Gent.mi Signori di Forum,
alcuni mesi fa in una celebrazione in una chiesa ho sentito proclamare il Magnificat.
Mi è piaciuto molto. Non ci avevo mai riflettuto sopra, ma mi è sembrato, come prima impressione, un canto molto 'terreno', molto 'realista', oserei dire 'rivoluzionario' (non dice forse: "Ha rovesciato i potenti dai troni, ed ha innalzato gli umili"? E' sbagliato pensare questo? Potreste illuminarmi un po'?.
  
 
                                                                M. Graziani - Novara
Ci proverò... No, quello che ha pensato lei sul Magnificat non solo non è sbagliato, ma lo affermano anche autori del 'mestiere' cioè teologi ed esegeti. Basta stare attenti a non esagerare sulla parola 'rivoluzionario'.

Il Magnificat di Maria di Nazaret è stato considerato molto spesso, anzi troppo spesso, un semplice cantico di ordine spirituale, che aveva un messaggio valido ancora oggi.

"Per lungo tempo ha prevalso un'interpretazione 'spiritualista' del Magnificat, che non metteva affatto in discussione lo sfruttamento, l'oppressione, il disprezzo altrui" scrive Renè Coste.

Raramente quindi si metteva in risalto la sua valenza 'sociale', come forza e messaggio propulsivo per il cambiamento della storia, per la sua trasformazione in senso evangelico, andando così contro corrente, contro lo 'status quo' del potere. Il Magnificat è invece da considerare

"un nuovo modo di guardare Dio e un nuovo modo di guardare il mondo e la storia" così afferma il teologo R. Cantalamessa.

Di questo peso 'sociale' o 'politico' del Magnificat si è avuta la prova durante la visita pastorale di Giovanni Paolo II in Argentina nel 1982. Durante uno dei grandi raduni della visita la folla fu invitata a cantare il Magnificat. A cose fatte fu fatto osservasse agli animatori che avevano tralasciato, e non poteva essere stato fatto a caso, le parole 'Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili'. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote'. Non bisogna dimenticare che l'Argentina viveva ancora sotto il regime militare. Per questa ragione gli organizzatori, avevano ritenuto più prudente, senza riferirlo al papa, di cancellare quelle parole suscettibili di una interpretazione sovversiva.
(
Episodio raccontato da Jean Delumeau).

E' evidente come tutto la Sacra Scrittura, ma specialmente il Nuovo Testamento, invita ad un cambiamento radicale della vita, ad una 'metanoia' cioè ad un cambiamento totale e permanete della propria mentalità. In una parola la Parola di Dio è un invito continuo alla conversione, al rovesciamento totale della vita passata in una vita nuova, guidata dallo Spirito e camminando seguendo Lui (Gal 5,5).

E' un invito alla rivoluzione nei nostri rapporti con Dio e con il prossimo. E' lo stesso invito che proviene dal Magnificat. Heinz Schuermann afferma che il Magnificat di Maria di Nazaret è "il cantico di una Rivoluzione che viene da Dio".
O secondo l'espressione di un altro teologo, Juergen Moltmann, è "il canto di una grande rivoluzione di speranza".
La storia di Cristo comincia col il cantico di Maria che parla di un Dio rivoluzionario, che attua il cambiamento radicale a suo modo, secondo la sua logica e secondo i suoi tempi stabiliti. Con una particolarità: l'uomo è chiamato alla collaborazione in questa opera rivoluzionaria. E Maria si pone come la prima collaboratrice o cooperatrice di Dio nell'opera di salvezza attuata interamente dal Figlio suo Gesù.

Ma è proprio in questo nostro secolo XX che questa rivoluzione consistente in nuovi rapporti di giustizia e di rispetto per tutti, particolarmente per i più deboli ('gli umili'), abbia segnato il passo, a causa di tanti 'superbi' che hanno usato e abusato del loro potere per la propria gloria. Pensiamo alle due guerre mondiali e alle innumerevoli altre, meno mondiali ma sempre terribili e disastrose, il cui peso e la cui sofferenza, come sempre, è stato portato dai più deboli e poveri della storia. Questo è avvenuto perchè l'uomo si è fidato più della propria ideologia che della Parola di Dio, lasciando mancare questa sua collaborazione.

Il Magnificat invita sempre alla speranza nella riuscita di questa rivoluzione che Dio sta operando e completerà certamente alla fine della storia, e nello stesso tempo, incoraggia, mostrando il proprio esempio, alla collaborazione a questa rivoluzione di Dio e dell'uomo.

Per questo possiamo dire che il Magnificat costituisce per la Chiesa intera e per i singoli cristiani e cristiane una vera 'riserva escatologica', a cui attingere quando la lettura della nostra storia e di quella del mondo vuole portarci lontani, verso la non-speranza e verso lo scoraggiamento esistenziale ed operativo.

Il Magnificat quindi non è un cantico astratto ma fortemente operativo, che richiama all'azione tutti gli uomini e tutto l'uomo, come scrivono i Serviti : "Il Magnificat è quindi parola che impegna tutto l'uomo: dall'udito scende nel cuore, dal cuore risale, trasformata in canto, alle labbra; parola che sollecita l'impegno fattivo dei discepoli di Cristo, che illumina i loro passi sulla via della santità e della giustizia" (Capitolo dei Serviti, 1996, p. 115, 1995).

Per Sabino Palumbieri il Magnificat è anche "un canto di lode a Dio e di testimonianza agli uomini. Lo intona Maria, la giovanissima Madre che da Nazaret va ad Ain Karim per servire l'anziana madre Elisabetta, sua cugina". Questo episodio della Visitazione, ("dove si respira aria di purissimo umanesimo, non quello degli alambicchi teorici ma quello dei gesti concreti di ogni giorno") ed il cantico che ne scaturisce, rende il Magnificat

"il manifesto del nuovo umanesimo, la prospettiva di un mondo nuovo ribaltamento del mondo vecchio di una storia giovane, della storia vera, della fine della preistoria. E' il manifesto giovane, intonato dalla giovane Maria di Nazaret per i giovani di tutti i tempi, urgente per quelli dei tempi 'sbarrati alla speranza".

Il Magnificat ci propone una nuovo umanesimo o la rivoluzione alla luce della Parola di Dio, perchè è un canto pasquale. Esso basa la sua concezione di Dio, dell'uomo, del compimento della storia proprio alla luce della Pasqua, della vittoria di Cristo, il Figlio di Maria, sul male e sulla morte.

Per concludere, possiamo affermare che recitando con attenzione il Magnificat non possiamo restare indifferenti davanti alla sorte di tanti 'umili' cantati da Maria che attraversano la nostra storia quotidiana.

                                                                                              MARIO SCUDU SdB


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