QUANTI ANNI HA IL ROSARIO? Stim.ma Direzione,
ho sempre creduto che il Rosario fosse stato inventato
da San Domenico; adesso vengo a sapere che non è così.
Non potrebbe la nostra rivista farci conoscere le origini e la
storia del Rosario? Grazie.
Paganini
Emilio - Olgiate
Nella sua struttura attuale,
il Rosario ha circa 500 anni, ma il Salterio della Beata
Vergine Maria, dal quale è nato, ha origini molto
più antiche.
Fin dal sec. XII era invalsa labitudine, per i monaci illetterati,
di sostituire la recita dei 150 salmi del salterio biblico con
la recita di 150 Ave Maria, suddivise in tre cinquantine, con
scadenza nellorario della liturgia delle ore. Questa divina
cantilena, come la chiama Dante, venne presto usata anche
dai laici devoti che così si affiancavano alla preghiera
ufficiale dei monaci.
Nel 1198, il vescovo di Parigi invita i fedeli a recitare le
150 Ave Maria, insieme al Pater e al Credo. Nel 1266 il Capitolo
Generale dei Domenicani stabilisce il salterio mariano
come preghiera ordinaria dei fratelli laici. Nel sec. XIV il
certosino Enrico di Kalkar suddivise le 150 Ave del salterio
mariano in 15 decine, inserendo, al termine di ogni decina,
la recita del Pater. La pratica si diffuse rapidamente, se è
vero, come si legge in un documento del tempo, che non
vi era persona che non avesse un rosario di 15 decine... e nessuno
avrebbe preso cibo senza aver prima assolto tale omaggio verso
Maria.
Ma il passo decisivo, verso la struttura ancora oggi in uso,
si ha con la pubblicazione (avvenuta tra il 1410 e il 1439) dellopuscolo:
Rosario della nostra cara Madonna e come esso ebbe inizio.
Lautore, Domenico Hèlion di Prussia, monaco certosino
di Colonia, propone di unire alle cinquanta Ave Maria la meditazione
dei misteri evangelici, ricordandoli al termine della prima parte
di ogni Ave Maria, con una breve frase di riferimento (le cosiddette
clausole). Per questa sua scoperta che
si rifaceva del resto alla analoga pratica del Salterio
del Signore nostro Gesù Cristo con le 150 dichiarazioni
di fede su Gesù, il monaco certosino può essere
riconosciuto come il padre del Rosario. Un padre
molto saggio che seppe scrivere nel suo opuscolo dei consigli
che sembrano dati da un parroco di oggi, per esempio: Non
ci si deve tanto preoccupare delle parole usate qua e là,
nellenunciato dei punti di meditazione. Ciascuno può,
secondo le sue capacità e secondo la devozione che prova,
prolungare, accorciare o anche modificare la materia: sia in
un modo che nellaltro. Ciò dipende dal tempo di
cui dispone e dalle condizioni in cui si trova. Difficilmente
si potrebbe fare qualche cosa di meglio durante la «piccola
ora» consacrata a questo Rosario.
Delle clausole suggerite da Domenico Hèlion, 14 riguardavano
la nascita, infanzia e vita a Nazareth di Gesù, 6 la vita
pubblica, 24 la passione e morte, 6 la glorificazione di Cristo
e di Maria sua Madre.
Contemporaneo di Domenico di Prussia fu il domenicano Alano de
la Roche (1428-1478) che propose la recita delle 150 Ave con
la meditazione dei misteri, suddivisi in tre gruppi: misteri
dellincarnazione, misteri della passione e morte di Cristo,
misteri della glorificazione di Cristo e di Maria. È la
struttura che è rimasta immutata fino ad oggi.
Alano de la Roche fu un grande apostolo del Salterio mariano
che, da quel tempo, si comincerà a chiamare Rosario
della Beata Vergine Maria. Attraverso la predicazione e
le confraternite mariane fondate da lui e dai suoi confratelli
domenicani il Rosario si diffuse rapidamente tra il popolo; linstancabile
azione dei Frati predicatori per la divulgazione della devozione
alla Vergine Maria e della pratica del Rosario costituì
quasi un supporto alla leggenda dellistituzione del Rosario
da parte di San Domenico (1170-1221).
Un altro domenicano, Alberto da Castello, nel 1521 semplificò
ulteriormente la preghiera per favorirne la recita al popolo
che non poteva ricordare le numerose clausole (alcuni
rosari ne prevedevano una ogni Ave Maria), riducendo i misteri
a 15 e suggerendo che le clausole servissero come semplici commenti
al mistero o richiami mnemonici lungo la recita delle Ave.
Nel 1569, il Papa San Pio V, proveniente dallOrdine domenicano
e definito primo papa del Rosario, con la bolla Consueverunt
romani pontifices, codificò quella forma del Rosario,
giunto al momento aureo della sua evoluzione; successivamente
(1572) con la bolla Salvatoris Domini, occasionata
dalla vittoria di Lepanto, completò la sua dottrina sul
Rosario.
Essa si può così sintetizzare: a) necessità
della preghiera per superare difficoltà di guerre e altre
calamità; b) il Rosario è un mezzo semplice e alla
portata di tutti; c) si è rivelato di grande efficacia
contro le eresie e i pericoli per la fede e ha operato numerose
conversioni; d) raccomanda la recita del rosario a tutto il popolo
cristiano.
Anche per impulso dei successori di San Pio V, il Rosario diventa
sempre più forma universale di preghiera per tutta la
Chiesa; pietà mariana e rosario si confonderanno e luna
troverà nellaltro la sua espressione orante più
semplice e più ricca.
In questi ultimi decenni cè stata una certa disaffezione
e abbandono del Rosario, ma ora si nota una fervida ripresa.
Gianni Sangalli sdb N.B. Risposta
apparsa nel n. 9, 2001 della RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
Bigliografia
Angelo Gila, Corona della beata Vergine Maria, in Regina
Martyrum, n. 16, pagg. 3-11 - Torino.
E. D. Staid, Nuovo dizionario di mariologia, voce Rosario,
pagg. 1207-1215 - Ediz. Paoline.
A. Biazzi, Il Rosario, scuola di preghiera - Ediz. Elledici. VISITA Nr.

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