MARIA DONNA DI CARATTERE
Maria!
Soffermiamoci a meditare su questa mirabile creatura, la più grande che sia uscita dalle mani di Dio. Anche Eva, si potrebbe obiettare, uscì perfetta. Ma Eva dimostrò di non avere “carattere”.
Maria, invece, la dolce, umile, piccolissima Maria, una fanciulla di poco più di tredici-quattordici anni, nata e vissuta in uno sperduto villaggio della Galilea, istruita comunque nelle cose di Dio, rivela subito la sua personalità, il suo “carattere” di fronte a un evento che avrebbe schiacciato qualsiasi donna di Israele: la rivelazione che proprio da Lei sarebbe nato il Messia. Alle parole dell’Angelo Maria non si perde d’animo: lì per lì si turba, è logico, ma poi va dritta al nocciolo della questione e la sua domanda è senza tentennamenti “Come?”. Maria non manca di fede; vuole soltanto capire, per essere pienamente partecipe, in che modo l’Eterno si farà uomo per mezzo di Lei.
E, compreso ciò che l’Altissimo ha in serbo per lei, dirà unicamente “Eccomi”.

Tredici anni dopo, Maria dà un’altra dimostrazione del suo “carattere”: quando Gesù si allontana dalla Madre e da Giuseppe, durante una visita a Gerusalemme, per restare a discutere con i dottori del Tempio. Nelle parole di “rimprovero” Maria esercita con determinazione il suo diritto di Madre, angosciata per quei tre giorni di affannosa ricerca; e anche se percepisce il mistero di quel Fanciullo dodicenne che è suo figlio e che per la prima volta si è sottratto all’autorità dei genitori, non può e non vuole non farGli osservare che la Sua azione ha dato pena a Lei e a Giuseppe.

Maria ha inoltre una dolcissima squisitezza di tocco nel parlare del suo amato sposo, che definisce “padre” di Gesù davanti a tutti coloro che stanno a sentirla. “Tuo padre ed io”! Quale riconoscimento grandioso per quell’uomo che non aveva nessun titolo – e Maria lo sapeva bene – per essere chiamato padre di Gesù né per essere anteposto alla “piena di grazia”! Di fronte al Figlio di Dio Maria non esita a dare a Giuseppe il suo titolo di gloria, sottolineando così che il silenzioso falegname di Nazaret aveva abbracciato con tutto il suo essere il ruolo assegnatogli nella storia della Salvezza, ed assolveva mirabilmente i suoi compiti di padre amatissimo, di sostegno e scudo della sacra Famiglia.

Ma è alle nozze di Cana che ancor più chiaramente si rivela lo straordinario “carattere” di Maria: Gesù, invitato con la Madre, non ha nessuna intenzione di manifestarsi come l’Unto di Dio. Usando tutta la sua irresistibilità di Madre amatissima, gli si avvicina, lo guarda e dice soltanto, come sempre, parole essenziali: “Non hanno vino!”. Quale sarà stato lo sguardo di Maria al Figlio! Nessuno può dirlo, ma questo sguardo ha determinato, in favore degli sprovveduti sposi di Cana, il primo miracolo del Messia: Gesù risponde apparentemente di no alla Madre ma, uomo come tutti i figli di Adamo, ha già capitolato davanti alla grazia della mamma: e Maria, donna come tutte le discendenti di Eva, ha già capito che il Figlio è stato preso nella rete del suo amore e la asseconderà. Per questo, rivolta ai servi dice: “Fate quello che vi dirà”.

Sono le ultime parole di Maria: rimane solo – quanto lontano lo scoppio di esultanza del Magnificat! – il doloroso silenzio del Calvario: sotto la Croce, nessuna parola potrà manifestare quello che passa nel Suo cuore straziato.
“Fate quello che vi dirà” è, quindi, il viatico che questa Donna fortissima e unica lascia a tutti noi, suoi figli perché Cristo, dalla croce, ci ha consegnati a Lei, nella persona di Giovanni. E quel “donna”, che Gesù ripeteva sempre quando doveva rivolgersi, diciamo così, “ufficialmente” alla Madre è il più illuminante riconoscimento della Sua grandezza: Donna, Domina, Signora, Regina, sono tutti appellativi che, nei secoli, hanno riconosciuto la Sua eccelsa personalità.

                                                                     Maria Teresa de Majo


RIVISTA  MARIA  AUSILIATRICE  2001-10
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