BEATA TE CHE HAI CREDUTO «La potenza dellAltissimo
ti coprirà con la sua ombra» (Lc 1,35). Così
disse lArcangelo Gabriele quando fu inviato da Dio, nel
piccolo villaggio di Nazareth, ad una fanciulla chiamata Maria.
Cosa comprese Maria di queste parole? A noi non solo paiono strane
(come può Dio, o meglio una sua facoltà, quella
della Sua potenza, avere unombra, ossia provenire da unentità
corporea?), ma addirittura oscure se non incomprensibili.
A dire il vero, questa frase è preceduta da unaltra
che la rende ancor più misteriosa: «Lo Spirito Santo
scenderà su di te». Cosa poté comprendere
Maria di questo Spirito Santo, quando solo più
tardi sarà rivelata la Sua presenza?
Ebbene, Maria era una figlia dIsraele, abituata al linguaggio
simbolico dellAntico Testamento che esprime per immagini
ed iperboli un contenuto che nessuna lingua di per sé
è in grado di spiegare: lazione di Dio nella storia
delluomo.
Per ogni Ebreo, fedele osservante dellAntica Alleanza,
lo Spirito Santo è lo Spirito di Yahvé. È
lo Spirito annunziato da Isaia
(11,1-6; 61,13) che riposerà sul Messia.
Questo Spirito è disceso su alcuni personaggi della Bibbia
e li ha investiti «della sua forza» (Gdc 6,34), si
è «impadronito di loro» (Gdc 14,19) e li «ha
riempiti» (Gn 41,38). Questa permanenza dello Spirito può
essere temporanea o stabile a seconda delle missioni che gli
uomini hanno da compiere. Lespressione usata dallArcangelo,
si rifà dunque agli antecedenti biblici e prepara a comprendere
«la potenza dellAltissimo ti coprirà con la
sua ombra».
Lombra che avvolgerà Maria richiama alla nube simbolo
della misteriosa presenza di Dio che seguì il suo popolo
nel deserto e poi «coprì il Tabernacolo della testimonianza
e la nube del Signore lo riempì. Mosé non osava
entrare nella tenda poiché la nube aveva ricoperto ogni
cosa e la maestà del Signore sfolgorava in ogni angolo
della tenda» (Es 40,32-33).
Gloria e nube non sono altro che Dio stesso: in una nube la gloria
di Yahvé apparve agli Israeliti nel deserto così
come in una nube aveva parlato a Mosé. Questa nube riapparirà
poi nel racconto della solennità per la dedicazione del
Tempio di Gerusalemme (1 Re 8,10-13), e ricomparirà sul
Tabor, al momento della Trasfigurazione di Gesù.
Con questo linguaggio di Spirito che riempie e nube
che avvolge, lAntico Testamento vuole comunicarci
lidea della vicinanza di Dio, una presenza misteriosa ma
certa, arcana eppur sicura.
Spirito (pneuma) e potenza (dynamis) esprimono i concetti di
forza sovrabbondante, straripante, che nulla può contenere
perché sovrumana, qualcosa che non rientra nellordine
della fisicità, ma della potenza dello spirito che piega
a sé la corporeità materiale della creazione.
Spirito e nube sono due espressioni di ununica realtà,
quella di Dio che inonda la creazione con la sua presenza provvidente
e amorosa. Sono termini che rivelano la presenza di Dio che accompagna
luomo nei sentieri del tempo.
Al momento dellAnnunciazione, questi termini mediano una
realtà che sconvolgerà la storia umana: Dio non
si renderà più presente mediante dei segni che
ne indicano la presenza, ma sarà Lui stesso a rendersi
presente. Lui, linvisibile, si renderà visibile;
Lui il puro spirito si manifesterà nella nostra carne;
Lui limmortale si farà, per noi, mortale.
Maria comprese che la «gloria di Yahvé che riempiva
il tabernacolo» ora si stava posando su di lei ed era in
lei. Era lannunzio di una festa misteriosa della Dedicazione
del Tempio che si stava compiendo nel suo seno come in un tempio
vivente. La gloria di Dio che avvolgeva tutta la tenda dellAlleanza,
tanto da impedire a Mosé dentrarvi, ora entra in
Maria ed impedisce a chiunque altro di accostarsi a lei e la
consacra quale vergine perenne per destinarla ad essere perpetuamente
madre di tutti i viventi in Cristo.
Questa presenza divina, che fin dalla sua infanzia Maria ha imparato
a venerare in un sol luogo della terra, il Santo dei Santi
del Tempio di Gerusalemme, là dove solo il Sommo Sacerdote
entrava una volta allanno, nel giorno dellEspiazione,
ora lArcangelo Gabriele lannunzia a lei, che dora
in poi, lavrebbe adorata in se stessa.
Maria apprende con queste parole non solo la sua maternità
verginale e il carattere messianico del Bambino, ma anche il
suo carattere divino.
La sua conoscenza dessere Madre di Dio è intuitiva
e diretta: Gesù non è per lei un uomo la cui divinità
si sarebbe affermata nel tempo, ma, fin dallorigine, è
luomo-Dio di cui lei scruterà il mistero con una
venerazione che cresce senza sosta.
È stato lo Spirito Santo che lha illuminata in questa
conoscenza e le ha fornito quella grazia necessaria alla sua
qualità di Madre di Dio, per cui il suo consenso non si
è basato su un equivoco ma su una certezza fondata sulla
sua fede. Per questo tutti i secoli lhan chiamata beata:
beata perché ha creduto e credendo ha conosciuto.
Giuseppe
Pelizza SDB RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2004-3 VISITA Nr. 
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