IL DIO PER NOI
Se qualcuno ci rubasse il Natale, perderemmo la suggestione del mistero e il fascino dell’arcano, perché Natale è tempo di evocazione, ricordi, incanto e poesia. Ma non solo. Il Natale è l’evento che svela l’inaccessibile e l’ignoto, ed è soprattutto l’accadimento della nostra verità. Per questo, a noi che viviamo nel tempo dell’incertezza e dello smarrimento, ma anche dell’anelito e del desiderio, la notte di Natale giunge come un istante di quiete che ci avvolge con la sua recondita bellezza e ci affascina col suo silenzio.
Ci rimanda a qualcosa che è oltre da noi, al di là dei nostri immediati interessi, delle nostre pressanti preoccupazioni, dei nostri tiepidi entusiasmi.
In una società che sembra indifferente, il Natale irrompe per ricordare che in un angolo remoto della storia, il tempo si è squarciato e si è incontrato con l’eternità.
Da allora, tutto è rimasto come prima anche se tutto è radicalmente cambiato. Nulla, apparentemente, è mutato, perché Dio nella sua umiltà, oggi come allora, non vuole disturbare con la sua presenza. Ma tutto è profondamente trasformato, poiché da quando Dio si è fatto uomo, l’uomo è stato assunto in Dio, definitivamente e senza appelli. Facendosi uno di noi, Dio ci ha resi come Lui.
Per questo, se guardiamo al Natale, comprenderemo la nostra verità: Dio è con noi per essere il Dio per noi. Facendosi uomo, Lui assume tutta la nostra umanità; da allora, non solo è accanto a noi, ma tutto ciò che è nostro è Suo e tutto ciò che Suo è anche nostro. Con l’Incarnazione noi diveniamo eredi della Sua divinità.
Da qui, la nostra verità che è anzitutto dignità. Da quando Dio è divenuto uomo, ogni uomo, poiché uomo, ha una dignità divina: immutabile e perenne. Garantita, una volta per sempre, nel sangue stesso di Dio che si offrirà per noi sulla Croce. Quel sangue sarà il sigillo dell’amore eterno di Dio per noi, per ciascuno di noi.
Se rivolgiamo il nostro sguardo a Maria, vedremo che nel suo seno purissimo, il Figlio eterno del Padre si fa carne, ma contempleremo anche che in lei, la carne, la nostra carne mortale, si fa Verbo del Padre. Per opera dello Spirito Santo, nel
grembo di Maria la nostra realtà mortale diventa immortale e il nostro avvilimento terreno, come l’acqua di Cana, si tramuta in speranza celeste.
Nel Natale del Signore, cielo e terra s’incontrano e non può che essere festa: “Gloria a Dio fin nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini da Lui amati” (Lc 2,14).
Così, come un sussurro, s’insinua, nei vicoli bui della storia umana: la certezza che la gloria di Dio è la pace dell’uomo e che la pace dell’uomo è la gloria di Dio.
Dio gioisce per l’uomo che ha la pace nel cuore e l’uomo realizza se stesso quando cerca la gloria di Dio, sorgente della sua pace.
Dio stesso si fa uomo per la Sua gloria, per compiere ciò che ha deciso di realizzare nel Suo amore senza limiti: la deificazione dell’uomo. Per questo è disposto a pagare qualunque prezzo, anche il più alto, il prezzo del sangue, pur di veder realizzato il Suo amore. Nulla, neppure la morte, può ostacolare la gloria di Dio. Che è gloria di vita e di vita eterna: Vita a noi donata per mezzo di Maria, Vita a noi offerta nell’Eucaristia, Vita a noi elargita nell’incessante impeto del tempo.
Questa Vita che è verità nostra e nostra dignità si compie nell’amore e nell’amore di una Madre e il suo compiersi è rivelazione della vocazione dell’uomo: essere figlio nel Figlio benedetto del Padre.
Ogni uomo è irrevocabilmente chiamato ad assumere in sé questa dignità filiale. Nel Dio che s’incarna, non v’è più distinzione. Lui offre la Sua eternità divina a tutti: al povero oppresso dalla storia, al vecchio dimenticato, al giovane incerto nel cammino della vita, al sofferente schiacciato dal dolore, a tutti i falliti che si sentono scarti di un’efficienza che non hanno potuto raggiungere. Perché Lui, il Dio di ogni potenza, si è fatto ultimo per salvare tutti, proprio tutti, poiché ogni uomo è espressione della Sua gloria.
In ognuno di noi, poi, c’è una parte di ultimo con cui Gesù vuole stare. È quella porzione di noi che non accettiamo, che non vogliamo, che neghiamo. È la parte debole della nostra umanità. Ma Lui è venuto proprio per quella. Buon Natale!
                                                                      
 Giuseppe Pelizza SDB
IMMAGINE:

Hugo Van der Goes : Natività e Adorazione del Bambino (1476) , Trittico Oortinri, Uffizi, Firenze
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-11
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