«In quei giorni Maria
si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una
città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò
Elisabetta».
È uno dei racconti più
significativi del Vangelo e fa anche parte dei misteri del Rosario.
Una bella pagina in cui vediamo Maria, nostra giovane sorella,
che dopo aver creduto alle parole dellangelo e aver pronunciato
il suo fiat allIncarnazione del Figlio di Dio,
si fa missionaria e maestra di solidarietà per tutti noi,
mettendosi in cammino con grande amore e coraggio.
È un bel racconto perché
i protagonisti sono due donne e i loro rispettivi bambini, che
si muovono guidati dallo Spirito di Dio. Le donne e i bambini:
due categorie sociali che nella cultura ebraica, ma non solo,
non trovavano molto spazio e non godevano dei diritti come gli
altri. Qui invece sono soggetti e protagonisti, tutti con un
ruolo importante, tutti guidati dallo Spirito. La Visitazione
di Maria mostra ancora una volta lassoluta libertà
di Dio, che agisce al di là degli schemi culturali degli
uomini, scegliendo ciò che nel mondo è disprezzato
per farne strumento di salvezza.
Ha scritto Adrienne von Speyr:
«La visita nel suo più profondo significato, non
è una visita di Maria ad Elisabetta, ma una visita di
Cristo a Giovanni. Entrambe le madri fungono ora solo da mediazione
per i figli». È infatti la presenza di Cristo in
Maria che fa sobbalzare di gioia Giovanni nel grembo di Elisabetta,
quasi a santificarlo e prepararlo per il suo futuro ministero.
Questo racconto è anche
una bella pagina di spiritualità oltre che di antropologia.
«Di recente alcuni esponenti della psicanalisi hanno riscontrato
nellincontro tra Elisabetta e Maria una ricchezza antropologica
di grande valore. Ogni donna infatti si può riconoscere
in questo trasformare il proprio segreto spirituale ed esistenziale
in una condivisione, tipicamente femminile. Quando Elisabetta
riconosce in Maria colei che ha ricevuto la grazia di essere
la Madre del Signore, e il bambino che è nel grembo di
Elisabetta salta di gioia, vengono anticipate le concezioni più
moderne del rapporto madre-feto, perché si attribuisce
al nascituro una vita psichica, che a lungo era stata negata»
(in Theotokos, n. 1, 1997).
Il principiomariano
e petrino
Il Papa Paolo VI nella sua
Marialis Cultus (n. 7) parla della Visitazione ricordando la
liturgia che mette in risalto «la beata Vergine Maria...
che porta in grembo il Figlio» e che si reca da Elisabetta
per «portarle laiuto della sua carità e proclamare
la misericordia di Dio Salvatore». Importante il risalto
dato al duplice obiettivo di Maria: portare aiuto e lodare Dio
per la meraviglia operata in lei. Un obiettivo di solidarietà
propriamente femminile ed un atto di religiosità: far
conoscere agli altri la grandezza di Dio e lodarlo per questo.
La Visitazione è quindi
una pagina di vita quotidiana, di aiuto e di compagnia umana,
il tutto però permeato dalla presenza di Dio, che dà
sostanza a tutto ciò che accade. Non cè quindi
niente di difficile. Nel Cristianesimo, specialmente in quello
occidentale, cè sempre stato il rischio di cadere
nellintellettualismo astratto, nella teoria inconcludente
o nel legalismo burocratico. Questo racconto ci invita a rivalutare
quindi la dimensione corporea e relazionale, ambedue di grande
importanza nella prospettiva dellIncarnazione. Il card.
Martini ha scritto che lo spirito mariano impedisce
di coltivare e di proporre un Cristianesimo solo intellettuale,
freddo, distaccato, legalistico, malato di burocraticismo.
La Chiesa non può vivere
solo del principio petrino (che potremmo definire
in senso vasto il principio della organizzazione e della istituzione),
ma anche del principio mariano. Questo richiede nella
Chiesa e da parte della Chiesa sensibilità, condivisione
e solidarietà, non solo fredda organizzazione, progettualità
e valutazione dei risultati. «Maria è al centro
della fede e quindi della missione, in quanto assicura la verità
dellIncarnazione. Senza la Theotokos, anche il Figlio diventa
un qualunque Maestro di etica, un saggio, un illuminato. Maria
garantisce lortodossia, ma anche la dimensione calda
della fede, laspetto affettivo del Credo, il
rispetto e lassunzione di tutta lumanità del
credente» (Card. Carlo M. Martini).
Questo episodio infine era il più caro a San Francesco
di Sales. Proprio per questo fonderà una famiglia religiosa,
le Suore della Visitazione. In esso vi vedeva tutto il mistero
mariano: Maria e Gesù, Maria e Giovanni, Maria nella sua
fede, Maria nella sua maternità, Maria nella sua obbedienza
alla voce di Dio. Ed infine Maria nel suo coraggioso viaggio
della carità e della solidarietà per Elisabetta.
Alla base del suo inno di lode a Dio nel Magnificat e di tutta
lazione di Maria cè Gesù. In una lettera
alla Chantal ha scritto: «Maria con poche ma eccellenti
parole, versava dalle sue sacre labbra il miele ed il balsamo
prezioso perché era piena di Gesù».
In quei
giorni Maria si mise in viaggio
È Luca che ci descrive
la visita di Maria ad Elisabetta. Una visita tra parenti, che
hanno bisogno gli uni degli altri, aiuto non solo materiale ma
anche conforto di presenza spirituale ed esistenziale. La visita
per eccellenza è, nel linguaggio biblico, quella che fa
Dio al suo popolo per salvarlo. Zaccaria stesso nel suo Cantico
loda Dio perché ha visitato il suo popolo
(Lc 1,68).
Anche la contemplazione della
visita di Maria è da porre in questo più ampio
mistero di un Dio che si fa prossimo del suo popolo, che cammina
con lui, che lo visita anche attraverso profeti o altri mediante
altri segni diversi.
Lespressione «In
quei giorni» cosa significa? Certamente queste parole si
riferiscono ai giorni dellAnnunciazione, alle parole che
lAngelo Gabriele le aveva detto, allIncarnazione
nel suo grembo del Figlio dellAltissimo, e anche al riferimento,
Elisabetta, tua parente ha concepito anzi è
già al sesto mese, lei che tutti dicevano
sterile, perché nulla è impossibile a Dio.
Scrive Giovanni Paolo II nella Redemptoris Mater (n. 12): «Il
motivo della visita va cercato anche nel fatto che durante lannunciazione
Gabriele aveva nominato in modo significativo Elisabetta, che
in età avanzata aveva concepito un figlio, per la potenza
di Dio...».
Maria ricordava che laccenno
dellangelo ad Elisabetta le era stato fatto quando lei
aveva obiettato sul «come è possibile
questo? Non conosco uomo». Maria quindi si era messa in
viaggio mossa e guidata dallo Spirito Santo, portando il suo
Bambino nel grembo, ma sostenuta da Lui stesso, certamente per
un impulso di carità e solidarietà con Elisabetta,
ma anche per vedere, constatare di persona le meraviglie
operate dalla potenza di Dio nella cugina che abitava lontana
da Nazaret. Non solo ma anche per comunicare con lei lesperienza
di se stessa, giovane ragazza tra i 15 e i 16 anni, già
incinta, per condividere il proprio segreto e trovare comprensione,
approvazione e sostegno. Maria si mosse non per ansia o per incertezza,
non per superficiale curiosità o per toccare con
mano prima di credere. Si è mossa in fretta perché
aveva creduto a ciò che le era stato detto dallangelo.
È andata a leggere il segno che le era stato indicato
e così davanti ad Elisabetta ha compreso il dono
impossibile che le era stato dato.
Maria coopera
con la grazia di Dio
Scrive Giovanni Paolo II nella
Redemptoris Mater (n. 13): «NellAnnunciazione, infatti,
Maria si è abbandonata a Dio completamente, manifestando
lobbedienza della fede a colui che le parlava mediante
il messaggero e prestando il pieno ossequio dellintelletto
e della volontà.
Ha risposto dunque, con tutto
il suo io umano, femminile, ed in tale risposta di
fede erano contenute una perfetta cooperazione con la grazia
di Dio che previene e soccorre ed una perfetta disponibilità
allazione dello Spirito Santo, il quale perfeziona
continuamente la fede mediante i suoi doni».
Maria aveva in sé un segreto ineffabile, ma umanamente
pesante e schiacciante, e voleva condividerlo con unaltra
donna, non solo parente ma nelle stesse condizioni.
Ancora il Card. Martini: «Anche
a noi è capitato di portare pesi opprimenti che non possiamo
comunicare: problemi, sofferenze senza limiti che altri ci hanno
confidato o ci hanno lasciato intravedere. Non dovrebbe essere
difficile, quindi, capire qualcosa di Maria che aveva un segreto
bellissimo e però pesante: la sua verginità, il
rapporto con Giuseppe, la nuova determinazione della sua vita,
il mistero in cui cominciava ad entrare e che si sarebbe svelato
pienamente con la croce e la resurrezione del suo Figlio.
Ecco che, ad un tratto, si
sente compresa, avverte che unaltra persona senza bisogno
di spiegazioni, sa del suo segreto, glielo conferma, le assicura
che ha fatto bene a fidarsi, quasi a dire: Coraggio, ti
ho capita, non aver paura, sei sulla strada giusta, io stessa
sto per avere un figlio» (in Sui sentieri della visitazione,
pag. 28).
Non diminuiamo la grandezza
umana e soprannaturale di Maria o la genuinità della sua
fede al progetto di Dio, se ipotizziamo anche in lei un desiderio,
umanissimo, di venire confermata da altri nei propri propositi
e decisioni esistenziali, e anche per ricevere un po dincoraggiamento.
Questa conferma e sostegno da parte di Elisabetta faranno esplodere
in Maria il cantico della pura lode a Dio, il Magnificat.
Mario Scudu
Maria è beata
per la sua fede
Se vi è
qualcosa che rivela la grandezza di Maria, è lesclamazione
di Elisabetta. Beata te, che hai creduto (Lc 1,45).
Maria credette. E doveva alimentare sempre questa fede. Sempre
più forte, sempre più tenace. La sua fede fu più
grande che uomo abbia mai avuto.
Abramo sovrasta per la formidabile elevatezza della sua fede,
ma a lei era chiesto di più che non ad Abramo. Poiché
il Santo, che era nato da lei, che crescendo si allontanava da
lei, saliva al di sopra di lei, e, distolto da lei, viveva in
una distanza infinita: averlo generato e nutrito e veduto nel
suo abbandono, e non lasciarsi vilmente smarrire di fronte alla
sua maestà, ma anche non esitare nel suo amore, quando
la sua protezione materna si trovò superata; e di tutto
questo, credere che così era giusto e che vi si compiva
il volere di Dio, non stancarsi mai, non annoiarsi mai, anzi
a tener duro e fare insieme, passo dopo passo, per forza di fede,
il cammino che la persona del Figlio nel suo carattere arcano
seguiva: ecco la sua grandezza. Ogni passo che il Signore ha
compiuto incontro al suo destino, Maria lo ha percorso con lui,
ma per fede. Soltanto la Pentecoste le donò di capire.
Allora tutto ella intese quello che precedentemente aveva
serbato in cuore credendo...
Da noi si esige che si lotti in spirito di fede con il mistero
di Dio e contro la perversa resistenza del mondo. Non una fede
carezzevolmente poetica ci è imposta, ma una fede rude,
specialmente in unepoca in cui sinfrangono i morbidi
incanti delle cose e dappertutto è un incalzare di contraddizioni.
Quanto più tersa noi ricaviamo dal Nuovo Testamento la
figura della Madre del Signore, tanto più grandi cose
risultano, come è realmente, per la nostra vita cristiana.
(Romano Guardini, da Il Signore, pagg. 11-12).