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    SPIRITUALITA' MARIANA -
  MARIA ACCOLTA IN CIELO DA GESU'

Maria accolta in cielo da Gesù - Il dogma visto con occhi cinesi


La Costituzione apostolica Munificentissimus Deus, con la quale il 1º novembre del 1950, Papa Pio XII definì il dogma dell’Assunzione di Maria, vede in questo dato di fede la conseguenza piena dei legami singolarissimi che stringono Maria a Gesù, suo Figlio. Maria è assunta in cielo, è accolta dal Figlio risorto e glorioso a quel “posto” che egli ha preparato a tutti i suoi discepoli, a tutti quelli che lo vogliono seguire. Prima di lasciare questo mondo, Gesù dice espressamente: “Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io” (Gv 14,2-3). È giusto che sua Madre, per l’intima unione con il Figlio e l’intensa partecipazione al suo mistero di salvezza, sia la prima ad essere assunta accanto a lui, la prima a partecipare alla sua gloria.

Per la cultura dell’Asia orientale e in particolare per i cinesi, l’annuncio di questo dato di fede non troverebbe, penso, grande difficoltà. Nell’etica cinese tradizionale, fedeltà (zhong), pietà filiale (xiao) e benevolenza (ren) sono i concetti fondamentali che tengono in armonia la relazione umana: nel piccolo cerchio della famiglia e poi, nella società, nello Stato e in tutto l’universo.
L’applicazione di questi princìpi determina il buon funzionamento della famiglia, dei sistemi sociali e politici. In particolare l’ideale della pietà filiale è radicata nel cuore e nella coscienza dei cinesi e degli asiatici. I riti di venerazione agli antenati, che non sono stati immediatamente compresi da tutti i missionari e che purtroppo hanno dato occasione a una controversia lunga un secolo e mezzo (dall’inizio del Seicento sino a 1742), scaturiscono dalla profonda pietà filiale dei cinesi verso i genitori e gli antenati.

La pietà filiale radice di tutte le virtù

Per Confucio, la pietà filiale è il punto iniziale del cammino verso l’integrità e la perfezione. La parola xiao appare, infatti, più di settanta volte negli Analecta di Confucio. Il Maestro è convinto che chi non pratica il xiao in famiglia, non è capace di praticare il zhong e il ren nelle relazioni umane fuori della famiglia. Il xiao non è l’adempimento di formalità o di doveri obbliganti, ma deve emergere dall’intimo del cuore, è l’espressione spontanea dell’amore e della riconoscenza.
Tra i classici della letteratura cinese, c’è il Libro della pietà filiale (Xiao Jing), composto probabilmente al tempo della dinastia Han (II-I sec. a.C.) da autore ignoto. Il libro inizia così: “La pietà filiale è la radice di tutte le virtù”.

Ogni cinese conosce sin dall’infanzia i 24 racconti edificanti della pietà filiale. È una raccolta di 24 esempi storici di persone che hanno praticato in modo esemplare il xiao verso i genitori, soprattutto verso la madre. Tra questi racconti, ve ne sono alcuni di persone che, sostenute dall’affetto materno, hanno ottenuto grande successo dopo dure prove; una volta raggiunta la gloria, esaltano la madre attribuendo a lei il merito più grande.
Nei catechismi cinesi, nei libri popolari di dottrina cristiana e nelle raffigurazioni artistiche l’assunzione di Maria è presentata comunemente come un incontro: Maria e Gesù. Maria è accolta nella gloria da Gesù. È il Figlio che accoglie la madre con gioia, venerazione e affetto.

In Paradiso saremo insieme

Una condivisione dalla mia esperienza personale. Provengo da una famiglia di tradizione buddista. Mio padre, da giovane studente, ha conosciuto alcuni missionari salesiani italiani e si è convertito al cristianesimo. Mia mamma è venuta a contatto con il cristianesimo attraverso il papà e ha ricevuto il battesimo pochi giorni prima del matrimonio, anzi, per essere più precisa, ha ricevuto cinque sacramenti in due settimane. Io sono stata battezzata da bambina. Quando avevo sei anni, mio nonno paterno morì, e morì buddista. A quel tempo mi era stato insegnato che soltanto chi ha ricevuto il battesimo può andare in paradiso. Nel lutto per il nonno, più della sua morte in sé, ero addolorata per il fatto che non era battezzato. Chiedevo con insistenza a mio padre: “È vero che in paradiso saremo pienamente felici?”; alla sua risposta affermativa, la mia incomprensione e confusione crebbero di più. “Ma come potrai essere felice in paradiso se il nonno non sarà con te? Come puoi avere felicità perfetta se tuo padre non gode con te?”. Alcuni anni dopo, anche mia nonna paterna si convertì al cristianesimo. Siamo stati noi a convincerla a iscriversi tra i catecumeni. Tra le motivazioni che le presentavamo, la più efficace era: “Nell’aldilà saremo insieme, non rischiamo di andare a due paradisi diversi”.

Certamente la maternità di Maria non è l’unico fondamento della sua assunzione e il rapporto fra Gesù e Maria è molto più della pietà filiale. Tuttavia questo forte senso di vincolo familiare permette ai popoli dell’Asia di pensare con molta naturalezza a Maria assunta nella gloria accanto a Gesù. La gloria del Figlio comprende la gloria della Madre. In questo senso l’assunzione di Maria ha una prospettiva cristologica molto marcata ed è bello pensare che l’amore tra madre e figlio è eterno, è più forte della morte, va oltre il tempo e lo spazio.

                                                                                                                       Maria Ko Ha Fong fma


      RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2010 - 8  
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