UN "FIAT" CHE CI COINVOLGE


In un giorno della storia, Dio informa Maria di ciò che ha compiuto in lei; questa creatura limpida e incontaminata riceverà la visita di un angelo che la saluterà: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te!”.
A un simile annuncio la Vergine immacolata, che il Signore ha custodito per questo giorno, trasale di esultanza e nello stesso tempo di timore e tremore, tanto più che l’angelo, mentre le rivela la sua condizione di piena di grazia, le dice anche perché è tale: il Signore è con te perché tu sarai la madre del suo Figlio. Di fronte a questa parola che non comprende, Maria vuole una spiegazione e la chiede e l’angelo aggiunge luce a luce dicendo: “Lo Spirito Santo ti colmerà, chi nascerà da te sarà il Salvatore”.
La spiegazione è più misteriosa dell’annunzio, perché il traboccare dello Spirito in lei fino a renderla madre è inaudito, è umanamente senza senso, senza coerenza storica e senza confronto alcuno. Maria, ascoltando l’angelo che ribadisce la volontà dell’Altissimo, continua a non capire ma crede e questa fede nella volontà del Padre, nel disegno dell’Eterno è il principio dell’incarnazione. La Madonna vive finalmente la pienezza di grazia nella quale è stata concepita, dicendo all’angelo quel “Sì” pieno di fede che nella storia del mondo è uno dei consensi più fondamentali e più preziosi: “Si faccia di me secondo la tua parola”.
Non era mai accaduto che una creatura dicesse a Dio un “Fiat” come quello di Maria e non accadrà mai più, perché quel “Fiat” segna un momento nuovo, il momento nel quale tra i figli dell’uomo compare il Figlio di Dio e nella storia dell’umanità si fa presente colui che la salverà liberandola dal peccato, santificandola con la divina figliolanza e riconducendola alla gloria del cielo. Tutto questo per il “Fiat” pieno di fede di Maria.
Maria dunque ci appartiene, è presente nella storia dei salvati e non c’è redento che le sia estraneo, che non partecipi a quel “Fiat”, che non venga ricolmato di quella pienezza di grazia di cui la Madonna benedetta è partecipe per divina elargizione, ma di cui è certo maternamente prodiga verso tutti coloro che Cristo le ha affidato come figli.

“Beata te che hai creduto!”

Noi potremmo pensare che la maternità divina rapisse nell’estasi la Madonna, la facesse uscire dalla realtà e la calasse in sovrumani pensieri e in sovrumane profezie. Ma non è così: il Vangelo racconta che la Vergine annunziata, in gran fretta e con molta sollecitudine partì da Nazareth e andò a visitare la cugina Elisabetta. Questa frettolosità, questa sollecitudine, questa preoccupazione dell’aiuto da rendere è la prima reazione umana di Maria allo sconvolgente mistero che l’ha raggiunta e che porta nel segreto del cuore. Solo Dio sa che con Maria c’è ormai una parentela inesprimibile e abissale; è la Madre del suo Figlio.
Giungendo alla casa di Elisabetta avviene un prodigio: il Precursore, ancora nel grembo della madre, trasalendo di gioia, le fa capire ciò che sta avvenendo; Elisabetta dirà a Maria: “Beata te che hai creduto!” e il segreto della sua maternità, che è ancora conosciuto solo da Dio e da lei, diventa fecondo di una prima santificazione mirabile: quella di Giovanni nel seno di Elisabetta. Questa apostolicità della maternità di Maria, prima ancora che il Figlio nasca, dice molte cose, ma dice soprattutto una verità che è essenziale capire per misurare il mistero di Maria.
La Madonna è Madre del Figlio di Dio non per sé ma per il mondo, non per la sua gioia di madre ma per la gloria del Padre, per la rivelazione del Figlio, per l’effusione dello Spirito. È una maternità sconvolgente, nella quale i dinamismi umani della maternità sono reali e autentici, ma le dimensioni del mistero sono trascendenti e sovrumane.
Il mistero è grande, tanto che non sono mancati gli eretici a pensare che l’incarnazione fosse più un’apparenza che una realtà. Ma la Madonna è Madre di Gesù, quel Gesù che è apparso, che si è rivelato agli uomini, che è venuto a noi mandato dal Padre, che si è rivestito di umanità in condizioni passibili per poter morire e redimere il mondo.
“Beata te che hai creduto!”, esclamerà Elisabetta. Anche dopo le spiegazioni dell’angelo, la Madonna non capì, anche dopo le assicurazioni dell’angelo la Madonna non si rese conto del come e del quando. Fu travolta dal mistero, lo accettò con un sì pieno di abbandono, di fiducia, con la perfezione della fede.
E questo credere senza capire sarà una costante della sua vita e il dono della fede ricevuto da Maria in pienezza porta frutto in lei grazie alla sua fedeltà, alla sua corrispondenza, alla sua obbedienza e alla sua docilità. Vedremo come il Signore chieda a sua Madre una fede illimitata e perfetta, che rinuncia a capire e si abbandona alla beatitudine del credere.

“Beata te che hai creduto!”.

È una beatitudine sulla quale dobbiamo pensare un poco anche noi. La fede è un dono per la beatitudine, per la visione beatifica, per la gloria eterna. E allora perché la nostra fede ci condanna a tanta fatica, a tanti problemi, a tanti interrogativi, a tanti perché avvelenati dal dubbio? Perché anche in noi la fede non trabocca in beatitudine? Perché anche in noi la fede non diventa la sorgente della glorificazione della vita?
Il dono della fede è parente stretto della visione beatifica, ne è la vigilia, la premessa e nel nostro dinamismo spirituale non dovremmo mai perdere di vista che la fatica del credere ha come premio la beatitudine del vedere. Si capisce allora che chi si impegna a vivere la fede come atteggiamento contemplativo, non deve arrampicarsi per la strada dei dinamismi umani, ma deve abbandonarsi a quel “non capire” che fa dire: “Signore, so di credere in te e capirò quando tu vorrai”.
Ci saranno sprazzi di luce che ci aiuteranno a capire qualche cosa, qualche dettaglio, qualche bagliore dell’eternità attraverso la preghiera, la contemplazione, l’esempio della santità della Chiesa. Ma verrà il giorno in cui vedremo e, vedendo, naufragheremo anche noi nella beatitudine di Dio perché la vita sarà trasformata.
                                            
Card. Anastasio Ballestrero, arcivescovo di Torino


IMMAGINE: 1  L'Annunciazione, di G. Marghinotti, Parrocchia Ss. Annunciata, Cagliari
                     2  Quadro della Visitazione, nel Santuario di Ain-Karen (Palestina)
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2000-3
VISITA Nr.