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     1400: Nostra Signora del Deserto: Millesimo (Savona)
    TU CI ATTENDI PAZIENTE


All’inizio del 1400, in valle Bormida, nel luogo chiamato Deserto di Millesimo, boschi e brughiere si estendono inviolati per vallate e colli, tanto da rendere la zona selvaggia e solitaria. Il bosco si popola solo in autunno per la raccolta delle castagne, unica risorsa contro la fame di quei tristi tempi. Nelle altre stagioni a stento echeggia il suono metallico della scure dei legnaioli o il canto monotono dei carbonai. Un sentiero ripido e scosceso sale dalla Bormida verso le giogaie del Piemonte, ed incontra, ad un dato punto, una grossa fontana d’acqua chiamata «Garbazzo».

Proprio su questo sentiero, un giorno imprecisato, sale con fatica una povera donna di Finale Ligure, tenendo per mano il proprio bambino cieco. Sono diretti a Ceva, dove la gente dice vi sia un medico che possiede l’arte di guarire i ciechi nati. Che cosa non fa una mamma per il proprio figlio? La speranza l’ha spinta ad arrampicarsi fin lassù, su quel sentiero, ma la meta è ancora lontana e la notte avanza.

Fortunatamente, tra la boscaglia, la donna intravede le mura di un essiccatoio: è la salvezza per quella notte! Nell’avvicinarsi però al casolare scorge sulla parete affumicata l’Immagine della Madonna con il Bambino. La fede di quella mamma sgorga spontanea in una preghiera fiduciosa: nessun medico di questo mondo avrebbe potuto dare la vista a suo figlio, ma Lei certo poteva! E il bambino riacquista la vista.
Non si sa quando avvenne, ma questo è il primo miracolo che dà origine al Santuario della Madonna del Deserto di Millesimo. Con esso si apre una vera fonte di grazie che la Madonna riversa sui fedeli che vengono a Lei da ogni parte della Liguria e del Piemonte.

Il “deserto” si trasforma: sorge una cappella, poi una chiesetta ed infine una chiesa più grande, un Santuario. I fedeli accorrono con uno spirito ed una devozione particolare, virile e robusta, fatta di penitenza e di sacrificio. Dopo una notte di cammino, in preghiera, sul sentiero ripido e faticoso, giunti alle ultime rampe, i pellegrini, con il fiato corto e ansanti, scoprono quasi all’improvviso, tra i castagni folti e lucenti, la cupola del Santuario, e la fatica scompare.

Per diversi anni durante l’estate, periodo favorevole ai pellegrinaggi individuali e collettivi, i miracoli si moltiplicano: malati dichiarati inguaribili guariscono istantaneamente.

L’Arciprete Rolando Maria Occelli, con prudenza e spirito critico non comune, raccoglie la documentazione giurata dei casi più clamorosi. Nei soli anni 1725 e 1726 sono attestati ben 30 casi di guarigioni straordinarie. Le deposizioni sono firmate da testimoni oculari, qualificati e redatte alla presenza del notaio. Interessante la dichiarazione di un certo Matteo Giordano di Bossolasco che, guarito da cecità, come riconoscenza, impegna se stesso ed i suoi eredi a versare la somma di sette lire annue per la “fabbrica” della Chiesa.
Attorno all’Immagine della Madonna si ammucchiano le stampelle e gli ex voto per grazia ricevuta, ed ogni pietra della chiesa testimonia altre grazie.

Gli eventi storici, le guerre tra Francia, Spagna, e Savoia che coinvolgono ed impoveriscono le popolazioni della zona, soprattutto il passaggio delle armate napoleoniche, rallentano i lavori per la costruzione della Chiesa, che però prosegue tra immensi sacrifici.

Nel 1796, dopo le terribili battaglie di Cairo Montenotte, di Millesimo e di Dego, un reparto di Francesi penetra nel Santuario, strappa le corone della Madonna, si impadronisce di tutti gli oggetti di valore, accatasta le stampelle, le tavolette degli ex voto ed i quadri al centro della chiesa e vi appicca il fuoco. Fortunatamente le strutture dell’edificio reggono all’incendio.

Passata la bufera napoleonica riprendono i pellegrinaggi dei devoti della Madonna del Deserto; ritornano soldati riconoscenti per la protezione di Maria sperimentata in lontani Paesi d’Europa dove la guerra li ha portati; si rinnovano le grazie e le guarigioni miracolose.

A partire dal 1867 iniziano i lavori di ampliamento e di costruzione dell’attuale Santuario che si concludono nel 1882. Nel 1893 con la solenne consacrazione del Santuario, viene incoronata la venerata Immagine della Madonna che continua la sua protezione sulle popolazioni della Valle Bormida, del Piemonte e della Liguria che a Lei ricorrono con grande fiducia: «O Maria, Vergine del Deserto, tu ci attendi paziente con cuore di Madre nel silenzio di questa valle… Non abbandonarci o Madre nei deserti aridi delle nostre dure prove, delle nostre croci disperate, delle nostre solitudini amare».

1 Paladino Valentino, Memorie storiche del Santuario di N. S. del Deserto e cenni su Millesimo (Savona, A. Ricci 1904).

                                                                                      Don Mario Morra sdb



IMMAGINI:
1-2  
L’imponente Santuario di Nostra Signora del Deserto immerso nei boschi della Val Bormida - L’immagine davanti alla quale la mamma di Finale Ligure pregò per ottenere la vista per il suo figlioletto, all’inizio del 1400.


     RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2009 - 5
     
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