SIAMO DEL SIGNORE
2 FEBBRAIO: Presentazione
di Gesù Bambino al Tempio
Sono passati 40 giorni dalla
solennità del Natale. La Chiesa è in festa perché
celebra il giorno in cui Maria e Giuseppe presentarono Gesù
al tempio.
Festa antichissima. Una pellegrina spagnola, di nome Egeria,
che ha lasciato il diario del suo pellegrinaggio in Terra Santa,
negli anni 381-383, parla della celebrazione di questa festa
a Gerusalemme, denominata Festa dellHypapante, cioè
dellIncontro (lincontro di Cristo con il tempio del
Padre suo e del piccolo resto di Israele, rappresentato
da Simeone e Anna).
Nellanno 542, limperatore Giustiniano introdusse
la festa del 2 febbraio in tutto lImpero di Oriente.
In Occidente la festa venne introdotta verso la metà del
VII secolo. A Roma la celebrazione eucaristica era preceduta
da una solenne processione verso il più grande santuario
dellUrbe, dedicato alla Madre di Dio, la Basilica di S.
Maria Maggiore. I fedeli portavano le fiaccole, con riferimento
alle parole del vecchio Simeone che vedeva nel bambino presentato
al tempio, la luce che avrebbe illuminato tutte le genti.
Celebriamo dunque questa festa nellatteggiamento di chi
sta per incontrare Cristo, luce del mondo, salvatore nostro.
Anche oggi lo incontriamo nellascolto della sua parola
e nellEucarestia.
Gli andiamo incontro con la nostra fede, simboleggiata dai ceri
accesi che i fedeli portavano in processione.
Giuseppe e Maria, sposi pii ed osservanti, non si sottraggono
alle leggi del loro popolo e portano al Tempio Gesù, perché
sia riscattato agli occhi del Signore. Ci danno lesempio
di una esemplare religiosità.
Maria tiene tra le braccia il bambino, Giuseppe porta lofferta
rituale: lofferta dei poveri, una coppia di tortore,
o di giovani colombi.
Al tempio avviene qualcosa di più che un semplice adempimento
della legge.
Ci viene insegnato il senso della vita:
apparteniamo a Dio
dobbiamo vivere per lui.
Cristo aveva già fatto il suo ingresso nel santuario del
suo corpo. Nella lettera agli ebrei leggiamo che entrando nel
mondo Cristo disse: Ecco io vengo, o Padre, per fare la
tua volontà.
Ora entra nel tempio di Gerusalemme per annunciare che la presenza
del Dio santo e salvatore, raggiunge la pienezza nel tempio della
sua persona che gli permetterà di essere insieme sacerdote
e vittima.
Tutta la vita di Cristo sarà un sì al Padre.
Il gesto di Maria che presenta Gesù al tempio, sta a significare
la sua intima partecipazione al mistero di salvezza operato da
Cristo, quale madre del servo sofferente di Jahwè.
Il vecchio Simeone le dice: E anche a te una spada trafiggerà
lanima.
Maria non vive solo unangoscia materna in anteprima, ma
ella stessa si offre a condividere la passione del suo figlio.
Come quella di Cristo, anche tutta la vita di Maria sarà
un sì a Dio.
Primo insegnamento della festa sarà dunque questo: sullesempio
di Cristo e di Maria, siamo chiamati a fare della nostra vita
un sì a Dio.
Scrive lapostolo: Fratelli vi esorto ad offrire i
vostri corpi come sacrificio vivente e gradito a Dio. Siamo
chiamati a vivere per il Signore tutte le attività della
nostra vita. Don Bosco diceva ai suoi ragazzi: Anche il
vostro studio diventa preghiera, se loffrite al Signore.
Questo vogliono significare quelle poche gocce dacqua che
il sacerdote, alloffertorio della messa, mette nel calice
insieme al vino dicendo: Lacqua unita al vino sia
segno della nostra umanità unita alla vita divina di colui
che ha voluto assumere la nostra natura umana. Lo presentiamo
a te perché diventi per noi bevanda di salvezza.
La presentazione al Tempio è loffertorio del sacrificio
compiuto sulla croce.
Un secondo insegnamento lo ricaviamo dalla figura di Simeone
che riconosce in Cristo il salvatore, la luce del mondo. Dice:
I miei occhi hanno visto la tua salvezza. Luce per illuminare
le genti.
S. Giovanni scriverà nel suo Vangelo: Veniva nel
mondo la luce vera, ma le tenebre non lhanno accolta.
Simeone è limmagine del credente che accoglie Cristo
come luce della sua vita. Lo riceve dalle mani di Maria che lo
porta, che è lostensorio della luce.
Che cosa vuol dire per noi accogliere Cristo come luce?
S. Francesco di Sales dice che dobbiamo, come Simeone, prendere
Cristo sulle nostre braccia, dopo averlo accettato nel cuore,
negli affetti, nel pensiero, vuol dire imitarlo nelle opere,
perché le braccia rappresentano le opere. E non
basta accoglierlo e tenerlo tutto per noi. Come Maria, dobbiamo,
a nostra volta, diventare ostensori di Cristo: Voi siete
la luce del mondo. La luce non è niente di per sé,
dipende in tutto dalla sua sorgente.
Propriamente parlando non si vede la luce, si vedono le cose
che essa illumina. I cristiani sono come la luce: sono niente
da soli: dipendono in tutto dalla loro sorgente di luce che è
Cristo. I cristiani la riflettono.
Senza la sorgente non potrebbero essere luminosi come
la luna non sarebbe luminosa senza il sole. Ma perché
la luce sia utile, non bisogna nasconderla: Non si accende
una lucerna per metterla sotto un secchio. Siamo piccole
povere lampade, ma Cristo vuole servirsi di noi.
Riassumiamo questi pensieri con la preghiera della liturgia allufficio
delle lodi:
Signore, che secondo la legge hai voluto essere presentato nel
Tempio di Gerusalemme, insegna a noi a offrirci con te nel sacrificio
della tua Chiesa.
Cristo Gesù, nostra gioia e salvezza, cercato e trovato
nella casa del Padre tuo da Simeone, uomo giusto, fa che
ti riconosciamo e ti incontriamo anche noi nelle membra sofferenti
della tua Chiesa.
Atteso dalle genti, la profetessa Anna parlava di te a tutti
coloro che aspettavano la redenzione di Israele, insegnaci ad
annunziare degnamente il tuo Vangelo.
Pietra angolare del Regno di Dio, posta come segno di contraddizione,
fa che gli uomini, vivendo nella fede e nella carità,
trovino in te la risurrezione e la vita.
Gianni
Sangalli sdb
Immagine:
GIOTTO: Presentazione di Gesù al Tempio,
Cappella degli Scrovegni, Padova
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2001-2
VISITA Nr. 