8 DICEMBRE: IMMACOLATA CONCEZIONE
MARIA
PRELUDIO DELL'UMANITA' NUOVA

Maria riassume la lunga preparazione dei secoli che precedettero la venuta del Messia. Dio aveva scelto il popolo d’Israele per farne lo strumento di quella alleanza che avrebbe voluto stringere con tutti i popoli. Israele, purtroppo, non comprese questa sua missione universale e si ripiegò su se stesso. Ma in Maria, la figlia di Sion, questo amore universale di Dio raggiunge il suo scopo.
Maria non è soltanto una figlia d’Israele ma è la creatura con cui il popolo ebraico sfocia nell’umanità intera poiché lei non è solo una figlia di Davide, ma lo è anche di Abramo custode delle promesse di Dio per tutti i popoli. Questo, di per sé, sarebbe valso per qualunque israelita, ma Maria si distinse dal resto del suo popolo perché ha accettato che il suo cuore si allargasse sino all’estremità del mondo.
Diventando Mater Dei, è divenuta Mater Divinæ Gratiæ, ossia Madre della benevolenza divina per tutti i popoli. Così, lei, la Vergine, è veramente il termine della storia d’Israele, la perfetta risultante di quello che Dio aveva voluto realizzare quando strinse l’alleanza con Abramo.
Oggi, lei è per noi la realizzazione del progetto divino dell’alleanza, e non può che essere uno specchio totalmente splendente della gloria di Dio, ossia della sua Grazia e, quindi, completamente esente dal peccato. Si è detto che lei è il “progetto divino realizzato”, ma chi ha compiuto tale progetto è stato il Cristo che ha portato a termine una volta per tutte l’alleanza fra Dio e gli uomini. Ne consegue che Maria ha ricevuto, in modo passivo, la realizzazione di questa volontà salvifica di Dio e la sua Immacolata Concezione non è che un puro dono offertole dalla Santissima Trinità nel voler già compiuta in terra quell’alleanza che avrebbe poi offerto a tutti mediante il necessario sacrificio della Croce.
In tutto il genere umano, Maria è certamente un’eccezione nell’ordine della Grazia, in quanto, nel primo istante della sua esistenza, nel momento stesso in cui veniva concepita nel seno di sua madre, Maria, invece di essere priva dell’amicizia di Dio, della vita divina, ne è stata colmata. Fin da quell’istante, lei è già piena di Grazia. In lei si anticipa ciò che si compirà in futuro. E questa opera che prevarica la categoria del tempo – l’uomo è essenzialmente “tempo che si compie” – si è adempiuta solo per lei ed è stata realizzata da Colui che è al di fuori del tempo. In questo modo, Cristo, figlio della Vergine, compie per la madre, un’opera singolare, ma attuandola manifesta già la sua vera identità di Signore della storia e reggente del tempo, in quanto anticipa in lei ciò che compirà per noi.

I problemi teologici

La conoscenza di tale privilegio, come si sa, non fu acquisita, quale verità dogmatica, che dopo vivaci discussioni teologiche. Le secolari controversie attorno al privilegio dell’Immacolata Concezione sono dovute all’urto di due verità ugualmente inviolabili e apparentemente irriducibili.
Affermare che Maria fu concepita senza peccato originale, non significa forse negare che tutti gli uomini hanno peccato in Adamo? E non significa negare che il Cristo è morto per la redenzione di tutti, senza eccezione? Il privilegio mariano sembrerebbe, dunque, sottrarre Maria al beneficio della Redenzione, il che sarebbe un attentato alla fede stessa e alla universalità della Redenzione con un’eccezione che sfugge alla necessità della salvezza ottenuta dalla Croce. Tutti avrebbero ammesso senza difficoltà la santificazione di Maria nel seno materno, come per San Giovanni Battista, subito dopo la concezione perché una simile ipotesi suppone un momento in cui Maria sarebbe stata tributaria del peccato originale e quindi, riscattata, così come l’intera umanità. Perché, dunque, pretendere ancora di più, affermando che nel momento stesso del concepimento è stata esentata dal peccato originale?

Una Redenzione radicale

La Bolla Ineffabilis Deus con cui Pio IX precisa tale condizione unica di Maria, presenta due ragioni per sostenere il concepimento immacolato di Maria: “la singolare Grazia e privilegio” e “in vista dei meriti di Gesù Cristo”. In questo modo lei non è stata sottratta alla necessità della Redenzione ma ancor più di noi è stata incomparabilmente beneficiaria della Redenzione stessa. Perché per lei e soltanto per lei, la Redenzione ha assunto la forma di una Redenzione preservatrice. In tal modo, veniamo a conoscenza di un’altra qualità del Cristo. Se prima, avevamo detto che esentando Maria sua Madre dal peccato originale, nel momento stesso del suo concepimento, il Cristo si manifestava come Signore del tempo, ora, con questo privilegio concesso alla Madre, possiamo affermare che Cristo si manifesta a noi come Signore della Natura, in quanto interviene direttamente sulla natura umana orientandola radicalmente verso di Sé, almeno per quanto concerne ciò che ha compiuto in sua Madre.
Mentre la Redenzione ci libera dalle conseguenze funeste del peccato originale, donandoci l’amicizia divina, questa stessa Redenzione preserva Maria da una privazione che non l’ha mai sfiorata, perché per la virtù dei meriti di Gesù ella è stata creata nella Grazia. La Chiesa dirà che Maria fu salvata in una maniera sublime, conciliando così le due esigenze: da un lato, Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini e la sua Redenzione si estende a tutti, senza alcuna eccezione; dall’altro Maria, appunto perché destinata ad essere la Madre di Gesù, Salvatore di tutti gli uomini, non conosce l’infamante privazione originale della Grazia. Esente dalle conseguenze del peccato di Adamo, partecipa più di tutti gli uomini ai benefici effetti della Redenzione che le valse un’esenzione ancor più gloriosa: fino alla radice della natura umana.
Per comprendere l’Immacolata nella sua sorgente, bisogna risalire al primo intento di Dio. San Paolo scrisse: “Dio ci ha eletti ad essere santi ed irreprensibili al suo cospetto” (Ef 1,4). Col peccato l’uomo ha distrutto tale desiderio per Dio, ma questo non ha impedito a Dio di riprendere il suo progetto iniziale e ha trasformato la sua opera decaduta in una nuova creatura e Maria ne è l’anticipazione e la realizzazione piena. Fin dal primo istante, lei è esente dal peccato, a causa della tenerezza di Dio, impaziente di comunicarsi, per una priorità di amore che è un abisso di gratuità vittoriosa.
Per la Madre del Redentore, la Redenzione fu radicale, fin dall’origine. Figlia di una stirpe di peccato, non è incorsa nel peccato della sua stirpe. Il Sangue del suo Figlio si è sparso anzitutto per lei: Maria è la figlia primogenita della Passione. Questa esenzione dal peccato originale, propria di Maria, è dovuta esclusivamente alla sua qualità di Madre di Dio. Questo titolo è esclusivamente suo ed è incomunicabile e questa sua gloria non può essere divisa. La santità del Figlio è causa della santificazione anticipata della Madre, come sole che illumina il cielo, prima ancora che appaia all’orizzonte.
La fede nella santità di Maria si è affermata con forza sempre più crescente, soprattutto dopo il Concilio di Efeso (431). In Oriente si sottolineò con vigore la santità globale di Maria, non cessando mai di esaltarla come la Panaghia, la Tutta Santa. Mentre in Occidente, Sant’Agostino ha tracciato la via che sarebbe stata seguita dalla tradizione latina, quando scrisse: “Quando si parla di peccato, dobbiamo intendere che esso si radica in tutti gli uomini, eccettuata la Vergine Maria della quale, per l’onore del Signore, non voglio assolutamente che si faccia questione...” (De nuptiis, XI, 12).

                                                                                                 Giovanni Sabatini


IMMAGINI:
Nostra Signore di Chlopice (1864) Polonia
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-11
VISITA Nr.