non ebbe
seguito, ma ciò non impedì che i salesiani mettessero
piede in Turchia nel 1903, sia a Smirne, sia nella capitale Costantinopoli.
Consta che la devozione a Maria Ausiliatrice avesse raggiunto
quel Paese già da vari anni e ne è riprova la costruzione
di una cappella a lei dedicata nellospizio LArtigiana
a Costantinopoli, nel 1871, cioè appena tre anni dopo
la consacrazione della basilica di Torino.
Inoltre, don Rua stesso inviò
a Castor una grande immagine dellAusiliatrice,
che era venerata nella cattedrale latina di Smirne nel mese di
maggio, con la quale si pensava di organizzare annualmente un
pellegrinaggio da Smirne ad Efeso. In seguito questa immagine
fu posta su un altare a lei dedicato nella stessa cattedrale
e don Rua la venerò nel 1908, durante la sua visita alle
opere salesiane della Turchia e del Medio Oriente.
Don VITORIO POZZO
sdb
IMMAGINIE:
La casa di
Maria ad Efeso (in turco Meryemana Evi).