LA CORREDENZIONE AI PIEDI DELLA CROCE
Ai piedi della croce Maria riceve attraverso la passione del Figlio un compito nuovo. Non è più semplicemente una madre che come tante perde il proprio figlio e lo assiste nell’ora della morte. Ella si trova in atteggiamento di fede e di obbedienza di fronte al Figlio divino e alla sua volontà, in unione soprannaturale con i suoi dolori. Ma ora questa unione si esprime nel fatto che il figlio, nella sua derelizione, è per la Madre inaccessibile. È così perché è chiamata a soffrire qualcosa che, sebbene scaturisca dal mistero del Figlio, di primo acchito sembra non dar adito ad alcuna speranza. Questa sofferenza potrebbe essere paragonata a quella del purgatorio, dove l’anima deve riconoscere la potenza del peccato, senza ancora porsi la domanda sulla propria personale implicazione: una sofferenza purificatrice che avviene nell’impatto con il peccato e nella presa di coscienza che ne risulta. Anche Maria è coinvolta in questo fuoco che consuma il peccato del mondo: lo sperimenta nell’anima e lo vede, si potrebbe dire in concreto, nel morire del Figlio. È immersa in quel fuoco in cui il Figlio immergerà più tardi molti altri, i peccatori, ma a differenza di tutti quelli che attraverseranno questo fuoco purificatore dopo di lei, ella non ha commesso alcun peccato, e soffre dunque in piena concomitanza con il Signore.

Su di lei vengono sperimentati per la prima volta gli effetti del fuoco purificatore attraverso il Figlio, il quale, anch’egli sofferente, si mostra apparentemente indifferente a ciò che le avviene. Ma poiché ella è senza peccato, e tuttavia il rogo arde in lei con forza purificatrice, questo fuoco brucia in lei in anticipo a beneficio di altri. Gli effetti, per il momento non li vede: li vedrà solo quando il Figlio glieli renderà visibili, cioè a Pasqua. Se prima aveva dato forma e vita all’umanità del Figlio nel suo corpo, ora Maria deve morire della sua morte, e qui non c’è paragone umano che regga. Non che il Figlio dia la morte alla Madre, ma la assume dentro la sua morte. Tutto si svolge al di là di ogni legge umana. Può avvenire che un amante uccida la sua amata e poi si dia la morte: è un fatto umano che ha una sua grandezza.

Compartecipazione alla morte del Figlio

Ma l’inclusione della Madre nella morte del Figlio è una forma di “riposizione” presso il Padre: nessun cammino puramente umano vi può condurre. Più tardi anche i martiri verranno inclusi nella morte del Signore, e anch’essi vi acconsentiranno. Ma sarà una morte fisica. Per Maria fu invece una morte dell’anima, una reale compartecipazione alla fine di tutto ciò che era del Figlio e nel Figlio. Egli non è solo un uomo umiliato, costretto a lasciare incompiuti in una morte ignominiosa la sua vita, le sue opere e i suoi progetti. Egli è un Dio, e la sua morte è la morte di colui che allo stesso tempo è Dio e che nella morte sembra fallire la propria missione. Le sue parole e i suoi insegnamenti non sono più comprensibili, perché ora egli muore. In questo evento più-che-umano viene inclusa la Madre, anche se in modo del tutto misterioso e a lei incomprensibile. Solo il Padre e lo Spirito vedono ciò che succede.

Lo Spirito, che il Figlio restituisce al Padre, è colui che porta al Padre la corredenzione di Maria, così come aveva portato a Maria il seme di Dio. È qualcosa che avviene nell’oscurità, così come lo fu l’adombramento dello Spirito. Già nel sì molto rimaneva avvolto nel mistero, ma tutto il bello come il difficile, si intrecciava per Maria nel mistero luminoso di poter donare al mondo il Messia. Ora, al contrario, tutto è avvolto nel mistero terribile di dover perdere il suo unico Figlio divino. E proprio ora, in questo istante, in questo presente che inesorabilmente inghiottisce tutto, anche il passato e il futuro, non si intravede alcun altro senso se non questa perdita. È una perdita umana, ma siccome avviene all’interno di un sì donato a Dio, è vissuta nell’atmosfera di quella signoria di Dio alla quale si accede solo nella preghiera, una preghiera che in quel momento è però, insieme allo Spirito, riposta in cielo. Dunque vissuta in un atteggiamento interiore già tutto preparato dalla preghiera, dalla frequentazione del Figlio, dal sì, dalla preredenzione. Una preghiera a tal punto propiziata da tutti i doni di Dio, da rendere la madre libera per la corredenzione.

L’energia che qui si sprigiona non rimane legata a Maria in termini personali e terreni, ma rifluisce subito e totalmente, con tutti i possibili effetti del suo abbandono, in Dio, che trova innestata tale energia nell’abbandono del Figlio, integrata nell’opera da lui compiuta. Ora diventa visibile il parallelo con la nascita: Maria ha fatto nascere il Figlio in vista della redenzione, il Figlio fa nascere Maria in vista della corredenzione.

È una cosa reciproca.
Maria è presente e non viene meno. Se avesse rifiutato qualcosa, forse il Figlio l’avrebbe lasciata. E invece lo ha accompagnato passo dopo passo come Madre. E Madre lo è e lo rimane per opera dello Spirito Santo: grazie allo Spirito, la Madre non si allontana e non si separa in nulla dalla natura divino-umana del Figlio, e vi rimane legata anche nelle circostanze concrete, anche nello stato di morte. Non tanto con la sua opera, quanto con il suo essere. L’opera sgorga dall’essere. La sua maternità è fin dall’inizio fisica e spirituale insieme, e comincia in modo soprannaturale con l’apparizione dell’angelo. Solo coloro che mancano alla loro missione perdono la grazia di essere accompagnati dal suo inizio soprannaturale. Poiché il Figlio l’ha scelta come Madre, Maria rimane Madre anche nella morte del Figlio; egli l’ha scelta per operare ogni cosa, e la sua corredenzione era già prevista e contenuta nella preredenzione. Era già sua corredentrice quando lo diede alla luce. Darlo alla luce era un atto consacrato al Figlio e alla sua missione, un atto il cui senso era la missione divino-umana del Figlio. E Maria non smarrisce questo senso: ella rimane la Madre, sia che egli dimori in lei, sia che penda dalla croce davanti a lei.
                                     
                                        Adrienne von Speyr

da: Maria nella Redenzione (a cura di Roberto Carelli) - Jaca Book


IMMAGINI: 1 Icona russa di fine '700 - Russia centro-settentrionale
                 2  Maestro di Rheinischer-Cristo in Croce-Stadelsh. Kunstinstitut-Frankfurt
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2001-8
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