La vigilia dellEpifania del 1903, il Beato Michele Rua,
primo successore di Don Bosco, si presentava a Papa Leone XIII
per sottoporgli, a nome delle Famiglie di Don Bosco,
le felicitazioni per il Giubileo Pontificale, due album augurali
con 70 mila firme di allievi e allieve di SDB ed FMA, e unofferta
di 12.400 Lire. In quelloccasione, don Rua che aveva
raccolto il suggerimento di un gruppo di confratelli, capeggiati
da don Secondo Marchisio presentò al Papa anche
la richiesta di procedere alla Pontificia Incoronazione delleffigie
dellAusiliatrice e la domanda di dispensa dal secolo
di antichità (delleffigie), che era richiesto
dalla prassi per lincoronazione. Levento aggiungeva
don Rua sarebbe stato preceduto dal III Congresso Internazionale
Salesiano. Il Papa si mostrò felice e non ebbe difficoltà
ad assecondare ogni richiesta.
Il 17 febbraio
arrivava a Valdocco il Breve Pontificio, datato 13 febbraio.
Don Rua non poteva trattenere la sua gioia profonda. Scrivendo
ai Cooperatori salesiani, dopo aver ricordato lannunzio
più doloroso dato 15 anni prima per la morte di
Don Bosco, si mostrava felice di poter
comunicare
la notizia più bella e consolante che vi abbia mai
dato o possa darvi, dovessi pure rimanere lunghi anni sulla terra.
Dopo lannuncio,
concludeva: Per noi Maria SS. Ausiliatrice è tutto!
È essa che ispirò e guidò prodigiosamente
il nostro Don Bosco in tutte le sue grandi imprese; è
essa che continuò e continua tuttodì tale materna
assistenza sulle nostre opere, per cui possiamo ripetere con
Don Bosco che tutto ciò che abbiamo, lo dobbiamo a Maria
SS.ma Ausiliatrice. Ognuno fece del suo meglio per mobilitarsi
in onore della Madonna di Don Bosco.
Fra i collaboratori
di don Secondo Marchisio per la parte musicale, cè
anche il chierico Vincenzo Cimatti, oggi venerabile, che lavorò
per fornire alle feste un robusto organico di tenori e di bassi,
da lui preparati nella casa di Valsalice. La celebrazione si
svolse il 17 maggio, presenti i Cardinali Richelmy di Torino,
Ferrari di Milano, Svampa di Bologna e di 29 Vescovi guidati
da mons. Cagliero. Allultimo momento il Card. Sarto, di
Venezia, che di lì a poco sarebbe diventato Papa Pio X,
si scusò con telegramma di non poter partecipare.
Il Card. Legato
Richelmy, Arcivescovo di Torino, guardando alla Famiglia Salesiana
sparsa in ogni parte del mondo, espresse la speranza che essa
sia per dilatarsi ed estendersi per tutta la terra. Queste
speranze si compiranno perché tutto si ottiene dalla protezione
di Maria Ausiliatrice.
Grande protagonista dei preparativi
e della festa fu il Beato Michele Rua, che, in qualche momento non poté
resistere alla commozione travolgente. Intorno a lui, il popolo
di Torino partecipò in massa alla celebrazione (si parlò
di centomila persone, dentro e fuori della Basilica). Don Rua
descrisse levento così: In fine giunge quel
momento cotanto sospirato. S. E. il Cardinal Richelmy, Delegato
da S. S. a compiere la sacra cerimonia, prima in chiesa alla
taumaturga Immagine e poi nel piazzale sulla divota Statua,
impone
con mano tremante la gemmata corona sul capo della Vergine Ausiliatrice,
e con voce forte ma velata dalla commozione, dallalto del
palco, pronunziò le parole del rituale: Sicut te coronamus
in terris, ita a Christo coronari mereamur in coelis.
A quegli accenti
non è possibile frenare la pietà e lentusiasmo
dei fedeli che scoppia in fragorosi applausi (...) Che meraviglia
se a tale dimostrazione di fede, di pietà e di amore per
Maria, scorressero abbondanti le lacrime dagli occhi? Altro non
posso dirvi, poiché le parole non valgono ad esprimere
la gioia di quel momento, lestasi soavissima in cui tutti
i cuori sono assorti, il tumulto degli affetti, lardore
delle preghiere che sinnalzano alla dolcissima nostra Madre.
(...) Per dieci giorni furono continui pellegrinaggi dei divoti
che venivano anche da lontane regioni a venerare la Vergine incoronata.
(...) Pensai ai miei figli lontani, e mi venne spontaneo sul
labbro questo lamento: Oh! perché non mè
dato di vedere presenti a questo trionfo di Maria tutti quanti
i miei figli! (...) Ed anche qui io sento che mancherei ad un
sacro dovere, se non facessi notare che in queste nostre memorabili
solennità il nome di Maria Ausiliatrice andò sempre
unito a quello di Don Bosco, che con sacrifici inauditi innalzò
questo santuario, colla parola e con la penna si fece lapostolo
della sua divozione, e nella sua potentissima intercessione aveva
posto ogni fiducia.
Testimonia
don Melchiorre Marocco: Don Ubaldi ed io eravamo i preti
donore del Legato Pontificio, e quindi potemmo osservare
il contegno veramente estatico di don Rua, il quale, quando vide
posarsi sul capo del Bambino e della Madonna le sacre corone
per mano di Sua Eminenza, scoppiò in pianto dirotto, cosa
che ci meravigliò non poco, perché conoscevamo
la padronanza assoluta che egli aveva di se stesso.
Dopo lincoronazione
il culto dellAusiliatrice si accrebbe e si estese
immensamente nel mondo. Era quello che Don Rua voleva, a gloria
della Madre di Dio e a onore del suo fedel servo Don Bosco (Don
Eugenio Ceria).
P. L. CAMERONI / pcameroni@salesiani.it