IL MAGNIFICAT:
CANTO DI GRATITUDINE DEGLI UIMILI

Ogni sera, nella preghiera del Vespro, risuona il Magnificat, il canto di gratitudine di Maria a Colui che ha compiuto grandi cose perché si è compiaciuto dell’umiltà della sua serva.
In questa preghiera di lode, Maria si pone davanti a Dio con la sua esperienza, la sua gioia, il suo stupore, con tutta se stessa e lo riconosce come salvatore. Sotto il suo sguardo intuisce la propria realtà: umile serva, spazio umano in cui il Signore ha compiuto grandi cose. Entrando nel cuore di Dio, Maria ne intende la logica e lo stile: Egli predilige i poveri e i piccoli, perciò guarda con particolare amore a questa figlia di Nazareth, che primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali solo da Lui attendono la salvezza (cf LG 55).
L’esultanza di Maria è preparata dall’ascolto della parola di Dio, dalla sua adesione nella fede e dal silenzio con cui custodisce nel cuore ogni cosa. Maria sperimenta la fedeltà del Signore, scopre gli orizzonti infiniti dell’amore e il suo animo si dilata nella preghiera. Questa si fa a sua volta parola, canto, racconto del modo di agire di Dio nella sua vita e nel mondo. Dio ama sentir raccontare dai suoi figli ciò che Egli ha fatto per loro. In quel momento è Lui stesso che canta nella loro vita.
A partire dalla propria esperienza, Maria può testimoniare che Dio è fedele, che il suo amore si estende di generazione in generazione. La gioia di cui Dio l’ha ricolmata la rende profeta dallo sguardo penetrante in grado di cogliere, pur tra i mille contrasti della storia, ciò che sta germinando come frutto della misericordia di Dio, della nuova logica del Vangelo, dove i piccoli e i poveri sono privilegiati. Essi sono scelti da Dio per testimoniare che, nonostante i segni di morte, le sofferenze e le ingiustizie, il mondo è oggetto delle sue cure, è abitato dalla sua presenza, orientato verso una prospettiva di speranza.

Il Magnificat di Maria è il monumento di riconoscenza a Dio per le scelte da lui operate, un canto destinato a risuonare di generazione in generazione.

Don Bosco, a sua volta, oltre al monumento di pietra, che è la Basilica, ha voluto un monumento vivo che cantasse in eterno il grazie a Maria per la sua sollecitudine materna: l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Il monumento è oggi ancora più bello e completo perché ciascun gruppo della Famiglia salesiana e ogni fedele può incastonarvi la sua pietra. Ci uniamo al canto di gratitudine di Maria quando facciamo memoria della misericordia di Dio nella nostra vita. Egli ci ha sollevato dalla nostra piccolezza e ci chiama, in quanto cristiani, ad essere collaboratori della gioia degli altri.

Il 25 aprile scorso, con altri due membri della Famiglia salesiana, la Chiesa ha proclamato beata una Figlia di Maria Ausiliatrice, Suor Eusebia Palomino. La sua vita è una testimonianza significativa della gratitudine degli umili. Ella annuncia quello che vive. Dio, che la rende felice nella sua piccolezza, traspare dal volto sempre sereno, dagli occhi che sorridono, dallo sguardo che comunica pace, benevolenza. Benché attentissima agli altri e molto presente a quello che fa, è come se la sua vita si svolgesse in un altro orizzonte. La sua straordinaria umiltà, per niente frutto di una natura remissiva, è espressione della logica del Magnificat nella quale è entrata con naturalezza.
Maria di Nazareth racconta le meraviglie compiute da Dio nella realtà umile e povera della sua esistenza. Anche suor Eusebia, trovandosi con le ragazze, parla con semplicità delle sue origini, racconta la storia della sua vita povera e felice sotto lo sguardo di Dio. Comunica la gioia della propria vocazione, sviluppata nel dono di sé, verificata nell’esistenza di tutti i giorni e nell’offerta suprema della vita, offrendo una testimonianza di abbandono, di letizia interiore, di gratitudine. Non desiderando nulla per sé, ha scritto nella sua carne un originale trattato dell’amor di Dio, stampandolo nella piccolezza di una vita che Dio ha reso grande.

Se ci fidiamo di Dio e ci impegniamo ad entrare con decisione nell’ottica evangelica, Egli consentirà a noi pure di realizzare cose alle quali non avremmo mai pensato. Ci renderà semplici e arditi, capaci di incidere nel quotidiano, lasciando una traccia per le generazioni che seguiranno. Comunicheremo la speranza degli umili in un mondo che appare sempre più incapace di gioia, di semplicità, di gratitudine: attitudini che il cristiano attinge alla radice contemplativa, quella da cui scaturì il canto del Magnificat di Maria.

                                                             Suor Antonia Colombo
                                            
 Madre Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-5
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