UN ANNO CON MARIA :
  PERCHE' CELEBRIAMO MARIA?

Nel Nicaragua, alla vigilia dell’Immacolata, si puliscono bene le case e poi si accendono fuochi nelle strade, si urla, si canta, si balla e ci si chiede a vicenda: “Chi è che ci dà tanta gioia?”. E si risponde: “L’Immacolata Concezione di Maria”.

Una festa che si celebra in tutta la Chiesa e in essa celebriamo Dio che ha colmato di grazie Maria fin dal seno materno: ha fatto sì che fosse salvata essendo concepita senza peccato. Per questo la chiamiamo: “L’Immacolata Concezione”. Vogliamo in lei celebrare le grandi opere di Dio.

Già nell’Antico Testamento si celebrava Dio come Salvatore, Liberatore, e Guida del suo popolo, e il suo grande perdono. Per questo c’erano le feste di Pasqua, di Pentecoste, delle Tende e del Grande Perdono o Kippur. La festa consisteva nel “fare memoria”, in senso ebraico, cioè attualizzare nell’oggi, per noi, quello che Dio aveva fatto un tempo.

L’atto di fede nella festa di Pasqua e di Pentecoste non diceva: “Dio ha liberato i nostri padri dall’Egitto”, ma “Ci ha liberati dall’Egitto”. Così non diciamo: Gesù duemila anni fa ha salvato chi viveva allora; ma diciamo: “Gesù ci ha salvati e riconciliati con il Padre”. Nelle feste e nelle celebrazioni sacramentali (per es. nel Battesimo) la storia della salvezza si attualizza, si celebra oggi, perché si realizza oggi. Il senso delle feste liturgiche risiede qui: l’attualizzazione per noi di eventi passati.

Ora, quando facciamo memoria degli eventi della nostra salvezza, noi ci incontriamo con Gesù, il Salvatore, l’unico Mediatore, ma ben sappiamo che non possiamo incontrare Gesù senza incontrarci con Maria. Ripercorrendo e attualizzando la storia della salvezza, che si è compiuta in Gesù, accanto a Gesù incontriamo e perciò veneriamo, rendiamo omaggio, alla Madre sua.

La memoria della salvezza, nelle feste di Maria, appare sempre unita ai fatti salvifici operati da Cristo. Per questo motivo, per celebrare la salvezza avuta in Cristo, noi celebriamo e festeggiamo Maria. Le feste di Maria hanno senso perché ci portano a Cristo Gesù, perché sono un incontro di salvezza con Gesù. E la dimostrazione più bella sta nel fatto che in ogni festa della Vergine, il punto centrale è sempre l’Eucaristia, che è il culmine dell’inno di ringraziamento più grande che noi possiamo elevare a Dio che ci ha salvati in Cristo.

Nel tempo di Avvento

Molte sono le feste di Maria celebrate da tutti i cristiani durante l’anno liturgico. Ma il tempo in cui il ricordo di Maria si fa più vivo è il tempo di Avvento e di Natale; è la festa dell’Immacolata Concezione, inoltre, che dà inizio a questo tempo, per eccellenza mariano. La pietà cristiana ha inventato il mese di Maggio per celebrare Maria, ma liturgicamente il vero mese mariano è quello che va dall’Immacolata all’Epifania, anzi, fino alla seconda domenica dopo l’Epifania, quando si legge il fatto di Cana.

Lo fa notare Paolo VI nella sua enciclica su “il culto di Maria”(nn. 3-5) che vogliamo parafrasare.

Con la Concezione Immacolata di Maria celebriamo anche, leggendo Isaia nei giorni precedenti, la preparazione radicale alla venuta del Salvatore e del felice esordio della Chiesa senza macchia e senza ruga. È infatti con Maria unita a Gesù che ha inizio la Chiesa. Ce lo ricorda in questa festa il prefazio, quella preghiera che precede immediatamente la parte centrale dell’Eucaristia.

L’Immacolata è perciò una festa di preparazione al Natale, ma non è l’unico ricordo di Maria. Chi vive questo periodo, anche con una presenza quotidiana all’Eucaristia, si accorgerà quante volte si passa da Maria a Gesù e da Gesù a Maria. Le due immagini sono strettamente unite.

Dal 17 al 24 dicembre, le preghiere della Messa e le letture sono un continuo ricordo della Annunciazione, cioè dell’Incarnazione del Figlio di Dio, e, leggendo i Vangeli dell’Infanzia secondo Matteo e Luca, Gesù, Maria e Giuseppe sono sempre davanti a noi.

Osservando Maria che attende il Figlio, dice Paolo VI, non possiamo non sentirci invitati ad assumerla come modello e a prepararci ad andare incontro al Salvatore che viene, vigilanti nell’attesa, esultanti nella lode.

Qui si nota come il culto della Vergine ha sempre come punto di riferimento Gesù: è il criterio per sapere se la mia devozione a Maria è corretta: se mi porta a Gesù, a fare dell’incontro con Gesù Eucaristia il centro della mia vita, allora la devozione a Maria è vera, perché raggiunge il suo scopo.

Nel tempo natalizio

Maria ci prepara al Natale e nel Natale è lei che ci presenta e ci dona Gesù nella celebrazione della Sua nascita. Il Natale è la festa del Signore che viene a noi; ma lo contempliamo così piccolo e come tutte le volte che vediamo un piccolo, cerchiamo la madre, così facciamo anche nel Natale e troviamo Maria. E allora, mentre celebriamo il Salvatore, veneriamo la Madre gloriosa. Segue, poi, la prima domenica dopo Natale, la festa della Sacra Famiglia. È una giornata assai bella per pensare alla nostra famiglia. In questo giorno non possiamo non osservare insieme al Figlio di Dio, fatto uomo, Maria e Giuseppe e non possiamo non sentire che la casa di Nazaret ci invita a meditare sul senso di comunione, di amicizia e di vero amore che c’è, o ci dovrebbe essere, nella nostra famiglia.

Quello che avviene nella casa di Nazaret è per noi modello di vita. Il giorno 29 dicembre ci ricorda Maria che si reca al Tempio: è Gesù che viene presentato e offerto al Padre, consacrato al Padre. È la Sacra Famiglia che vive la Legge del Signore. Il Vangelo per ben tre volte in poche righe ci dice che sono lì per adempiere la Legge del Signore. Per questo ubbidiscono a quel comandamento che dice: “Ogni primogenito sarà sacro al Signore”.

E poi Maria offre per la sua purificazione una copia di giovani colombi, l’offerta dei poveri. San Bernardo commenta:

“O Vergine Beata, non c’è alcun motivo; tu non hai davvero bisogno di purificazione”.

Maria si è sottomessa alla legge delle partorienti, lei la tutta Santa. Maria, di fronte alle altre donne partorienti, non voleva passare come una privilegiata; si è mischiata con le altre mamme ritualmente impure; come Gesù si mescolerà tra i peccatori e si presenterà a Giovanni per ricevere il Battesimo. C’è un senso di solidarietà nella Sacra Famiglia con il mondo in cui viviamo.

Il primo gennaio segue la solennità di “Maria, Madre di Dio”. È pure la giornata della pace. Celebrare la Maternità di Maria significa, dice Paolo VI, celebrare la parte che ha avuto Maria in questo mistero della salvezza: è per la sua maternità che abbiamo ricevuto Gesù, l’autore della vita, ed è altresì un giorno adatto per rinnovare l’adorazione del Principe della Pace, per riascoltare il lieto annuncio, dal momento che la lettura del Vangelo ci fa di nuovo contemplare i pastori che vanno alla grotta. Il primo gennaio è anche un giorno per implorare da Dio, con l’aiuto di Maria, Regina della Pace, il dono della pace.

Chi di noi non ne sente il bisogno? Celebrare con Gesù e Maria la giornata della pace significa sentirci impegnati ad essere costruttori di pace nell’ambiente in cui viviamo. Come cristiani dobbiamo ricevere da Maria e donare ai fratelli Gesù, la nostra pace.

Infine la festa dell’Epifania. Qui gli orizzonti si allargano, le letture bibliche della festa non solo ci presentano i tre Magi guidati dalla stella che vanno in cerca di Gesù, ma sono carovane immense che salgono a Gerusalemme, come dice il salmo responsoriale della festa, e tutti sono dirottati su Betlemme. È la festa dell’universalità della fede, è la festa della fraternità universale, è la festa missionaria per eccellenza. Ebbene in questa festa è sempre Maria che ci presenta Gesù e ci dice: “Se cercate lui, non potete incontrarvi con lui se non vi sentite fratelli e se non vi impegnate a vivere la fratellanza universale”.

Durante l’anno

Viste in questa prospettiva tutte le feste mariane sono un vero incontro con Gesù, un continuo richiamo a un impegno cristiano sociale e politico che porti alla comunione con tutti, e questo significa essere portatori di riconciliazione e di pace nella società. A tutto ciò tendono anche le altre feste che celebriamo durante l’anno.

Nella festa dell’Annunciazione, l’annuncio viene fatto a Maria, ma colui che viene annunciato è Gesù, per questo è bene chiamarla Annunciazione del Signore. La si potrebbe anche chiamare la festa del “sì”. Si celebra infatti il “sì” del Figlio che, entrando nel mondo, si offre al Padre per la nostra salvezza e del “sì” di Maria che accoglie la sua missione. Si tratta di vedere se quella festa è anche la festa del nostro “sì” alla volontà di Dio. Come cristiani siamo chiamati a una missione di bene nel mondo. Accogliamo, dunque, da Dio questa missione sigillandola con il nostro “sì”.

E infine, celebriamo la festa dell’Assunzione di Maria al cielo, e anche in questa festa non celebriamo solo Maria, ma celebriamo il Cristo risorto che associa al suo destino glorioso, al suo trionfo sulla morte, la Madre sua e dice a tutti noi qual è il nostro destino.
Sono molte le feste mariane, eppure non si contempla mai la Madre senza rivolgere la sguardo a Gesù, senza sentirci immersi nel mistero di Cristo che ci porta con la sua vita a capire il senso vero della nostra vita.

Il fatto che tutte queste feste abbiano il loro culmine nell’Eucaristia, è per tutti un richiamo ad essere costruttori di comunione nel mondo. Basta pensare a cosa Gesù fa in ogni celebrazione eucaristica; spezzando con noi il “suo pane”: vuole unirci tutti nella pace, ci chiama tutti a essere collaboratori suoi per un mondo di pace... Lasciamo che i suoi ideali diano senso alla nostra vita. La vita è bella quando ha un senso, ma il vero senso si trova soltanto in una sincera adesione a Gesù.

Preghiamo

Come sono belle le tue feste, Maria, sono davvero il momento privilegiato per un incontro con Gesù nell’Eucaristia. Sei tu che ci prendi per mano e ci conduci a Gesù. E poi le tue feste non si celebrano mai da soli, ci sono sempre tanti fratelli di fede e tu sei lì come la vera Madre della comunità.

Infine, in alcune in particolare, come in quella della Pace, ci fai guardare al mondo intero e al nostro impegno cristiano, sociale e politico. Il tuo cammino di fede poi ci aiuta a penetrare nel mistero di Cristo, ad ascoltare la sua parola, a contemplarlo, a imitarlo. Sì, ad imitarlo perché la vita cristiana è un guardare Cristo e viverlo nella nostra vita.

È questo che tu vuoi, Maria: ci vuoi vedere come tanti altri Gesù. Mamma, implora per noi il dono dello Spirito Santo, perché sia lui a fare di tutti noi un cuore solo e un’anima sola, cioè una vera fraternità, una vera comunità. È questo che ti chiediamo con insistenza: lo Spirito Santo ci renda davvero tutti fratelli. Amen!

                                                                       
D. Mario Galizzsdb


IMMAGINI:
© Andreas Lothar / In ogni celebrazione liturgica noi riviviamo i gesti di salvezza che Dio ha operato a nostro favore per mezzo di Gesù, il figlio della Vergine Maria.
2  Natività, Parrocchiale San Lorenzo, Giaveno (TO). / Nella festività del Natale, noi celebriamo la nascita del Salvatore, donato a noi per mezzo di Maria, colei che in tutta la Chiesa è venerata come la Vergine Madre.
3  © Elledici / Nino Musio / La liturgia della Chiesa manifesta gli eventi della salvezza che Gesù ha compiuto nella sua umanità per mezzo dei quali ha manifestato a noi la presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Tutta l’umanità di Gesù proviene da una donna, la fanciulla di Nazaret, come tutta la sua divinità è generata dal Padre.
© Elledici / Guido Lagna / Con Gesù e Maria, il cristiano vive la sua esistenza diffondendo il Vangelo della pace e della misericordia.
5  © Elledici / Guido Lagna / Tutte le Celebrazioni mariane sono inserite nell’Eucaristia perché la Chiesa vuole che i cristiani, vivendo la comunione con Cristo, siano costruttori di comunione nel mondo secondo lo spirito di servizio di Maria.

  

RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2006 - 10
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