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  24 MAGGIO: Festa di Maria Ausiliatrice
     
L'INCORONZIONE DELL'AUSILIATRICE


La vigilia dell’Epifania del 1903, il Beato Michele Rua, primo successore di Don Bosco, si presentava a Papa Leone XIII per sottoporgli, a nome delle “Famiglie di Don Bosco”, le felicitazioni per il Giubileo Pontificale, due album augurali con 70 mila firme di allievi e allieve di SDB ed FMA, e un’offerta di 12.400 Lire. In quell’occasione, don Rua – che aveva raccolto il suggerimento di un gruppo di confratelli, capeggiati da don Secondo Marchisio – presentò al Papa anche la richiesta di procedere alla Pontificia Incoronazione dell’effigie dell’Ausiliatrice e la domanda di dispensa dal “secolo di antichità” (dell’effigie), che era richiesto dalla prassi per l’incoronazione. L’evento – aggiungeva don Rua – sarebbe stato preceduto dal III Congresso Internazionale Salesiano. Il Papa si mostrò felice e non ebbe difficoltà ad assecondare ogni richiesta.

Il 17 febbraio arrivava a Valdocco il Breve Pontificio, datato 13 febbraio. Don Rua non poteva trattenere la sua gioia profonda. Scrivendo ai Cooperatori salesiani, dopo aver ricordato “l’annunzio più doloroso” dato 15 anni prima per la morte di Don Bosco, si mostrava felice di poter comunicare “la notizia più bella e consolante che vi abbia mai dato o possa darvi, dovessi pure rimanere lunghi anni sulla terra”.

Dopo l’annuncio, concludeva: “Per noi Maria SS. Ausiliatrice è tutto! È essa che ispirò e guidò prodigiosamente il nostro Don Bosco in tutte le sue grandi imprese; è essa che continuò e continua tuttodì tale materna assistenza sulle nostre opere, per cui possiamo ripetere con Don Bosco che tutto ciò che abbiamo, lo dobbiamo a Maria SS.ma Ausiliatrice”. Ognuno fece del suo meglio per mobilitarsi in onore della Madonna di Don Bosco.

Fra i collaboratori di don Secondo Marchisio per la parte musicale, c’è anche il chierico Vincenzo Cimatti, oggi venerabile, che lavorò per fornire alle feste un robusto organico di tenori e di bassi, da lui preparati nella casa di Valsalice. La celebrazione si svolse il 17 maggio, presenti i Cardinali Richelmy di Torino, Ferrari di Milano, Svampa di Bologna e di 29 Vescovi guidati da mons. Cagliero. All’ultimo momento il Card. Sarto, di Venezia, che di lì a poco sarebbe diventato Papa Pio X, si scusò con telegramma di non poter partecipare.

Il Card. Legato Richelmy, Arcivescovo di Torino, guardando alla Famiglia Salesiana sparsa in ogni parte del mondo, espresse la speranza che essa “sia per dilatarsi ed estendersi per tutta la terra. Queste speranze si compiranno perché tutto si ottiene dalla protezione di Maria Ausiliatrice”.

Grande protagonista dei preparativi e della festa fu il Beato Michele Rua, che, in qualche momento non poté resistere alla commozione travolgente. Intorno a lui, il popolo di Torino partecipò in massa alla celebrazione (si parlò di centomila persone, dentro e fuori della Basilica). Don Rua descrisse l’evento così: “In fine giunge quel momento cotanto sospirato. S. E. il Cardinal Richelmy, Delegato da S. S. a compiere la sacra cerimonia, prima in chiesa alla taumaturga Immagine e poi nel piazzale sulla divota Statua, impone con mano tremante la gemmata corona sul capo della Vergine Ausiliatrice, e con voce forte ma velata dalla commozione, dall’alto del palco, pronunziò le parole del rituale: Sicut te coronamus in terris, ita a Christo coronari mereamur in coelis.

A quegli accenti non è possibile frenare la pietà e l’entusiasmo dei fedeli che scoppia in fragorosi applausi (...) Che meraviglia se a tale dimostrazione di fede, di pietà e di amore per Maria, scorressero abbondanti le lacrime dagli occhi? Altro non posso dirvi, poiché le parole non valgono ad esprimere la gioia di quel momento, l’estasi soavissima in cui tutti i cuori sono assorti, il tumulto degli affetti, l’ardore delle preghiere che s’innalzano alla dolcissima nostra Madre. (...) Per dieci giorni furono continui pellegrinaggi dei divoti che venivano anche da lontane regioni a venerare la Vergine incoronata. (...) Pensai ai miei figli lontani, e mi venne spontaneo sul labbro questo lamento: Oh! perché non m’è dato di vedere presenti a questo trionfo di Maria tutti quanti i miei figli! (...) Ed anche qui io sento che mancherei ad un sacro dovere, se non facessi notare che in queste nostre memorabili solennità il nome di Maria Ausiliatrice andò sempre unito a quello di Don Bosco, che con sacrifici inauditi innalzò questo santuario, colla parola e con la penna si fece l’apostolo della sua divozione, e nella sua potentissima intercessione aveva posto ogni fiducia”.

Testimonia don Melchiorre Marocco: “Don Ubaldi ed io eravamo i preti d’onore del Legato Pontificio, e quindi potemmo osservare il contegno veramente estatico di don Rua, il quale, quando vide posarsi sul capo del Bambino e della Madonna le sacre corone per mano di Sua Eminenza, scoppiò in pianto dirotto, cosa che ci meravigliò non poco, perché conoscevamo la padronanza assoluta che egli aveva di se stesso”.

Dopo l’incoronazione “il culto dell’Ausiliatrice si accrebbe e si estese immensamente nel mondo. Era quello che Don Rua voleva, a gloria della Madre di Dio e a onore del suo fedel servo Don Bosco (Don Eugenio Ceria)”.

                                                                        
 P. L. CAMERONI / pcameroni@salesiani.it


IMMAGINI:
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Il Beato Michele Rua e la folla davanti alla Basilica nell'occasione dell'Incoronazione dell'Ausiliatice

         RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2010 - 5  
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