Spett. Forum,

> ogni anno si celebra la festa dell'Assunzione. E' una festa importante,
>mi pare. Io vorrei sapere se Maria è veramente morta come ogni essere
>umano, o se è stato assunta in cielo 'da viva' o addormentata o come? Ma se
>così è stato non ha sperimentato l'angoscia dell'attuale morire che è di
>tutti. Che significato hanno le parole dell'Ave Maria 'prega per noi
>peccatori nell'ora della nostra morte' se Lei non è passata attraverso
>quella esperienza così traumatica e difficile per tutti? Grazie.

                                                    (M. De Rosa, Bologna).


Gentilissima Signora,

la sua domanda non è affatto nuova. E la risposta che le dò non investe
nessun punto della fede cattolica, ma solo opinioni teologiche.

Pertanto è corretto ritenere che la Beata Vergine Maria abbia terminato la sua
condizione terrena con una morte naturale, come è pure ammesso pensare che
per la potenza della risurrezione del Figlio suo, le sias stata risparmiata
l'esperienza del doloroso passaggio. Ma questo sempre in relazione alla
risurrezione del Figlio che a lei, esente dal peccato originale, avrebbe
consecco questo singolare privilegio.

La Chiesa però non si è mai ufficialmente pronunciata, lasicando i fedeli liberi di credere la soluzione che ritenevano migliore. Così troviamo molti teologi che sostengono la prima
tesi e altrettanti che si fanno fautori della seconda. È vero però che
soprattutto nella Cihesa d'Oriente è diffusa la seconda posizione: Maria si
sarebbe addormentata senza provare l'angoscia mortale. Credo però che data
la forte relazione fra la Madre e il Figlio sia opportuno pensare che anche
la madre abbia subito la sorte comune, senza tuttavia, viverla nel modo
comune.

La morte sarebbe stata per lei una normale esperienza di vita,
privata però dalla prova della fede e speriemetnata con quelal naturale
predisposizione positiva verso questo evento che la vide sempre disponibile
in tutto l'arco della sua vita a compiere al volontà di Dio.

Lei dunque,
avrebbe sì sperimentato la morte fisica, ma l'avrebbe vissuta in modo
differente: con l'animo perfettamente riconciliato e gioioso nell'andare
incontro al suo Signore. Per lei la morte non sarebbe stata un frutto del
peccato (lo è per noi che la viviamo in modo drammatico) ma un naturale
passaggio verso il compimento dell'essere creaturale.

Per cui noi riteniamo
che la morte, così come la conosciamo noi, sia entrata nel mondo a causa dle
peccato, ma possiamo anche credere che lei, creatura senza il peccato
originale, abbia vissuto questo momento comune a tutti gli esseri creati, in
modo nuovo, da persona che non ha mai conosciuto il peccato e quindi
perfettamente allineata con la volontà del suo Creatore, senza speriementare
nè la prova della fede, nè l'angoscia del fallimento che caratterizza
sovente gli altri esseri umani.

La posizione teologica, rimane aperta e ogni fedele è libero di credere ciò che maggiormente gli suggerisce il cuore.

L'aspetto che riguarda la nostra esistenza, tuttavia, consiste nel fatto che
dobbiamo considerare come ogni qualvolta ci adeguiamo alla vcolontà di Dio
che è sempre una volontà di vita e non di morte, anche noi ci avviciniamo al
modo in cui Maria visse ogni istante della sua esistenza terrena, compreso
il momento del trapasso.

E più ci disponiamo ad agire in ogni istante sotto lo sguardo amoroso di Dio e maggiormente siamo disposti a compere in tutto la sua volontà, facendo nostra la risurrezione del Signore gesù.

Questo atteggiamento fa crescere in noi l'attitudine a realizzare in noi le stesse
virtù di Maria, e ad imitarla tanto in vita quanto in morte.

                                                                              GIUSEPPE PELIZZA SdB


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