L'AUSILIATRICE
E LA CHIESA
Dopo un anno di lavoro,
abbiamo realizzato la prima parte del restauro della Basilica
di Maria Ausiliatrice, ed ecco il risultato: una chiesa bella,
ringiovanita, splendente, senza macchie né ruga
né alcunché di simile, che la rende più
attraente, degno scenario per la solennità di Maria Ausiliatrice,
ma soprattutto degna casa per Colei che ci ha dato il frutto
benedetto del suo ventre Gesù; tempio da cui la
gloria divina attraverso lAusiliatrice si è estesa
e continua ad estendersi là dove gli uomini e le donne
raggiungono la dignità di figli di Dio.
In un anno nel quale ho offerto a tutta la Famiglia Salesiana
come programma spirituale e pastorale linvito a ringiovanire
il volto della Chiesa, che è la madre della nostra fede,
è molto bello vedere persino materialmente cosa significa
amare la Chiesa e spendere le nostre energie per lei.
Tutto è
di Maria
In questo contesto, con la
sorpresa che comporta lo scoprire quanto è magnifico il
tempio costruito da Don Bosco in onore della Madonna, che tuttavia
con il passare degli anni si era logorato, tanto che si intravedevano
già delle fessure ed era pressoché sparita la bellissima
decorazione che è allinterno della cupola, il nostro
primo sentimento è di riconoscenza dal profondo del cuore
a quanti hanno reso possibile questo lavoro di rinnovamento,
di ringiovanimento del tempio.
Nella mia lettera del 24 aprile del 2004, al momento di intraprendere
questo impegno, vi scrivevo che
come
segno di riconoscenza a Maria, Don Bosco volle edificare un Santuario
che fosse espressione dellamore di tutta la Famiglia Salesiana
verso la Madre di Dio e che, quattro anni più tardi
della solenne consacrazione, sempre in onore di Maria dava
inizio, con Santa Maria Domenica Mazzarello, anche allIstituto
delle Figlie di Maria Ausiliatrice che, secondo il suo pensiero,
dovevano costituire il Monumento vivente alla Vergine Ausiliatrice.
Fu certamente uno sforzo ingente
quello del nostro amato Padre, tanto più degno di ammirazione
se si tiene conto delle
gravi
difficoltà economiche che lo assediavano. La costruzione
del tempio alla Madonna voleva essere una manifestazione della
sua gratitudine a Colei che tra noi ha fatto tutto,
come egli stesso si esprimeva. Ed è interessante quanto
troviamo scritto nelle Memorie, che
il 9
giugno del 1868 quando, al termine della solenne consacrazione
della Basilica, molti vescovi e personalità lo complimentavano
per questa impresa, Don Bosco rispose con unespressione
semplice, ma ricca di fede: «Di mio non ci ho messo nulla.
Aedificavit sibi domum Maria». Maria si è costruita
la sua casa. «Ogni pietra, ogni ornamento segnala una sua
grazia» (MB IX, 247).
Sono certo che Don Bosco direbbe
oggi la stessa cosa Maria si è restaurata
la sua casa e la dirà ugualmente quando completeremo
tutti i lavori nella Basilica: la cappella di Don Bosco e quella
di San Giuseppe, la cupola maggiore, le cappelle minori del Sacro
Cuore, di San Francesco di Sales e di Santa Maria Domenica Mazzarello
e la navata della Basilica. Vi assicuro che lonore che
tributiamo a Maria, Ella lo ricambia con la sua protezione alle
nostre comunità, alle nostre famiglie, alle nostre persone,
ai giovani.
Servire
la Chiesa
Certo, limpegno di ringiovanire
la Chiesa non si identifica semplicemente con quello di rinnovare
la casa della Madonna,
ma
più in profondità vuol dire far tornare la Chiesa
alle sue origini, in modo che viva della forza della Pasqua e
della potenza della Pentecoste e realizzi la verità di
Cristo e la libertà dello Spirito. Difatti è lo
Spirito Santo che con la forza del Vangelo ringiovanisce
la Chiesa, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta
unione con il suo Sposo (LG 8).
A noi corrisponde di amarla fino in fondo, come ha fatto Giovanni
Paolo II, che ci ha dato una testimonianza eloquente di che cosa
significhi amare e servire la Chiesa senza sosta, nella salute
e nella malattia, negli anni della giovinezza e della vitalità
e in quelli dellanzianità e della fragilità.
È questo che mantiene viva e giovane la Chiesa, cioè
la testimonianza che danno i suoi figli della vita nuova che
viene dalla Risurrezione. A ragione nellomelia di inaugurazione
del suo Pontificato Benedetto XVI
ha detto:
Sì,
la Chiesa è viva questa è la meravigliosa
esperienza di questi giorni. Proprio nei tristi giorni della
malattia e della morte del Papa questo si è manifestato
in modo meraviglioso ai nostri occhi: che la Chiesa è
viva. E la Chiesa è giovane. Essa porta in sé il
futuro del mondo e perciò mostra anche a ciascuno di noi
la via verso il futuro. La Chiesa è viva e noi lo vediamo:
noi sperimentiamo la gioia che il Risorto ha promesso ai suoi.
La Chiesa è viva essa è viva, perché
Cristo è vivo, perché egli è veramente risorto.
E io vorrei aggiungere che
la Chiesa è viva ed è giovane perché Maria,
Assunta nella gloria celeste con il corpo e lanima, si
è pienamente identificata con il suo Figlio, è
risorta con Lui e in certo modo lincarna. Per tale
motivo scriveva il Card. Ratzinger essa può,
anzi devessere considerata come typus Ecclesiae, per così
dire lEcclesia in persona (Ratzinger J., Identificazione
con la Chiesa, in Vivere con la Chiesa 27).
La maternità
della Chiesa nella maternità di Maria
Il senso ecclesiale di Don
Bosco espresso nel trinomio: amore verso Gesù Cristo,
presente principalmente nellEucaristia che è lazione
centrale della Chiesa; devozione a Maria, Madre e modello della
Chiesa; fedeltà al Papa, Successore di Pietro e centro
di unità della Chiesa si presenta in modo ammirevole
nella fusione che Don Bosco fece
del
titolo di Ausiliatrice con quello di Madre della Chiesa. È
interessante constatare come Don Bosco avesse capito molto bene
che il rinnovamento della Chiesa doveva passare attraverso una
matura pietà mariana, convinto che si perde il senso della
Chiesa Madre là dove si perde il senso della devozione
materna di Maria.
Ed è proprio così.
Come afferma Von
Balthasar:
Senza
la mariologia il cristianesimo minaccia di disumanizzarsi inavvertitamente.
La Chiesa diventa funzionalistica, senzanima, una fabbrica
febbrile incapace di sosta, dispersa in rumorosi progetti...
Tutto diventa polemico, critico, aspro, piatto, infine noioso,
mentre la gente si allontana in massa da una Chiesa di questo
genere... La maternità verginale di Maria riempie nascostamente
lintero spazio della Chiesa, gli fornisce la luce, il calore,
la sicurezza.
Penso che, quando nel 1865
intraprese la costruzione di questa Basilica, Don Bosco volesse
fare proprio questo per i suoi ragazzi dellOratorio e per
tutti i suoi collaboratori, benefattori ed amici di Torino: far
sentire la maternità della Chiesa attraverso la maternità
di Maria, e far amare la Chiesa attraverso la devozione a Maria
Ausiliatrice.
Dinanzi agli avvenimenti epocali che scuotevano lItalia
risorgimentale e minacciavano non solo il repentino disfacimento
dello Stato Pontificio come di fatto avvenne ma
anche la sicurezza della Chiesa universale, davanti a quella
rivoluzione culturale che è stata la modernità,
Don Bosco si sentì chiamato a promuovere lintegrità
della fede e dellesperienza cristiana, così come
lui la comprendeva. Il titolo di Ausiliatrice scelto per limmagine
della sua chiesa ne è lespressione più chiara.
Pascual Chávez Villanueva
Rettor
Maggiore
IMMAGINI:
1 Il Rettor Maggiore dei Salesiani durante
la celebrazione della festa di Maria Ausiliatrice il 24 maggio
di questanno.
2 La costruzione della Basilica
è stata intrapresa da Don Bosco per ringraziare la Madonna
di tutto quello che aveva fatto a favore della Famiglia Salesiana
allora nascente.
3 Senza lannuncio della presenza
viva ed operante di Maria, lazione della Chiesa perderebbe
il suo carattere materno.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2005-7
VISITA Nr. 