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      GUARDANDO A MARIA

       24 maggio: Maria Ausiliarice

Don Bosco ci ha donato Maria come maestra, guida, modello a cui guardare per vivere con coerenza la nostra vita cristiana e la missione che Dio ci ha lasciato in consegna. Maria è per noi testimonianza dell’amore proveniente del Padre. Egli l’ha colmata di grazia, le ha affidato la missione di concepire Gesù e di donarlo al mondo. In un tempo in cui scarseggiano i segni di speranza o riesce difficile riconoscerli, guardando a lei, possiamo alimentare atteggiamenti che ci pongono dalla parte della vita e della speranza. Ne richiamo alcuni:

Ascolto.

Maria è donna in ascolto. La parola di Dio giunge a lei come il seme nella terra buona. E porta frutto.
L’esperienza dell’ascolto viene dal silenzio, condizione perché l’annuncio possa essere percepito e la vita trasfigurata. L’angelo rivolge a noi pure il saluto: pieno/piena di grazia, ossia amato/a da Dio. La grazia è radice della gioia, dell’amore che diventa sollecitudine per gli altri. L’ascolto della Parola è inseparabile dall’ascolto delle persone e della realtà. Si tratta di un unico movimento che porta a scoprire cosa Dio vuole oggi da me, cosa chiede alla comunità ecclesiale di cui faccio parte, in questo tempo particolare della storia. Siamo chiamati ad essere il grande orecchio che ascolta: la Parola di Dio e la parola degli uomini e delle donne di oggi, delle giovani e dei giovani, ossia le loro storie di vita per risvegliare in tutti la speranza che non delude. La nostra esistenza di cristiani adulti nella fede dovrebbe offrire loro questa testimonianza: tu sei amato/a da Dio, la tua vita è preziosa ai suoi occhi.

Incontro.

Nell’ascolto si realizza l’incontro: con Dio, con noi stessi, con gli altri. Per l’ascolto della Parola tutto in Maria tende dalla periferia verso il centro del suo essere abitato dallo Spirito e tutto diventa spazio per gli altri, specialmente per chi è nel bisogno.
Ognuno di noi e tutti insieme dobbiamo essere presenza premurosa in grado di ricevere e di donare, di creare comunione, intessere dialogo, suscitare vita. L’incontro vero diviene così benedizione.
Maria la riceve nell’incontro con Elisabetta, che la riconosce Madre del Signore. Ciascuno di noi, se ospita nel cuore la Parola, è portatore di benedizione là dove si trova: in famiglia, in comunità nei luoghi di lavoro e di missione.
Dobbiamo essere benedizione particolarmente per i giovani: ne hanno bisogno per crescere come persone ed essere in grado di donarla a loro volta.
Non ignoriamo le difficoltà del cammino. Come la strada per Ain Karim, anche la nostra non è pianeggiante. Conosciamo per esperienza le fatiche del dialogo. Sappiamo però che Maria ha percorso questo cammino ed è pronta ad aiutarci.
Uno scrittore di fede musulmana si è detto convinto che la Vergine può costituire un punto di incontro anche tra cristiani e islamici, che il dialogo può ricominciare a partire da lei.

Canto.

Nell’incontro ad Ain Karim sgorga il canto del Magnificat: lo sguardo di Dio sul mondo diventa lo sguardo stesso di Maria. Come Lei anche noi siamo chiamati a cantare il Magnificat. Non tanto proclamandolo a parole, ma assumendone la prospettiva.
La vita di famiglia, di gruppo, di comunità può essere letta e vissuta a partire da questo nuovo orizzonte. Se il cuore è abitato dalla speranza, è più facile scorgere i germogli del mondo nuovo presenti nei nostri ambienti. La maggiore sensibilità per i problemi della gente, l’impegno di solidarietà per gli altri sono un sicuro segno di speranza. La capacità di farci samaritani nei confronti di chi è stato lasciato ai bordi della strada è adesione alla prospettiva di Dio che sta dalla parte di chi è nel bisogno, dei poveri per donare loro dignità e gioia.


Dono.

L’ascolto della realtà è anche un vedere: ciò che c’è per riconoscerlo; ciò che manca per provvedere. A Cana Maria coglie ciò che manca perché la festa continui. E risponde con sollecitudine provocando Gesù ad anticipare la sua ora con il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino. Maria è madre premurosa, schierata dalla parte della vita. La genera, la promuove intervenendo in anticipo sui bisogni.
Nella Strenna di quest’anno il Rettor Maggiore indica gli impegni della Famiglia salesiana per collaborare a una cultura della vita. Tra gli altri, quello di promuovere con speranza la dignità e qualità di ogni vita, soprattutto la più debole, povera e indifesa.

Vogliamo accogliere queste indicazioni lasciandoci guidare dall’amore di Dio per la vita. Ci accompagna Maria: alla sua scuola troviamo il coraggio di educare, affrontando le sfide inedite del nostro tempo, soprattutto quelle relative alla bioetica, alla famiglia, alle relazioni tra persone e popoli, alla pace.

                                                        Suor Antonia Colombo
                               Madre Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice
                                                                       


IMMAGINI:
1  
Stemma di Maria Ausiliatrice / Basilica Maria A. Torino-Valdocco
 Alla scuola di Maria troviamo il coraggio per educare, affrontando le sfide
del nostro tempo.

         RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2007 - 5  
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