La Basilica
di Maria Ausiliatrice è una specie di libro di storia
ad immagini. Infatti, attraverso statue e quadri, racconta
diversi episodi della bimillenaria storia della Chiesa e della
santità cristiana. Proviamo a sfogliare questo libro per
vedere che cosa ci riserva. Scopriremo pagine veramente interessanti,
persino sorprendenti. Un capitolo più volte approfondito
in questo libro di storia è la battaglia di
Lepanto. È così chiamata dal nome di una cittadina
greca presso la quale si svolse uno scontro navale tra due imponenti
flotte, la prima cristiana e la seconda turco-musulmana, avvenuto
nel lontano 1571. Chi si avvicina alla Basilica dalla piazza,
alzando lo sguardo, vede, a sinistra della grande statua dorata
della Madonna collocata sulla cupola, la statua di un angelo.
Rappresenta lArcangelo Michele che sventola una bandiera
con la scritta Lepanto.
Tra le colonne
laterali della facciata un bel bassorilievo illustra il Papa
San Pio V che annuncia la vittoria della flotta cristiana, riportata
in quella memorabile battaglia. Appena si entra in Basilica,
volgendosi indietro, si può
ammirare un rosone
policromo rappresentante il monogramma di Maria con i simboli
della sua regalità che sovrastano un sole radioso sulle
acque: sono proprio le acque del mare dove si svolse la battaglia
di Lepanto.
Raggiunta la
zona centrale della chiesa, il pellegrino è portato spontaneamente
a sollevare la vista attratto dagli affreschi della cupola maggiore.
Nella parte della cupola che è di fronte al trono dellAusiliatrice
vi è un gruppo di angeli che sostengono un arazzo: esso
rappresenta la battaglia di Lepanto, accanto al quale stanno,
a destra, il Papa dellepoca, il già ricordato Pio
V, e i valorosi capitani delle armate cristiane. A San Pio V
sono dedicati pure un altare dietro quello maggiore ed una cappella
a sinistra del presbiterio. Insomma, tanta ricchezza iconografica
lascia intendere che la battaglia di Lepanto fu un avvenimento
di capitale importanza e che Pio V vi giocò un ruolo fondamentale.
Che cosa
accadde?
Era una giornata
autunnale del 1571, la domenica 7 ottobre, quando due giganti
militari si fronteggiarono. Da una parte lintera flotta
turca, la grande superpotenza dellepoca, disposta
a forma di mezzaluna, al centro della quale si trovava la nave
sultana, agli ordini del temibile ammiraglio Alì
Pascia, adornata da uno stendardo tutto verde, venuto dalla Mecca
e su cui era stato ricamato in oro per 28.900 volte il nome di
Allah; dallaltra, allineate come una croce, stavano più
di duecento navi, chiamate galee, dotate di cannoni e su cui
erano ospitati più di 80 mila persone: tutti cattolici,
ciurma ed ufficiali, avevano recitato il Rosario e molti di loro
si erano confessati e comunicati dai cappellani che li accompagnavano,
pronti a seguire gli ordini del loro comandante supremo, il fratello
dellimperatore Filippo II di Spagna, un giovane di 24 anni,
generoso e coraggioso, Giovanni dAustria.
Era un fervente
cristiano: non permise che a bordo salissero donne, con cui i
marinai potessero commettere azioni immorali. Per quei tempi
era una novità assoluta.
Tutti gli scontri militari, purtroppo, producono distruzione
e vittime. Anche quella sera, dopo cinque ore di battaglia, quando
si contarono morti e feriti, le perdite furono ingenti, da una
parte e dallaltra. Eppure, i cristiani esultarono perché
la flotta turca, nonostante la superiorità numerica e
la fama di invincibilità, era stata sbaragliata: sulla
nave ammiraglia dei turchi era stata ammainata la mezzaluna ed
issato il vessillo cristiano, un enorme stendardo blu con la
raffigurazione di Cristo in Croce. La vittoria militare che annientò
larmata navale turca fu ottenuta anche grazie alleroismo
dei soldati cristiani, come Sebastiano Venier che combatté
a capo scoperto e in pantofole.
A chi gli domandava
il motivo, rispondeva: Perché le pantofole fanno
migliore presa sulla coperta ed intanto, nonostante i suoi
75 anni, continuava ad imbracciare e a caricare la balestra.
Agostino Barbarigo, veneziano, per meglio dirigere le operazioni
si scoprì il capo, fino a quando una freccia nemica non
gli si inflisse nellocchio sinistro, provocandone, il giorno
dopo, la morte. Tra gli spagnoli, un soldato riportò serie
ferite ma sopravvisse. Ricordò quel giorno come il
più glorioso di tutto il secolo. Divenne uno scrittore
famoso: Cervantes, autore del celeberrimo Don Quijote.
La Lega Santa
Le navi cristiane
appartenevano a diversi stati dellEuropa del tempo: la
Spagna, la Repubblica di Venezia, lo Stato Pontificio ed altri
piccoli principati italiani. La coalizione si chiamava Lega
Santa ed era stata promossa e benedetta da Pio V, un santo
Papa che dormiva su un pagliericcio e digiunava frequentemente.
Pregava con grande fervore e non sopportava i favoritismi: quando
seppe che un suo parente, arruolato nelle milizie pontificie,
frequentava le prostitute, lo fece subito cacciare. Mentre gli
Stati europei sembravano superficialmente insensibili al pericolo
che li minacciava e continuavano a litigare tra loro, Pio V fu
lungimirante: senza la Lega Santa, lEuropa
sarebbe caduta sotto il giogo dei Turchi che, da più di
un secolo, ottenevano vittorie su vittorie a
scapito degli stati
cristiani ed imponevano la dura legge dellIslam. Dopo aver
conquistato Costantinopoli nel 1453, erano avanzati nellEuropa
orientale, giungendo fino alle porte di Vienna nel 1529. Dalluna
e dallaltra parte del Mediterraneo, insidiavano con le
loro navi e con i pirati loro alleati: ovunque arrivavano, erano
razzie, saccheggi, catture di schiavi, massacri, come quello
perpetuato ad Otranto in Puglia, 90 anni prima di Lepanto, e
dove ancora oggi si conservano le ossa di 800 martiri a cui fu
tagliata la testa. Di che cosa fossero capaci i Turchi, desiderosi
di sottomettere tutto il mondo cristiano, lo avevano fatto capire,
pochi mesi prima di Lepanto, a Farmagosta, una cittadina dellisola
di Cipro: al comandante veneziano che difendeva la fortezza,
furono tagliati naso ed orecchie, poi fu scorticato vivo, la
sua pelle divenne linvolucro di un fantoccio, esibito poi
come un trofeo. Dopo Lepanto, però, iniziò inesorabilmente
il declino dellImpero ottomano, che alla fine della prima
guerra mondiale scomparve dalla carta geopolitica del mondo.
Auxilium Christianorum
A quei tempi
le comunicazioni non erano rapidissime come oggi. La notizia
della vittoria della flotta cristiana fu annunciata al Papa due
settimane dopo. Il corriere veneziano arrivò di notte:
il Papa fu svegliato e disse: Nunc dimitte servum tuum in pace.
Si trattò di una conferma di quanto il santo Papa era
già venuto a conoscenza, in modo soprannaturale. Infatti,
nel pomeriggio del 7 ottobre, era in riunione con alcuni prelati.
Dimprovviso si alzò, si avvicinò alla finestra,
fissò lo sguardo in estasi, vide la Madonna e poi, tornando
al suo posto, disse: Non occupiamoci più di questi
affari, andiamo a ringraziare Dio. La flotta cristiana ha ottenuto
la vittoria.
Non ebbe dubbi:
lesito felice di quellevento che permise la salvezza
dellEuropa cristiana era stato ottenuto grazie allintercessione
della Vergine. Aveva mobilitato monasteri maschili e femminili,
indetto speciali preghiere e processioni, soprattutto aveva ordinato
la recita del Rosario per ottenere questa grazia: puntualmente
arrivò.
Volle pertanto
che nelle Litanie lauretane si aggiungesse il titolo Maria
Auxilium Christianorum ed istituì la festa della
Madonna delle Vittorie, che, poi, per decisione dei
suoi successori, è diventata la memoria liturgica della
Beata Vergine del Rosario celebrata la prima domenica
di ottobre.
Sì,
a Lepanto, in modo a noi misteriosamente ignoto, intervenne realmente
ed efficacemente la Madonna. Ne erano convinti anche i senatori
della Serenissima, la Repubblica di Venezia, che sul quadro affisso
nella sala delle loro adunanze, fecero scrivere queste parole:
Non virtus, non arma, non duces, sed Virgo Rosarii victores nos
fecit.