Ricevere una chiamata per vivere
nellIspettoria piemontese è sorprendente e interrogante.
Viverci è unesperienza unica e appassionante. Percorrerla
è vitalmente evocante e stimola a intraprendere il cammino
che i nostri santi hanno vissuto. Un cammino di Speranza assunta
e donata sino alleroismo.
Mi chiedo che cosa possa significare, oggi, in questa terra,
essere segno di Speranza come Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA)
per i giovani, per la gente, per recuperare il ritmo della respirazione
cristiana e salesiana. Qui siamo ancora tante (56 presenze in
Piemonte e Valle dAosta), con un buon bagaglio di esperienza
e di età, ma anche con cuore generoso e missionario, e
con segnali positivi di giovani che chiedono di condividere la
nostra vita e la nostra missione.
Così come siamo, ci
chiediamo: Cosè missione oggi, dove tutto
cambia in modo vorticoso, dove alcune certezze sembrano diventate
gelatinose, dove la frenesia non dà la serenità
di poggiare il capo e il cuore al sicuro? Come dare e dire Speranza?
Può la nostra missione configurarsi come Speranza?.
Ebbene, possiamo vedere come sta emergendo anche
in mezzo a grandi fragilità un volto nuovo della
Chiesa, perché si stanno diffondendo esempi ed esperienze
di comunità fraterne e solidali, di preghiera,
coraggiose
e perseveranti nel bene, vigilanti nella compassione, audaci
nelle iniziative e felici nella speranza (Instrumentum
Laboris, II Congresso mondiale VR, 2004).
Noi FMA facciamo parte di questo volto nuovo della Chiesa e siamo
chiamate a tessere una nuova spiritualità che generi vita
e speranza per tutti. Cè grande nostalgia di speranza,
cè bisogno di credere in ciò che non si vede,
in un futuro migliore che ci attende e che possiamo costruire.
La Speranza come lamore, come la pace, come tutto ciò
che è bello, vero e giusto, ha in sé il contagio
e può dare riposo al nostro cuore, convertire le nostre
angosce e darci il coraggio di vivere questo presente che a volte
sembra duro.
In questo tempo, così
comè, con le domande di sempre, quelle dei filosofi
e di ogni uomo che pensa, quelle dei nostri giovani Chi
sono, da dove vengo, dove vado, che cosa spero, che cosa mi attende?
, in questo tempo, dunque, chi veramente spera, ha una
marcia in più. La Speranza è un antidoto alla paura,
alla tristezza, allangoscia, alla minaccia del non senso.
Don Bosco era un sognatore. Madre Mazzarello ha sognato ad occhi
aperti. Lunione dei loro sogni ha dato gambe a pensieri
di speranza, tradotti in progetti per i giovani e ora realtà
che aprono nuovi solchi di creatività e di fantasia apostolica.
In questa terra benedetta vogliamo
alimentare la visione di un mondo felice, giusto, salvato. Vogliamo
avvolgere il presente di un nuovo dinamismo. E allora si illuminerà
il cammino.
Dio ha fatto alleanza con questa terra, e Dio è fedele.
Questo Dio ci chiede di fare alleanza tra noi con lesperienza
che su tutte ha il maggiore impatto: quella dellamore,
generatore di fiducia e di speranza, e se è amore preveniente
ha il sapore genuino e profumato dellamore di un Dio che
è Padre, Fratello, Presenza pervasiva, illimitata e infinita
e di una Madre come Maria che, sempre gravida di nuovi figli,
non perde mai di vista quelli già generati.
In terra piemontese e valdostana
affiniamo i sensori della mente e del cuore per cogliere i battiti,
talora impercettibili ma reali, di quanti, giovani e meno giovani,
sentono venir meno lolio che alimenta la speranza nella
vita, e per donarlo senza misura.
Per noi nate dalla Speranza,
è una chiamata a seminare Speranza, sapendo soffri-re
le vere domande, con le donne e gli uomini doggi, e ponendoci
alla ricerca umile e autentica delle vere risposte, ricche di
un dono che abbiamo ricevuto gratuitamente da due sognatori a
occhi chiusi e a occhi aperti: Don Bosco e Madre Mazzarello.
È la nostra missione oggi.
Sr. Angela Schiavi
Ispettrice FMA Piemonte e Valle dAosta