Vorrei
notizie sul significato della litania della Madonna che dice:
" Maria Sede (trono) della Sapienza".
Grazie.
Paolo Campisi
Rispondo volentieri
alla tua domanda, poiché permette di illustrare un aspetto
di Maria, la sapienza, di cui oggi v'è particolarmente
bisogno.
Parlare però di Maria quale sede della Sapienza significa
guardare anzitutto all'evento dell'Incarnazione. Solo così
riusciremo a comprendere appieno il senso di questo titolo mariano.
Sede indica la dimora, e quindi rimanda immediatamente al senso
di famiglia. Come per dire che chi è vicino alla Vergine
è di "casa nella Sapienza", è familiare
con la Sapienza stessa. Ma sede indica anche deposito, l'atto
del sedimentare, il mettere le fondamenta.
La sede, dunque, è il
luogo della durata, è il luogo prescelto per riporvi qualcosa
di prezioso. Ma è anche memoria e testimonianza di avvenimenti,
di epoche lontane.
Nella sede si mettono radici: nella terra il seme resta, fa la
sua sede per poter dare il fiore e il frutto, cioè la
gratuita bellezza che ristora l'anima e il nutrimento per la
vita nel tempo.
Ora, è proprio dell'uomo il mettere radici, cercare stabilità.
L'uomo vive tutta la sua esistenza cercando una stabile dimora
per il suo spirito. Per questo, Maria quale sede della Sapienza,
è il luogo preferito dal cristiano che desidera costruire
la sua casa sulla roccia, che è poi Cristo.
Maria Santissima, Vergine e Madre, è questa terra fruttifera
nella quale è seminato il Verbo. L'immagine è di
santa Caterina da Siena Dottore della Chiesa. Così Ella
prega ne giorno dell'Annunciazione:
"Tu, Maria,
sei quella pianta novella della quale abbiamo il fiore odorifero
del Verbo unigenito Figliuolo di Dio, perché in te, terra
fruttifera, fu seminato questo Verbo".
Maria è dunque, sede
della Sapienza, poiché porta in sé Colui che è
la Sapienza del Padre, Gesù Cristo, venuto per illuminare
ogni uomo.
Ecco perché guardare a Maria quale sede della Sapienza,
significa contemplare anzitutto l'Incarnazione del Figlio che
in Maria prende stabile dimora in mezzo agli uomini e piante
la sua tenda fra noi. Così, venerare Maria sede della
Sapienza è entrare nella tenda che è Cristo, passare
attraverso di Lui che è la Porta della salvezza.
La Sapienza incarnandosi fa di noi, alberi di morte, alberi di
vita. La Sapienza ci rivela la Verità, cioè il
cuore di Dio, che cosa Dio ha voluto fare creandoci. Questo è
il dono grande della Sapienza: l'uomo ritrova il perché
del suo esistere, riprende consapevolezza della sua missione
d'amore: siamo, infatti, creati per d'amore e siamo fatti d'amore.
Maria è
sede della Sapienza, perché Madre di Cristo Gesù
tutto Dio e tutto Uomo.
La Sapienza di cui Maria è sede non è la sapienza,
pur nobile e grande che l'uomo può conoscere. Ma è
la Fonte stessa di ogni umana sapienza: Ecco perché verità
e sapienza sono una cosa sola.
Scrive nella Fides et ratio
al n° 23 Giovanni Paolo II°:
"Nel Nuovo
Testamento, soprattutto nelle Lettere di san Paolo, un dato emerge
con grande chiarezza: la contrapposizione tra " la sapienza
di questo mondo " e quella di Dio rivelata in Gesù
Cristo. La profondità della sapienza rivelata spezza il
cerchio dei nostri abituali schemi di riflessione, che non sono
affatto in grado di esprimerla in maniera adeguata. Non la sapienza
delle parole, ma la Parola della Sapienza è ciò
che san Paolo pone come criterio di verità e, insieme,
di salvezza. La sapienza della Croce, dunque, supera ogni limite
culturale che le si voglia imporre e obbliga ad aprirsi all'universalità
della verità di cui è portatrice".
Maria, inoltre, ripete l'itinerario
di Israele verso la conquista della sapienza, conservando il
ricordo degli eventi riguardanti Gesù e approfondendoli
mediante il confronto: "Maria, da parte sua, serbava tutte
queste cose meditandole nel suo cuore". (Lc 2, 19; cfr.
Lc 2, 51).
Maria è la vergine sapiente che non lascia cadere nel
vuoto nulla di quanto Dio le fa incontrare lungo il cammino della
vita e si lascia educare dagli eventi della storia feriale e
quotidiana.
Così ella esercita il suo giudizio e approfondisce la
conoscenza di Gesù che resta anche per lei un mistero
indecifrabile, un "enigma permanente". In lei la cronaca
diventa storia, il fatto si trasforma in simbolo denso di significato,
la maternità si fa discepolato.
Maria non evita
gli eventi, ma si lascia coinvolgere e interpellare da essi:
ella passa dallo stupore al ricordo e all'interpretazione mediante
il confronto dei fatti tra loro e in relazione alla Bibbia, secondo
il metodo sapienziale.
Come la sapienza dell'Antico Testamento conduce il giusto per
vie difficili e attraverso la prova prima di rivelargli i suoi
segreti (cfr. Sir 4, 16-18), così Gesù sottopone
la madre alla prova nei cosiddetti cinque episodi "di rifiuto",
o meglio "di evangelizzazione", in cui la invita a
trascendere la carne e il sangue per entrare nella via superiore
del Vangelo: Gesù dodicenne rompe con la stirpe in maniera
così dura che i genitori non capiscono; le parole di ripulsa
alla madre a Cana (cfr. Gv 2, 4) non consentono interpretazioni
edulcorate; il rifiuto di riceverla quando ella lo va a trovare
e il riferimento agli uditori come a "fratelli, sorelle
e madri" di Gesù (cfr. Mt 12, 50) devono aver colpito
il suo cuore come una spada; la beatitudine rivolta al seno materno
viene di nuovo rigirata sui credenti (cfr. Lc 11, 27s.); infine,
l'atto del sottrarsi a lei (anche se avvolto di molti misteri)
nelle parole: "Donna, ecco tuo figlio" (Gv 19, 26)
sigilla la lunga serie dei distanziamenti.
Come discepola di Cristo, Maria
penetra sempre più profondamente nel disegno della salvezza
che si dispiega sotto i suoi occhi, soprattutto nel mistero della
Croce e della Pasqua. Infine, con il dono dello Spirito, Maria
alla Pentecoste raggiunge la massima illuminazione circa il Figlio
risorto e la Chiesa.
Maria risplende perciò come "sede della sapienza"
non solo perché il suo grembo è stato dimora di
Cristo sapienza incarnata, ma anche e soprattutto perché
"possedendo la scienza spirituale inaccessibile ai ragionamenti
umani, con la fede ha raggiunto una conoscenza sublime"
(RM 33).
Da Maria siamo elevati alla
sapienza evangelica e all'approfondimento del mistero della salvezza.
Non si può guardare a lei e restare inerti di fronte alle
"grandi cose" che Dio opera nella storia, soprattutto
al mistero pasquale che rivive ogni giorno nel mondo, ma anche
dinanzi agli eventi feriali della vita.