15 settembre: L'ADDOLORATA Lorigine di questa celebrazione mariana
fu prima popolare e poi liturgica. Si deve alla predicazione
dei Servi di Maria e dei Passionisti la diffusione in tutta Europa
della memoria dei dolori di Maria. Ma fu Papa Pio VII che, nel
1814 in memoria delle sofferenze inflitte da Napoleone alla Chiesa,
volle iniziare a celebrare anche liturgicamente i dolori di Maria.
La maternità divina associa Maria a Gesù con i
più stretti vincoli di sangue, di affetti e di intenti,
ed è quindi logico che sia a Lui strettamente legata nel
momento supremo di dimostrazione del Suo amore filiale verso
il Padre e verso lumanità.
Anche lAddolorata è stata redenta dal suo Figlio
e di questa salvezza ne ha beneficiato in modo sublime
con lapplicazione preventiva dei Suoi frutti al momento
del suo Immacolato Concepimento. Ed è questa sua immacolatezza
che le ha permesso di comprendere meglio di chiunque altro la
tragedia dellumanità che rifiuta lamore di
Dio. Questo suo dolore che nasce dal vedere il mondo rifiutare
il Figlio suo, lha unita ancor più al dolore del
Figlio sulla Croce. Il Concilio Vaticano II ci ricorda: che Maria
«serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino
alla Croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette soffrendo
profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno
al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente allimmolazione
della Vittima da lei generata» (Lumen Gentium, 58).
Giustamente SantAlberto Magno afferma: «Solo a te,
o Maria, è stato dato questo privilegio, affinché
come tutto il mondo è obbligato verso Dio per la sua Passione,
così sia pure obbligato verso di Te, Signora di tutti,
per la tua Compassione».
Tuttavia, a Maria era proprio necessario questo dolore? Gesù
non poteva risparmiarglielo? Se il Figlio era nato senza provocare
i dolori del parto, perché ora la Madre doveva patire
dolore per la morte del Figlio?
Quale figlio non risparmierebbe alla propria madre simili sofferenze?
Non nasce forse da qui, quella visione dolorifica della vita,
responsabile dellallontanamento di molti dalla fede, che
il cristianesimo avrebbe sostenuto e diffuso? Per ragioni storiche
e sociali, purtroppo ciò si è verificato, ma la
memoria dellAddolorata non ha nulla a che vedere con le
deviazioni spirituali che talvolta ne sono conseguite. Anzitutto,
la morte non rifiutata da Gesù è solo un passaggio,
integralmente assunto, per la vita e la gioia. Non per nulla
le parole del Risorto sono sempre: pace e gioia. In secondo luogo,
la morte di Gesù è la dimostrazione suprema dellamore
di Dio per noi. È come se a ciuascuno di noi dicesse:
«Senza di te non posso vivere. Arrivo anche a morire per
te, perché ti voglio bene, poiché mi sei prezioso».
La sua morte è la protesta damore per la durezza
del cuore delluomo che insegue in modo fanatico il potere,
il controllo sugli altri e la vanagloria.
Quindi, Maria si è naturalmente unita al dolore del Figlio,
rifiutato dal mondo. Lei è la Madre che soffre perché
il Figlio è rifiutato. Tuttavia, questo è solo
un aspetto della memoria dellAddolorata, anche se il più
appariscente e commovente. Ve nè un altro che si
colloca dal punto di vista di Dio. La salvezza del genere umano
poteva essere attuata solo da Dio, infatti, Lui solo ha il potere
di ridare la vita immortale allumanità che per sua
natura è mortale. Dio avrebbe potuto realizzare questo
piano in vari modi, ma ha scelto di incarnarsi e di vivere come
un ebreo della Palestina del primo
secolo. Dal momento che ha assunto in Sé la natura umana
e ha chiamato Sua Madre a cooperare alla realizzazione di questo
piano, era ben giusto che la Madre stessa fosse unita al Figlio
nel momento più alto in cui il Figlio realizzava questo
piano di amore per la salvezza dellumanità. In questo
modo, la salvezza donata dal Padre, non solo trova nel Figlio
fatto uomo il pieno assenso damore, ma anche nella madre,
vera persona umana, incontra ladesione completa alla volontà
divina. Così, il Figlio realizza la salvezza e la Madre
assume in sé la salvezza attuata dal Figlio. La Redenzione
non solo viene offerta allumanità nel corpo crocifisso
di Cristo, ma viene anche accolta dallumanità nella
persona di Maria. Solo realizzando questo duplice passaggio di
salvezza donata e accolta, si può parlare di Redenzione
pienamente realizzata e compiuta nella sua dimensione divina
e umana.
Maria, unendosi al dolore del Figlio, prova lacutissima
angoscia della madre che vede lumanità rigettare
Colui che Lei ha generato e amato. Rifiutando Gesù, lumanità
ha rifiutato la Madre. In questa sua unione al Figlio sofferente,
Maria realizza tutto ciò che un essere umano può
compiere per restare unito a Dio. Dunque, Maria soddisfa pienamente
alla richiesta di fedeltà da parte di Dio. Limmagine
che la vede addolorata, abbracciare il Figlio staccato dalla
Croce è la più vera immagine della sua maternità
provata e realizzata: accoglie stringendo fra le braccia Colui
che è il rifiutato, e nel contempo lo offre al mondo per
un ultimo sguardo di pietà. Si era donata tutta a Dio,
ora offrendo il Figlio crocifisso al mondo, dona tutto ciò
che ha. Dio le aveva dato un Figlio, il mondo lha ripagata
con la morte, ma ora Lei distaccata da tutto, offre, sulle sue
braccia di madre il figlio, e lo dona a Dio e al mondo. LAddolorata
è la donna povera che non ha più nulla, desolata
dal dolore dello strappo, prova lamarezza della solitudine
e del silenzio. In questa aridità damore manifestata
dallumanità, Maria si è mantenuta fedele
a Dio e a nome di tutti noi ha risposto il suo sì di fedeltà.
In questo suo «stare nella fedeltà» è
divenuta Madre di tutti noi e nel suo dolore presso la Croce
ci ha generati figli suoi, lei che senza dolore aveva generato
il Figlio.
Giovanni
Sabatini IMMAGINI: 1 Compianto sul Cristo morto
(1460) Museo Nazionale - Cracovia / 2 Cristo
in Croce, di Rogier Van der Weyden, Museo dell'Arte - Vienna RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2002-8 VISITA Nr. 
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