"Sono una madre di famiglia, cattolica abbastanza praticante, con due figli sotto i dieci anni. Mi è rimasta in eredità da parte di mia madre anche una certa devozione alla Madonna, che prego spesso.Ora le chiedo il suo parere su come potrei prendere Maria come mio modello in quanto madre di famiglia ed educatrice dei miei figli. Anche Lei ha avuto un figlio, Gesù, da educare….no? Grazie.
                                                                                L. Montani - Roma

La domanda su Maria quale modello della educazione dei figli è perfettamente legittima, giacché come e perché Gesù è stato veramente un bambino, così la Vergine fu effettivamente la sua educatrice terrena. Guardando a lei, si può davvero scoprire le vie della retta educazione dei propri figli.
Guardando a lei: ovviamente, non semplicemente contemplando una immagine o l'altra della Madonna, ma prendendo in mano i vangeli, per rintracciarvi quanto dicono del suo rapporto con il Figlio.

Per la verità, il materiale offerto al riguardo risulta piuttosto scarno: l'annuncio del Nuovo Testamento è centrato su Gesù, su Dio, e sugli uomini, e rimanda alla figura di Maria solo in riferimento a questi tre nuclei portanti. Ma intanto le informazioni ci sono, e la concisione dei loro contenuti non sbarra la strada alla percezione di una quantità insospettata di indicazioni preziosissime.
Ci limitiamo ad indicarne tre, invitando ad una frequente e meditata lettura dei non molti passi del Nuovo Testamento che ne parlano, per rintracciarvi i numerosi altri suggerimenti.

Leggendo i racconti dell'infanzia di MATTEO (capitolo 1 e 2), ci si accorge che Maria è presente in tutte le scene, ma senza una parola, come in ombra. Non occupa mai il posto centrale. La sua posizione si condensa nello stare accanto al Figlio condividendone le situazioni e i problemi, il rifiuto e l'accoglienza: atteggiamento molto palese anche in tutti gli altri passi del Nuovo Testamento.
Una prima nota essenziale della maternità di Maria sta allora nel suo vivere per il figlio, nella sua ombra. E nel farlo non affatto in maniera possessiva, come con un tesoro da tenere in esclusiva, ma nel modo del servizio da prestare ad un bene amato per se stesso, nel rispetto più assoluto della sua libertà e della sua missione.
Come pure, come un dono da condividere, da offrire a tutti.
Questi dati sono molto visibili in LUCA, in particolare nell'episodio della presentazione di Gesù al tempio. Gesto assai ricco, che non dice puro ossequio ad una norma della Legge, ma dà voce, assieme a molte altre cose, alla ferma volontà di Maria di offrire il Figlio alla missione che Dio Gli affida, a beneficio degli uomini. Nessuna traccia di cedimento, nella Madonna, alla costante tentazione delle mamme di ridurre i loro figli a strumento della propria soddisfazione affettiva col tenerli perennemente incollati alle proprie gonne.
Questi dati ritornano pari pari dapprima nel racconto delle nozze di Cana presentato da GIOVANNI (capitolo 2), con l'invito di Maria a fare tutto quello che Gesù chiede, e poi soprattutto nella adesione di Maria all'invito del Figlio morente di accettare come figlio il discepolo Giovanni (capitolo 19), simbolo di tutti i discepoli e della intera umanità. Richiesta che si dimostra rigorosamente esaudita già nella presenza di Maria nel cenacolo, accanto ai discepoli che attendono lo Spirito Santo (cf ATTI 1,14).
Ne va sottaciuto il fatto della ridotta presenza fisica della Madonna accanto a Gesù nel corso del ministero pubblico di Lui. Sempre vicina spiritualmente, come sottolinea la sua partecipazione alle nozze di Cana (inizio di tale ministero) e al dramma del Golgota (sua fine), Gli sta accanto fisicamente solo in alcuni dei momenti più acuti di crisi (cf MARCO 3,21.31-35). Con una prossimanza, dunque, che congiunge una intensissima partecipazione ad una estrema discrezione e dimenticanza di sé.

Un secondo suggerimento viene dalla constatazione del complesso gioco di dare e ricevere percepibile nel rapporto di Maria con Gesù. Il Figlio le è indubbiamente soggetto (cf LUCA 2,51), e Maria non manca di esercitare la propria autorità di mamma, anche con un richiamo (cf LUCA 2,48). Realmente si appropria del proprio compito di educatrice. Ma assieme ascolta, riflette e medita (cf LUCA 2,19.51). Riconosce cioè che l'educatrice del Figlio è pure ed ancor più la sua educanda: elemento molto evidente nella reazione di Maria alla risposta apparentemente dura di Gesù alla segnalazione del venir meno del vino alle nozze di Cana.
Ciò significa che non si può essere una buona mamma se non si capisce che l'avere dei figli significa entrare in un cammino di profonda maturazione non solo dei figli, ma anche e in primo luogo della mamma stessa. A cui dunque occorrono molta umiltà, nessuna presunzione di sapere già tutto in partenza o anche solo di saperne abbastanza lungo il percorso, attenzione, riflessione, perseveranza nella ricerca delle strade da percorrere, capacità di trarre frutto da tutto, anche e soprattutto dai propri errori, senza scoraggiamenti. E grande pazienza nell'attendere i risultati desiderati.

Il terzo ed ultimo tratto esemplare della maniera di Maria di essere madre è il più importante. In sé e quale condizione della realizzazione dei due precedenti.
Maria è vergine madre. Si noti, non vergine perché madre, ma madre perché vergine. Ciò significa: non santa perché mamma splendidamente riuscita, ma mamma splendidamente riuscita perché santa.
Diciamolo francamente: educare ad una meta così inaccessibile come quella che, sola, decide della riuscita della vita, ossia il diventare figli di Dio a livello trinitario, è semplicemente impossibile. Non per nulla Gesù ha detto "senza di me non potere fare nulla" (GIOVANNI 15, 5). Ma "ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio" (LUCA 18,27). Dunque tutto sta o cade nel far leva, o non farlo, su Dio.
Niente era più impraticabile dell'educare, ossia del contribuire a portare alla piena maturità, un bambino come Gesù, che era infinitamente più di un semplice bambino. Eppure Maria vi è riuscita. Dove sta il suo segreto? Sta interamente ed esclusivamente nell'aver ripetuto in ogni momento della propria vita di mamma, in parole e soprattutto con i fatti, "eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto", e l'angelo aveva detto che "nulla è impossibile a Dio". E' riuscita perché ha vissuto perennemente e felicissimamente annegata nella preghiera; così come l'hanno trovata l'angelo della annunciazione e lo Spirito Santo nel cenacolo.
Come lei e con lei, una mamma che vive di preghiera, e solo essa, diventa capace, malgrado tutti i possibili errori e fallimenti, di trovarsi ben presto accomunata a Maria nel proclamare con gioia, parzialmente fin d'ora e pienamente dopo la morte: "grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente".

                                                                                     DON GIORGIO GOZZELINO SDB


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